Camasco 1943-45
Un paese valsesiano nelle pagine di un diario inedito*



Le pagine che seguono costituiscono un esempio interessante, non privo di un certo fascino, di quella che potremmo definire una vera e propria cronaca di guerra che si connota in modo alternativo rispetto a quella militare di tipo tradizionale.
La donna che annota scrupolosamente i fatti salienti che toccano Camasco e le frazioni circostanti dalla fine del 1943 al marzo 1945 è infatti parte dì quella popolazione civile, ma quanto mai in guerra, che, ad una attenta analisi del periodo resistenziale, va sempre più legittimandosi come protagonista a pieno titolo della lotta di liberazione a fianco dell'elemento militare in senso stretto.
Gli incendi, gli arresti, le fucilazioni, i momenti di paura e di terrore che con le squadre nazifasciste giungono nella zona di Camasco, diventano, nel diario di questa donna, non solo l'affresco di un periodo, ormai fine a se stesso, ma soprattutto pagine di Storia vera e propria con quanto di vitale essa possiede.
Ci si trova di fronte ad un momento di storia locale che propone l'esperienza di uno dei tanti paesi della nostra zona di fronte ad un fatto di portata nazionale: la lotta contro il fascismo e le truppe di occupazione, e lo propone attraverso una figura insolita, non di storico, ma di donna semplice che sigla un momento della sua vita profondamente condiviso con il suo paese.
L'abitato di Camasco ha vissuto intorno alla fine di dicembre 1943 momenti di intensa drammaticità.
La mattina del 30 dicembre 1943, infatti, avvertito dell'arrivo dei fascisti a Varallo, il distaccamento partigiano di Camasco, che contava una ventina di uomini, si appostò all'ingresso del paese. Verso le sedici del giorno stesso una trentina di soldati fascisti giunsero nella zona, dove vennero attaccati. Il reparto rinunciò al contrattacco e fuggì lasciando sul terreno un morto. Dopo circa mezz'ora tre fascisti tornarono sul luogo e, appostatisi presso il commilitone ucciso, aprirono il fuoco contro la postazione partigiana. Conseguenza della reazione del distaccamento fu la morte di tutti e tre i soldati. Al calare della notte un contingente fascista di duecento uomini risalì da Varallo verso Camasco; al distaccamento partigiano, notevolmente inferiore di numero, non rimase altra alternativa se non una ritirata strategica all'alpe Sacchi.
Ciò che seguì, oltre agli scontri a fuoco, è storia della popolazione di Camasco e delle frazioni circostanti che rinveniamo nella testimonianza scritta di Letizia Folghera che parte dalla battaglia cui si è accennato e, dopo una pausa di circa tre mesi, riprende, con brevi ma significative note, nel marzo 1944 per arrivare fino alle soglie della conclusione del conflitto.
Il diario sottolinea, con uno stile che ha unitamente i caratteri della cronaca giornalistica e della narrativa, le ore drammatiche della piccola valle di Camasco nell'incontro con le truppe nazifasciste e che la donna considera degno di ricordo perenne per i giovani.
È difficile segnalare momenti particolarmente significativi all'interno del diario, senza temere di alterare l'armonia complessiva dello scritto, il ritmo intenso e vitale che l'autrice, nata nel 1869, gli conferisce, per nulla scalfito dalle difficoltà grammaticali connesse alla realtà culturale della fine del secolo scorso. Vorremmo tuttavia sottolineare la dimensione drammatica in cui scorrono le ore degli abitanti di Camasco di fronte al fuoco che divora le case e le poche masserizie o nei momenti in cui l'intero paese è minacciato di fucilazione; il continuo andare col pensiero a Dio, visto come unica certezza, come sola speranza, quando ormai nulla è certo e sperare diventa sempre più superiore alle capacità degli esseri umani.
Degne di nota sono, inoltre, da un lato la figura del sacerdote, in questo caso, come in molti altri, unico mediatore fra la popolazione e i fascisti e, dall'altro le figure di coloro che, come collaboratori partigiani, subirono, spesso senza possibilità di difesa, la violenza del tentativo fascista di stroncare la guerra partigiana.
Riportiamo la testimonianza così come è scritta, certi che il suo valore risieda proprio nella sua immediatezza e spontaneità, nella testimonianza diretta di una cultura e di un modo di porsi di fronte ad un evento storico. (
g. m.)


