Mirco Dondi
Le denunce anonime nell'immediato dopoguerra
Studio di un campione
"l'impegno", a. XVI, n. 1, aprile 1996
© Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli.
È consentito l'utilizzo solo citando la fonte.
"Un punto considerabile in ogni buona legislazione è il determinare esattamente la credibilità dei
testimoni [...]. La vera misura della credibilità del testimone non è che l'interesse che egli ha di dire o di non dire
il vero".
Cesare Beccaria, "Dei delitti e delle pene"
Il problema dell'attribuzione
L'analisi dell'anonimato può aiutare a capire lo spirito con il quale molte persone vivono l'immediato
dopoguerra. Se nel conflitto è fondamentale la rivendicazione di un'azione, l'anonimato sembra essere, da
questo punto di vista, un fenomeno a rovescio. Più l'azione che si compie ha un risvolto pubblico, maggiore
può essere l'interesse a rivendicarne la
paternità1.
La denuncia anonima non è un'azione portata sino in fondo e perché, in parte, depotenziata
dall'assenza dell'autore e perché, in definitiva, si tratta soltanto di una segnalazione a cui può anche non seguire
nulla. Nell'anonimato è indubbiamente presente un elemento deideologizzante sebbene sia errato portare
allo stremo queste considerazioni per le denunce anonime del dopoguerra. Buona parte dei fenomeni
devianti accaduti nei mesi successivi alla Liberazione pongono il problema dell'attribuzione: si va dagli omicidi
di partigiani e fascisti restati oscuri, ai semplici delinquenti comuni che trovano comodo camuffarsi da politici.
Ragioni e tratti dell'anonimato
L'anonimato si può presentare come forma di protesta o di minaccia. Le nuove autorità alle quali
sono indirizzate le lettere assumono in questo contesto una funzione di filtro tra la "minaccia" contenuta
nel documento anonimo e il suo
destinatario2. L'autore non scrive e non minaccia direttamente la sua
vittima: indirizzando la sua segnalazione alle autorità appena costituite spera di ottenere, attraverso l'azione
di queste, il risultato atteso.
I casi che verranno presi in esame possono essere meglio comprensibili se riferiti a un ambito di protesta.
I denuncianti paiono scandalizzarsi per tutto ciò che presenta elementi di continuità con il passato: "È
permesso che questo losco figuro circoli ancora impunemente per la
città?"3.
Simili affermazioni costituiscono uno dei richiami più frequenti anche nelle denunce firmate inviate
da singoli cittadini. Si protesta perché non vengono arrestati personaggi ritenuti colpevoli, si protesta
perché noti fascisti sono diventati partigiani. Quasi mai vengono segnalate persone accusate di omicidio oppure
si forniscono indizi generici limitandosi a qualche allusione.
I riferimenti a situazioni patrimoniali e più in generale le tematiche legate a motivi economici coprono
uno spazio assai rilevante secondi soltanto alle denunce per attività fascista, anche se spesso compaiono
entrambi i motivi nelle segnalazioni.
L'attenzione dei singoli cittadini sugli illeciti arricchimenti dei denunciati è ricorrente sia nelle lettere
firmate che in quelle anonime a testimonianza di quanto potesse andare incontro alle aspettative della gente
la legge sull'avocazione dei profitti di guerra e di regime. In un momento in cui molte persone sono
relegate ai margini della sussistenza, lo sfoggio di ricchezza di improvvisati mercanti neri o di individui con
un passato compromettente balza facilmente agli occhi e infastidisce molti cittadini.
Si è trovato un caso nel quale la segnalazione anonima è confermata da un'altra denuncia
firmata4. Nelle due lettere si parla del burrascoso passato del fascista Lip., la denuncia firmata mette in luce specifiche colpe
del suo passato, quella anonima è in sé più inquietante perché muove un'accusa anche contro il nuovo
potere rendendo noto che Lip. "ha un protettore pseudo partigiano come tanti altri fascisti e così se ne
frega dell'epurazione".
