Philip Cooke

"Oggi in Italia"
La voce della verità e della pace nell'Italia della guerra fredda*



Nel dicembre del 1950 in Italia i radioascoltatori scoprirono l'esistenza di una nuova ed insolita trasmissione chiamata "Oggi in Italia". Il programma, trasmesso di sera, iniziava alle 22.30 con l'incipit musicale de "L'Inno dei Lavoratori" di Turati, seguito dai versi d'apertura de "L'Inno di Garibaldi". Proseguiva con quindici minuti di notiziario e informazioni culturali, a forte contenuto antigovernativo e pro Partito comunista. Nel 1950 i radioascoltatori erano già abituati ai programmi in lingua italiana trasmessi da Radio Mosca (iniziati nel 1936), ma "Oggi in Italia" rappresentava qualcosa di completamente diverso.
Il programma sembrava provenire dall'interno dell'Italia, ed era interamente dedicato alla discussione di avvenimenti in o attorno all'Italia. Radio Mosca, d'altra parte, era un veicolo di propaganda per il Partito comunista sovietico, concepito soprattutto per informare gli ascoltatori sulla vita nell'Unione Sovietica e, in misura minore, nel mondo intero.
Nel 1951 "Oggi in Italia" fu protratta a mezz'ora e trasmessa due volte (ma sempre di sera). Sabato, all'ora di pranzo, il programma comprendeva notizie sportive. Dato il tono fortemente polemico della trasmissione, non deve stupire che abbia presto attirato l'attenzione del governo democristiano in Italia, al quale la vittoria elettorale del 1948 aveva dato un enorme potere, compreso il controllo dell'emittente pubblica Rai. Nacque subito il sospetto che "Oggi in Italia" non fosse, come sembrava, trasmessa dall'Italia, ma che provenisse piuttosto dalla comunista Cecoslovacchia. Il Partito comunista italiano (Pci) aveva buone relazioni con l'omologo ceco (Ksc) e, per di più, tutti sapevano che molti ex partigiani comunisti, accusati nel dopoguerra di aver ucciso dei fascisti, erano scappati in Cecoslovacchia per sfuggire al procedimento penale. Questi partigiani, così si ipotizzava, c'entravano in qualche modo con le trasmissioni che rientravano in un patto di mutua assistenza Pci/Ksc.
Nell'agosto del 1951 il governo italiano era ormai convinto che il programma provenisse della Cecoslovacchia, tanto da inviare una formale lettera di protesta all'ambasciatore ceco a Roma. Questo fu il primo dei tre tentativi (il secondo è del 1954 e il terzo del 1958) di servirsi dei canali diplomatici per impedire la trasmissione del programma. Nessuno di questi tentativi ebbe successo, ma provano l'importanza che i cristiano democratici attribuivano a "Oggi in Italia" e i problemi che procurava loro. Il programma continuò ad essere trasmesso e cessò soltanto dopo l'invasione sovietica della Cecoslovacchia nel 1968.
"Oggi in Italia" ha ricevuto scarsa attenzione dagli studiosi. La casistica sulla radiodiffusione di solito la cita brevemente, e gli studi sul movimento comunista italiano ne accennano casualmente1. Questa apparente mancanza di interesse può essere attribuita all'assenza di una qualsiasi significativa documentazione d'archivio relativa al programma ed alla segretezza che lo circondava. Comunque, con la caduta del muro di Berlino nel 1989 e l'apertura agli studiosi di importanti archivi, la situazione è cambiata. Lavorando con l'archivista fiorentino Stefano Vitali, lo storico Giovanni De Luna ha potuto studiare, nel 1992, alcune trascrizioni del programma conservate negli archivi di Radio Praga. Egli allora presentò un'affascinante serie di programmi per Rai 3, che "riproducevano" alcune di quelle trasmissioni originali. Questi programmi di De Luna rappresentavano il preludio ad una monografia su Radio Praga e "Oggi in Italia", che non fu purtroppo realizzata2.