1944 Il quarto anno di guerra
Il 1943 trenta dicembre1 fu stata una giornata triste molto triste fu stata la sparatoria proprio dietro la casina della fontana la metraglia si sentiva battere nei canali e nelle tole che faceva paura era un rumore continuo molto pauroso i partigiani anno uciso tre fascista e feriti diversi; e le anno preso un cambiun pieno di viveri e munisioni (lanno condotto a Camasco) la sera alle nove i fascista sono venuti a prendere i suoi morti prendere i resti che anno trovato uno era ireconoscibile tutto flagelato andato tutto a pessi sotto lo stradone nelle navette in facia la galona se le anno portati via nel suo cambion morti e feriti che erano stati portati all'ospedale di Varallo.
Al trentun dicembre ultimo giorno d'ell'ano sono date memorande questi fascisti sono tornati Camasco per vendicare i suoi morti anno dato il foto all'albergo Caula2 perche aspettava e dava damangiare i partegiani poi anno apicato il foco anche le altre case coperte a paglia fu un rogo solo e quai se portavano fori qualche cosa o andare spegnere il foco questi fasisti anno preso tutti i proprietarii li anno messi tutti in fila presso il muro della piazza litorio e loro tutti colla rivoltella in mano se si moveno gli sparavano giornate di terore fa radrisare i capelli a parlarne non pare vero pure e verità. e poi non basta volevano venire anche Rolate e Scolaro il nostro bon arciprete si amesso inginochio a suplicarli di non andare che era basta insomma a otenuto la gente di Rolate anno lavorato tutto il giorno portare fori la roba più necesaria primi i vestiti tutti anno svotato le case portato via nei campi nei prati e tante anno portato in chiesa di S. Stefano credo che giornate di terrore come queste non ne veranno piu. Fortuna che non e stato nesuna vitima poi anno preso vomini e donne li anno fatti salire in sul suo cambiun con loro e li anno condotti nel salone d'ell'albergo Ditalia Varallo li anno tenuti li un giorno e una notte sempre interogarli poi pasando dicevano fra pochi minuti sarete fucilati si po immaginare lo strazio di questa povera gente, Dio volle li anno poi lasiati venire casa sua: ma non avevano più ma un muchio di cenere e macerie la providensa a proveduto anche per questa povera gente: subito sono stati socorsi Dio vede Dio provede.
Uno solo non l'anno lasiato venire a casa il Caula Secondo l'anno tenuto ancora in oservazione come ostaggio poi l'anno mandato a Vercelli e gia un mese e mezzo che le là povero vomo chisà come sarà trattato. Unal'tra data ancora di ricordare il venttidue gennaio giorno di S. Gaudenzio la mattina pena all'alba tutti sentiamo un grande rumore, guardiamo erano sette dico 7 autubus pieni di tedeschi anno invaso campagna e strade; diversi si sono fermati al ponte del molino noi sentimmo colpi della malora anno aceso il foco sono andati prendere legna secca e dei ciuchi grossi sotto la nostra tettoia pareva un fallò. Sentendo questi colpi mio figlio Paolo a detto mi sfondano le mie porte sicuro della mia casa e ciò dicendo correva a vedere: rivato sul posto trovò due tre porte sfondati e avevano già messo tutto sosopra la sua roba che aveva portata giu per salvarla dal foco: come dicevano volevano bruciare anche Rolate, doveva fare la fine di Camasco. Tanti anno tirato dritto sono andati Camasco sfondare altre porte e fare tanti rubalizii: per al momento i piu protetti sono Costa Scolaro e Rolate.
Mi firmo Folghera Letizia
Nata l'anno 1969 (sic)
Scritto il 15 febbraio 1944.