Dunque più viene ritenuta pericolosa una denuncia e maggiori sono le ragioni che inducono
all'anonimato? Se la spiegazione può apparire plausibile per questo caso, è comunque indispensabile allargare l'angolo
di visuale.
Rivolgersi all'autorità costituita per ottenere giustizia è senz'altro indice di fiducia verso il sistema, ma
la rinuncia del denunciante ad identificarsi attenua fortemente questa prima impressione. È necessario
soffermarsi sull'eredità della guerra: la delazione era stata un'arma con la quale si era combattuta la guerra
civile e che ha contribuito a caratterizzare questo tipo di conflitto. La delazione ha ampliato le fila dei
belligeranti: accanto a quelli palesi ve n'erano altri che agivano in maniera
sotterranea5.
È opportuno ricordare che questo sistema informativo occulto è stata una fonte impiegata
prevalentemente dai nazifascisti. Soltanto nei primissimi tempi successivi alla Liberazione, Cln locali e formazioni
partigiane hanno visto ribaltarsi a loro favore la situazione delle segnalazioni anonime e non. Durante la
dominazione nazifascista le denunce, anche quando non erano anonime, rimanevano coperte da segreto di modo che
la cittadinanza non avrebbe potuto conoscerne gli autori anche se diversi di questi vennero identificati dopo
la Liberazione6.
Di fronte alla diffusione della pratica delatoria riesce difficile stabilire sino a che punto i
contemporanei ritenessero trasgressivo o illegale questo sistema. L'anonimato appare un fenomeno tristemente
fisiologico nel panorama di ferite materiali e di ferite morali, al pari di altri fenomeni come la prostituzione o il
mercato nero, quest'ultimo aspetto spesso correlato con le segnalazioni da parte di ignoti. Nei primi giorni di
transizione successivi alla Liberazione, la denuncia anonima è lo specchio del passato di fronte all'uscita
allo scoperto compiuta da molti con la pubblica adesione ai nuovi partiti. L'apertura di una fase nuova si
accompagna all'inevitabile senso di provvisorietà dei sistemi non ancora delineati con l'incertezza che
attraversa non soltanto le norme giuridiche, ma anche e soprattutto le norme sociali. Ecco allora che l'anonimato,
che si esprime in questo contesto, rispecchia fedelmente le correnti di malessere presenti nella società: un
passo avanti nel denunciare un presunto colpevole e un passo indietro quando si ritrae la mano, in una
soglia intermedia tra la vera denuncia e il silenzio. C'è la necessità di difendere una
privacy in passato troppe volte violata o sempre potenzialmente minata. Si avverte l'esigenza di difendere quello che resta della
propria posizione lavorativa: c'è paura nel denunciare i superiori o i colleghi per la necessità di conservare il
proprio posto di lavoro e per protrarre, nel peggiore dei casi, quell'insieme di relazioni sociali apparenti in
ambito lavorativo che determinano situazioni di comodo; per questo l'anonimato può essere assunto come
l'indicatore del livello di percezione del
rischio7.
La seconda ondata di denunce anonime, al servizio questa volta dell'antifascismo, è
l'esemplificazione della rottura dei legami della vita comunitaria.
L'anonimato del dopoguerra, apparentemente caratterizzato da spirito antifascista, esce da un magma
vociante che raccoglie illazioni su possibili colpevoli, ma è ancora l'identico sistema di chi si vorrebbe
combattere.
Questo tipo di segnalazioni, a differenza di quanto avveniva durante il conflitto, non è sollecitato
dalle autorità, che si limitano a registrare questa ondata di indicazioni. È lecito supporre che il denunciante
tema relativamente della propria incolumità, ma può temere anche un ritorno del fascismo: sa, perché lo vede
di persona, che ci sono fascisti pericolosi che restano in circolazione. Tutto questo si inserisce nel
retaggio della ventennale esperienza fascista di repressione del dissenso, dove poteva risultare pericoloso
denunciare piccoli e grandi personaggi apparentemente intoccabili. L'anonimo manifesta la sua debolezza,
si sottrae alle responsabilità che il proprio atto implica, rivela la sua difficoltà ad inserirsi pienamente
nelle nascenti aggregazioni collettive.