Recentemente, il sociologo italiano Rocco Turi ha dedicato una sezione del suo libro "Gladio Rossa" a "Oggi in Italia". L'analisi di Turi si basa su documenti studiati al Ministero italiano degli Affari esteri e ad un limitato numero di testimonianze orali. Il resoconto del Turi è indubbiamente ben documentato, ma presenta numerose lacune, sia riguardo ai documenti studiati, che al metodo impiegato. Soprattutto, la sua tesi centrale che la Cecoslovacchia fosse il centro nevralgico di una serie di complotti antidemocratici, culminanti nel rapimento e assassinio di Aldo Moro ad opera di terroristi che, a quanto pare, erano stati addestrati là da ex partigiani, non è per niente convincente3.
In questo articolo ricostruisco la storia di "Oggi in Italia" basandomi su materiali provenienti da archivi diversi, e più precisamente l'archivio della Radio ceca a Praga, l'archivio della sezione estera del Ksc, conservato all'Archivio centrale di Stato di Praga, l'Archivio centrale di Stato a Roma (Acs), e l'archivio del Pci, sempre a Roma4. L'articolo è inoltre suffragato da interviste fatte in Italia a persone che hanno lavorato al programma. Ad eccezione dei materiali trovati negli archivi della Radio ceca, studiati in precedenza da Vitali e De Luna, tutti i documenti sono originali.
L'idea di un programma radiofonico in italiano sembra essere nata dall'interno dello stesso Pci. Il partito, come ho già ricordato, aveva perso le elezioni politiche del 1948 ed aveva bisogno di un mezzo per diffondere i suoi messaggi sia ai fedeli del partito che ai potenziali futuri elettori. Al Pci era negato l'accesso ai canali della radio pubblica (e dalla metà circa degli anni cinquanta alla televisione di stato) e le disposizioni riguardanti le emittenti erano molto severe. Questo significava l'impossibilità di aprire proprie stazioni radio in Italia, così era necessario trovare all'estero qualche altra via di accesso alle onde radio.
Dal 1950 Radio Praga, seguendo il modello di Radio Mosca, stava già trasmettendo un regolare notiziario sulla vita e gli avvenimenti in Cecoslovacchia e c'era un sempre maggior numero di "emigranti politici", che conducevano vita da clandestini in questa patria e che avevano contato sul Pci per organizzare la loro fuga dall'Italia. Fu perciò un passo relativamente semplice creare una trasmissione indipendente in italiano, che avrebbe potuto occuparsi degli avvenimenti italiani dalla prospettiva del Pci. Inoltre Radio Europa libera aveva iniziato a trasmettere da Berlino, per cui qualsiasi mezzo di lotta era benvenuto.
Non vi è traccia di una lettera ufficiale tra Ksc e Pci sull'accordo per il programma e ciò potrebbe significare che, per mantenere la massima segretezza, la questione sia stata inizialmente discussa a voce tra i dirigenti dei due partiti. Per accrescere la sicurezza, tutti i partigiani che erano venuti a vivere clandestinamente in Cecoslovacchia adoperavano pseudonimi5. Il primo documento scritto che accenna a tale programma radiofonico è una "nota informativa" del novembre 1950 scritta da Luigi Amadesi, dirigente del Pci, molto vicino a Togliatti6. Nella nota, Amadesi afferma che i programmi sarebbero partiti a dicembre di quell'anno, che era stato fatto tutto il possibile per assicurarne la qualità e che avrebbero trattato "tutte le questioni della vita politica italiana".
Inizialmente lo staff di "Oggi in Italia" era composto da cinque persone: Francesco Moranino (Franco Moretti), Aroldo Tolomelli (Aldo Tognotti), Francesco Nulchis (Francesco Orsini), Bruno Montanari (Cesare Zerbini) e Vincenzo Guarisco (Guido Marinoni)7. Tutti e cinque erano ex partigiani fuggiti in Cecoslovacchia per evitare un procedimento giudiziario.
Moranino, che fungeva da capo di tutti i fuorusciti politici in Cecoslovacchia, era stato un comandante partigiano del Piemonte, diventato deputato del Pci dopo la guerra. Fu accusato di aver ordinato esecuzioni illegali di altri partigiani e di due delle loro mogli durante il periodo della lotta di Resistenza.