l'anno 1944. memorie

8 Marzo rivato i fascisti a Varallo alleuna cioè unora dopo la mezanotte sono andati prendere un partegiano nel letto che dormiva e l'anno uciso. poi tante e tante cose d'altro che non posso spiegare. 8 Aprile la vigiglia della S. Pasqua sono rivati ancora qui a Camasco due cambion pieni di fascisti e un centinaio anno proseguito a piedi apena rivati anno dato ordine di sfonare le campane a storno per due ore per richiamare tutta la popolasione in torno a loro anno chiamato tutti anche gli vomini che lavoravano nei boschi per interogarli. Poi dicevano parlate se non parlate frà 10 minuti sarete fucilati: poi facevano il giro e dicevano ancora 5 minuti, ancora tre minuti ci siamo: tutta la popolasione si mise in ginochio fare l'atto di contrisione era giunta l'ora bambini e donne coi suoi picini in braccio che piangevano era una giornata di terore per tutta la popolasione Dio volle cera un bon dottore che risparmio la vita a tutti. Però il capo a dato ordine di bruciare la casa Galetti e sei baite al Corte. Poi a dato ordine a tutti gli vomini di andare sgombrare le sue case che fra mezora bruciavano i due paesi. Questa fu una giornata teribile di angoscia e di dolore tutti anno portato fori in campagna la roba piu necesaria vestiarii biancheria i letti materassi coperte cc. poi dopo mezzo giorno si mise a piovere pasiensa dicevamo e meglio bagnata che bruciata e stato finito non sono venuti la sera sono andati Varallo a svaligiare giu per la Mantegna poi sono andati al Varaletto anno bruciato la casa del Dionigi cioè della mamma del Ricardo, poi anno bruciato anche quella casa al Cchiossone della Maria Stragioti. Ai quatordici aprile sono tornati un centinaio apiedi alle cinque ore del matino erano gia qui a Camasco Crasie Iddio non anno fatto niente: sono sparsi cioè sono andati per le montagne un po di qua e un po di la in cerca di partigiani e non anno trovato nesuno la sua caccia fu vota.
15 aprile Varallo ne anno uciso 9 dietro al cimitero erano in un posso di sangue3.
il mese di luglio sono venuti due volte qui a camasco un plottone giorgiani4 e un plotone di fasisti. entrarono nelle case e facevano man bassa di ciò che gli venivano fra le mani.
Il tre settembre alle sei del matino si sono già trovati qui a spesionare in tutte le case parte una ottantina sono venuti su del molino - e parte anno infilato la strada di Camasco. anno messo so sopra tutto.
Alle 10 settembre sono sono venuti ancora una crossa squadra anno infilato la strada del molino e sono venuti qui rolate anno preso il Sereno e l'anno portato via con loro sino al molino poi forsa di suplicare che aveva tre bambini e la moglie Al'ospedale il comandante la l'asiato in liberta.
Il medesimo giorno Il Pio del molino era in campagna che prendeva delle mele l'anno portato via con loro. Sua sorella scalsa come si trovava corre a Morondo anotificarlo al nostro prete che si trovava colà per la festa. E subito il prete corre a gambe andò giù di là e li apresi al ponte di Morondo a suplicatto tanto tanto ma non a potuto otenere niente anno dovuto andare fino Varallo al comando poi forsa di suplicare coll'aiuto del prete l'anno lasciato in libertà.
17 settembre ancora e poi tutta la settimana di seguito duecentoquarantaquatro fasisti sono venuti e sono andati Ruse e alle Sache nelle montagne in cerca di partigiani anno preso il Gustavo per istrada che andava Ruse nel suo alpe non l'anno lasiato andare l'anno fermato poi disero desso venite con noi avevano due feriti in sieme la sera avevano fatto crossa l'otta uciso un partigiano in cima la colma di Ruse. abbiamo sentito da qui sparare. e una settimana che sono su ieri sera andavano giu tutti all'egri cantando contenti di aver fatto un buon bottino non gli manca niente questi bastioni Anno il presidio la Crosa anno sentito i reoplani Inglesi anno preso fieno in una casina far falò bruciare fieno fare chiarore: gli Inglesi per inganarli far vedere che erano partigiani.
Inglesi Americani anno sorvolato due ore sopra; poi coi paracaduti anno lasiato venire giù ogni ben di Dio tante casette di munizioni tanti vivari di ogni sorta per fino cicolatti e caramelle vestiarii damigiane di ollio e burro cc cc poi non sono mai contenti sono sempre in giro amasare gente sensa pietà. Ultimo genaio5 dopo mezzo giorno ne venuto su una grossa brigata anno piasato la metraglia su sotto i coppi al molino nella casa del Giuglio Caula e sono stati di vedetta tutta la notte: e nel cor della notte ne venuto su unaltra brigata il primo e il due febbraio non finiva più di rivare fascisti e tedeschi quarantasette sono venuti su dal molino qui a Rolate gli altri anno tirato diritto sono andati a Camasco erano cinquecento si sono sbandati un po da per tutto e tutti anno dovuto logiarli e fargli d'amangiare: anche qui a Rolate la sera del due febbraio sono venuti qui a cercare alogio venera un centinaio tutti anno dovuto ritirarli e darle coperte paglia cc. cc. cc. tutte le ville erano piene a Camasco anche la casa del nostro Arciprete tutte le case Corte Costa da per tutto era pieno zeppo zeppo Cera anche la brigata nera da Como : ma questa e partita gia nell'ostesso giorno: e gli altri il giorno dopo tre febbraio dopo mezzo giorno sono andati spandandosi un po di quà un po di là cioè parte anno pasato fori al Ranghetto e parte a Civiasco cc. cc. e con la neve alta: posiamo rincrasiare tanto il bon Dio che questi non anno fatto nesun male alla popolasione; anno fatto solo man bassa a diversi conigli e galine.
Questi si che sono ricordi che per i giovani saranno perenne.
Il 19 marzo un altra brigata sono venuti su aprendere su tutto il fil ferro spinoso ne anno fatto un crosso rottolo poi sono andati a Varallo fare trinceie.
Il 28 marzo sono venuti al cor della notte da mezza notte fino alle 4 del matino anno sempre viagiato 500 dico cinquecento fasisti e tedeschi qui non si sono fermati anno pasato fori il ranghetto e sono andati a Quarna e là anno fatto una grande strage di gente da ogni sesso6. Il dodici aprile sono tornati nel cor della notte unora dopo la mezza notte una settantina con nove muli questi erano giorgiani e fascisti anno fatto venire fori il prete dal letto a seguirli sono venuti qui Rolate chiamare il Cessare Caula alle due e si anno fatto compagnare cioè mandati avanti mostrargli la strada sino Noves e qualcuno fino Omegna poi li anno lasiati in libertà li anno mandati acasa e loro sono andati a seggare : là fino adesso non si sa cosa avranno fatto.


note