La denuncia anonima è un'arma che colpisce alla schiena e può essere un mezzo per combattere la
propria guerra privata dopo aver combattuto o cercato di sfuggire la guerra degli altri. L'insidia più grande
celata dietro la segnalazione anonima verte sulla natura del nemico, per cui è lecito domandarsi se la denuncia
è rivolta contro un nemico pubblico o contro un nemico privato.
È plausibile ritenere che la precisione e la quantità di eventi segnalati autorizzino a stabilire una relazione
di vicinanza tra denunciato e denunciante. L'individuo che viene denunciato può essere definito come il
nemico immediato, essendo questo individuo noto e visibile a chi inoltra la segnalazione, ma è più difficile
che questi sia anche uno dei personaggi maggiormente responsabili.
Nessun anonimo però fa aperta menzione degli eventuali soprusi che ebbe a subire da parte del
denunciato anche perché ciò potrebbe costituire un elemento per risalire all'autore.
La lunghezza media di queste denunce, tolte alcune eccezioni, si aggira attorno alle
centosessanta-duecento parole, necessarie per rendere noto il luogo dove è più facile rintracciare i segnalati e menzionare il tipo
di reati commessi. Curiosamente, in tutte le denunce esaminate, manca qualsiasi riferimento ai tratti
somatici dell'individuo segnalato.
Valore della denuncia anonima
Quale valore attribuivano le nuove autorità alla segnalazione anonima? Di fronte all'iniziale rilevanza
del fenomeno, contemporanea all'incertezza procedurale, questi segnali senza firma non vengono
ignorati8. Occorre sempre tener presente che le denunce anonime giungono ai comandi partigiani, ai Cln e alla
magistratura. Nei giorni immediatamente successivi alla Liberazione il potere dei comandi militari partigiani
comprende anche l'amministrazione della giustizia. Il Cln, organo di controllo e direzione dei comandi
militari, si occupa diffusamente dei problemi legati alla giustizia.
Si può presumere che ciascuno di questi tre poteri abbia una visione particolare circa le segnalazioni
anonime e che uno possa anche influenzare l'altro, ma quello che resta più evidente è la confusione che vige -
a livello di Cln - nella fase di accertamento indiziario. I dubbi di fatto (l'accertamento delle responsabilità
del segnalato) si aggiungono ai dubbi di diritto (come comportarsi di fronte a una denuncia anonima?).
Nel comunicato numero 1 della commissione provinciale di epurazione di Bologna si afferma in
proposito: "Nessuna informazione, scritto, comunicazione o documento anonimo potrà essere preso in
considerazione dalla commissione stessa anche a solo scopo
indicativo"9.
Gina Negrini, membro della Commissione comunale di epurazione di Bologna, nega che si prendessero
in considerazione denunce anonime, ma i documenti del Cln Emilia Romagna mostrano l'opposto.
Alcune delle lettere sopra descritte sono accompagnate da altri incartamenti che mostrano fasi successive
d'indagine, dunque, anche in caso di denuncia anonima, si esperiva la pratica, salvo archiviarla qualora non
fossero emersi fondati capi d'accusa10.
La legislazione dell'Italia repubblicana definisce chiaramente le caratteristiche della denuncia,
precisando che essa può anche non contenere l'indicazione dei testimoni e dell'autore del reato, ma deve sempre
consentire l'identificazione di chi la propone. Generalmente i sistemi democratici negano efficacia alla
denuncia anonima e alla delazione. Il tentativo di disciplinare la materia sull'anonimato da parte del Cln si
inserisce lungo questa linea, cercando così di non creare un clima da legge dei sospetti.
Considerazioni sulla scrittura dell'autore ignoto
L'analisi del linguaggio fornisce elementi rivelatori. La ricercatezza delle espressioni, l'uso di termini
letterari o viceversa errori ortografici e di sintassi possono essere indizi del livello culturale dell'autore e
della sua posizione sociale.
Ci sono inevitabili varianti che intervengono a frammentare immagini troppo lineari. A un livello
culturale elevato può non corrispondere sempre una posizione sociale elevata; può accadere inoltre che un
analfabeta o un individuo con una cultura minima chieda ad una persona più colta, di sua fiducia, di redigere la
lettera. È più frequente però che una persona di scarsa cultura si rivolga a un partito, all'Anpi o al Cln locale,
per stendere la sua denuncia. Soprattutto nel caso di una denuncia anonima, scrittore e denunciante
verrebbero a condividere lo stesso segreto e ciò costituisce un maggiore margine di rischio.
Più la lettera è lunga e maggiori sono gli elementi che indirettamente l'autore offre di sé.
Nel fondo del Clner sono pochissime le lettere telegrafiche; il livello massimo di stringatezza è raggiunto
da un signore che invia una cartolina postale di appena ventitré parole: "Spettabile comitato in via
Saragozza numero 49 c'è ancora a piede libero un repubblichino certo M[...] A[...] non lasciatelo ancora trionfare.
Un cittadino"11.
Gli elementi per identificare l'autore sono inesistenti, nulla trapela, nemmeno dai caratteri della
scrittura, dato che la cartolina è battuta a macchina. Quest'ultimo aspetto non azzera completamente gli indizi
sull'autore: in questo periodo sono pochissime le persone che possiedono una macchina per scrivere. Non è un
caso che vi siano diverse lettere scritte da impiegati (così si sono firmati infatti alcuni autori) redatte,
probabilmente, sul luogo di lavoro. È possibile rilevare una serie di
elementi anche dalla battitura a macchina: la capacità di tenere i margini indica se l'autore ha pratica del lavoro d'ufficio, lo stesso vale per i refusi o
le lettere ribattute che segnalano la scarsa o nulla dimestichezza e di riflesso segnali, seppur tenui, sulla
classe sociale e il lavoro degli autori.
Ci sono denunce dalle quali traspare istintività e virulenza. Decisamente interessante, in questo
contesto, una lettera del 30 agosto 1945, firmata "Un gruppo esercenti", battuta a macchina disordinatamente e con
il nastro rosso. Si segnala l'arricchimento dei "Signori Fratelli G [...] grazie all'opera dell'Onorevole
Arpinati che ha fatto scivolare nelle loro casse fior di
quattrini"12. Questa è l'unica denuncia dove il nome dei
segnalati è preceduto dal termine "signori", quando si parla di uno dei due fratelli lo si menziona con il titolo
acquisito di "cavaliere" così anche il nome del gerarca bolognese Arpinati è preceduto dal titolo onorifico
di "onorevole". Quest'uso dell'appellativo reverenziale appartiene ad una mentalità legata ad una deferenza
di tipo piccolo borghese. Viceversa in altre lettere gli scriventi svalutano volutamente i titoli delle persone
che denunciano. Ci sono denunce dove i gerarchi vengono nominati senza alcun appellativo o
addirittura volutamente sbeffeggiati.
In una denuncia, a firma "Uno dei compagni", si parla della "banda Arpinati", mentre nella segnalazione
di un anonimo centese, piuttosto precisa nella battitura, il nome di Italo Balbo è scritto a lettere
interamente minuscole13. Eppure nella lettera del "Gruppo esercenti" l'uso degli appellativi, indice della rispettabilità
di una persona, è in ineffabile coabitazione con la virulenza dei toni. La lettera, scritta in quindici
righe, presenta ben sei punti esclamativi usati impropriamente, seguiti dai punti di sospensione. Le sei
interiezioni corrispondono ad altrettante domande che imprimono allo scritto un tono stridulo e concitato. La lettera
è aderente a un codice espressivo orale, denotato dall'irrilevante numero di virgole: appena due in
quindici righe. Il discorso sembra non conoscere soste tant'è che alla fine di un periodo la frase successiva
comincia con la congiunzione "e", aspetto che rimane immutato anche nel
post scriptum.
Nella fattispecie questo "Gruppo esercenti" segnala i proprietari di una distilleria e della ditta Salus.
Quest'ultima, che aveva sede nel centro di Bologna, ricopriva un ruolo importante, essendo la fornitrice
di salumi e generi alimentari per i bottegai della città. Questa funzione aveva consentito alla ditta - secondo
le affermazioni dei denucianti - di essere al centro di traffici legati al mercato nero. Il tipo di
informazioni fornite rende probabile l'ipotesi che a scrivere la lettera sia stato proprio un gruppo di piccoli negozianti.
La firma
L'anonimato non è sempre totale. La firma, che talvolta viene apposta a conclusione della denuncia,
può portare in taluni casi a restringere la cerchia dei possibili autori. Si possono ritrovare casi di
anonimato minimo quando è circoscrivibile l'ambito al quale appartiene l'autore. È il caso della firma "Due
impiegati dell'Ufficio che desiderano restare anonimi per evitare eventuali
reazioni"14 palese esemplificazione di
paura ed incertezza circa la forma del sistema futuro. Perché allora, nonostante la paura, restringere
l'ambito dell'anonimato con il rischio di farsi identificare? In questo caso chi scrive ci tiene a dare credibilità alla
sua segnalazione, così i maggiori indizi che l'autore offre su di sé, come l'appartenenza allo stesso luogo
di lavoro, sono parte di un elemento probante, perché solo chi può ricoprire quella posizione - un collega
ad esempio - può dare quel tipo di informazioni.
Un tono di protesta e una dose di sarcasmo si trovano nella firma "Alcuni disoccupati ed entusiasti di
come detti fascistoni vengono... rispettati!". Si tratta della segnalazione al Comando dei partigiani di Pesaro
del domicilio di un bastonatore fascista, ma gli autori non si fanno illusioni sull'esito della loro denuncia -
da qui probabilmente la scelta dell'anonimato - concludendo il loro scritto con questo commento:
"Naturalmente sarà riassunto in comune... ove era impiegato avventizio! Evviva
l'epurazione!"15.
Una forma curiosa di anonimato, che si potrebbe definire temporanea, è rappresentata da questa
segnatura: "Quanto [sic] avrò denunciati tutti questi sciacalli e sarà fatta giustizia svelerò il mio nome".
Il tono di questa lettera è accorato e si tiene a precisare che ciò che viene segnalato "trattasi... della
pura verità
riscontrabilissima"16.
In questa lettera, accanto ad un presumibile sentimento di paura, traspare una netta sfiducia verso le
autorità locali tant'è che il denunciante, centese o ferrarese, rivolge la sua segnalazione a Bologna, specificando
che una simile denuncia a Cento non sarebbe stata presa in considerazione "per partigianeria o
campanilismo". È curioso notare inoltre come l'accusato, da galoppino di Italo Balbo, sembri essere passato nelle
file dell'antifascismo.
Denunciare chi agisce in un piccolo paese può non essere sempre conveniente, specie se il segnalato è
un carabiniere che si accusa di avere trafugato mobilio a fini di lucro da case bombardate. La posizione
politica del denunciato è mutata da quella fascista a quella di comunista e l'autore della denuncia sembra temere
che questa appartenenza di partito, unitamente alla divisa indossata, possano mettere il denunciato in una
posizione privilegiata. Così si firma "Un povero portavoce senza partito". La lettera, scritta correttamente
a macchina, contiene un termine che lascia presagire un ambiente preciso. L'incipit dello scritto "La
voce pubblica di Ravarino afferma" è quello di numerosissime relazioni dei carabinieri e il termine "voce
pubblica" è quasi esclusivamente usato in
quell'ambiente17.
Un altro tipo di segnatura che compare è "Uno dei compagni" termine che già compariva nell'incipit
della lettera "Cari
compagni"18. L'anonimato rimanda a una forma prepolitica e questo mezzo è di solito respinto
da chi vorrebbe vantare una coscienza politica. È tuttavia ancora presto perché si possa essere
formata un'altra mentalità (la lettera perviene al Clner il 23 agosto 1945). L'autore di questa denuncia scrive con
un carattere stampatello assai incerto, costellando il suo scritto di errori ortografici elementari.
Il denunciato, identificato soltanto come gestore di bar, è accusato di praticare il mercato nero e di
essere stato un picchiatore fascista. Sono fornite le generalità di alcuni testimoni, in modo che le autorità
possano raccogliere le informazioni, ma si tratta di un'ingenuità che permette un restringimento del
cerchio dell'anonimato.
Un discorso analogo sulla contraddizione dell'anonimato si può fare anche per chi si firma "Un
patriota interessato"19. È molto probabile che si tratti di un partigiano o comunque di una persona che ha
svolto attività antifascista. La contraddizione risiede nel fatto che una visione stereotipata degli eventi non
vorrebbe e non intenderebbe accettare che sia un patriota l'autore di una segnalazione anonima. Il livello
culturale è elevato, sono usati termini forensi nel giusto contesto e la scrittura a mano presenta un carattere
tipografico chiaro all'interno di una grafia ricercata. Il denunciato sarebbe coinvolto tra coloro che seviziarono
Tito Zaniboni, "presunto
attentatore"20 di Mussolini. Alte e generali le ragioni che portano alla denuncia:
"Bisogna punire i colpevoli poiché tali menti [...] non possono e non devono circolare fra quelle libere e
democratiche. Bisogna punire i colpevoli, raddrizzare le menti se si vuole una Italia libera e grande. L'epurazione
sia radicale e immediata".
Questi elementi sembrano non incontrarsi con un interesse personale eppure l'autore raccomanda che
"tale documento sia tenuto riservato e trasmesso
alle competenti
autorità"21.
Considerazioni in calce
Diversi elementi caratterizzano la denuncia anonima inviata alle autorità. Innanzitutto risulta ridotta la
portata intimidatoria rispetto alla lettera anonima di minaccia inviata direttamente alla persona che si
vuole colpire22. Dentro questo anonimato - che si può definire di protesta - esiste un contenuto sociale
riscontrabile, se non altro, nella segnalazione di mercanti neri che arrecano un danno immediato alla collettività.
La protesta da un lato esprime la fiducia e dall'altro un sentimento di giustizia che ognuno vorrebbe
vedere realizzato. Questi aspetti si inseriscono nel fenomeno più globale delle denunce alle
autorità23. È un momento di grande illusione, si pensa che la giustizia possa, d'un tratto, ripianare storture e soprusi durati
per anni. Ognuno sembra portare le sue storie di piccola prepotenza che arrivano a sconfinare in un
ambito privato: è il caso di una moglie che, per motivi restati oscuri, denuncia il
marito24. È come se tutto il
danno che un individuo ha dovuto subire dalla sfera pubblica possa d'incanto, con il cambiamento degli
equilibri di potere, ripianarsi o addirittura diventare beneficio proprio nell'ambito di quella sfera privata prima
travolta. Questo è l'elemento illusorio, utopico e individualista che permea questa fase storica dove
l'anonimato di protesta s'inserisce quale punto mediano tra funzione sociale e interesse personale.
Per quanto queste prime considerazioni possano apparire incomplete, si è comunque voluto sottolineare
la presenza di un fenomeno sinora non studiato che, per la sua singolarità e per i significati ai quali
rimanda, ha un valore di segno nel contesto dell'immediato dopoguerra.
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