Tolomelli (attualmente vivente), che ha avuto per molti anni l'incarico di dirigere il programma, è della zona di Bologna; era stato anche lui un ex comandante partigiano e aveva lasciato l'Italia dopo i disordini seguiti all'attentato a Palmiro Togliatti nel luglio del 1948. Durante queste sollevazioni vi furono molte azioni violente e Tolomelli fu accusato di istigazione volontaria alla rivolta.
Nulchis era di Terni e fuggì dall'Italia in seguito all'accusa di aver illegalmente nascosto armi, riapparse durante le dimostrazioni anti Nato nel 19498. Montanari era modenese, mentre Guarisco era di Agrigento.
Nonostante le scarne informazioni disponibili sugli ultimi due personaggi, la composizione dello staff di "Oggi in Italia" in questa prima fase merita alcune osservazioni. Si è a lungo sostenuto che i partigiani che vivevano in Cecoslovacchia arrivassero soprattutto dell'Emilia-Romagna e fossero coinvolti nelle esecuzioni sommarie del dopoguerra. Tuttavia, per quanto riguarda "Oggi in Italia", c'è un ampio panorama geografico (dalla Sicilia al Piemonte) e diverse e svariate ragioni per fuggire dall'Italia.
Dei cinque che lavoravano per "Oggi in Italia" in questo primo periodo, Moranino aveva qualche esperienza giornalistica, ma l'impressione che se ne ricava è che in questa prima fase molto del lavoro fosse abbondantemente improvvisato. Poi, la nota di Amadesi indica che, non appena il gruppo avesse acquistato maggiore fiducia, si sarebbero potuti fare programmi più lunghi. In effetti, Tolomelli stesso ha descritto questo periodo iniziale come una "fase artigianale". Un'ulteriore prova dei modesti inizi di "Oggi in Italia" è contenuta in una lettera datata 5 marzo 1951, con la quale Moranino chiedeva che i cinque dipendenti (se stesso incluso) fossero pagati mensilmente, piuttosto che a giornata e che gli stessi fossero tutti classificati come "internisti" anziché "esternisti"9.
Salvo alcune varianti, i primi programmi di "Oggi in Italia" generalmente contenevano servizi di questo tipo: notizie di avvenimenti in Italia, un elemento culturale e un breve "aneddoto". La discussione delle notizie sull'Italia era di solito nella forma di una risposta polemica a notizie trasmesse prima dalla Rai10. Per esempio, un pezzo trasmesso il 3 gennaio 1951, iniziava così: "Ieri sera la Rai ha trasmesso un'intervista con alcuni dipendenti e col dirigente della Fiat dottor Valletta, facendo trarre all'interlocutore - come è ovvio - conclusioni idilliache". Il pezzo di "Oggi in Italia" suggeriva che il tanto decantato aumento di produttività fosse ottenuto elevando la velocità della catena di montaggio, senza aumentare con lo stesso ritmo il salario dei lavoratori. Veniva poi presentato un operaio della fabbrica Mirafiori, tale Alfonso Caprara. Lavorava ad un'enorme pressa dove doveva produrre tra i 1.700 e i 1.800 freni a disco al giorno, lavorando a un ritmo tale che gli impediva di andare al gabinetto, soffiarsi il naso e, cosa più grave, trascurando le norme basilari di sicurezza. "Oggi in Italia" prometteva di ritornare ancora sull'argomento nei giorni seguenti, allo scopo di documentare la "grandezza e miseria della Fiat, che Radio Roma, asservita agli interessi dei monopolisti italiani, ha volutamente taciuto".
Altre notizie discusse nei primi giorni del 1951 comprendevano, inter alia, il prossimo congresso del Pci, la tattica del braccio di ferro impiegata per frenare le dimostrazioni nel Mezzogiorno e la strategia del governo della Dc di trasformare l'isola d'Elba in un'oasi per turisti borghesi.
Le due figure più attaccate nelle prime trasmissioni furono il primo ministro Alcide De Gasperi e Mario Scelba, ministro dell'Interno, che era, ed era sempre stato, un personaggio particolarmente detestato. L' "aneddoto" del 21 febbraio 1951 rende l'idea. Un giorno Scelba e sua moglie andarono in gita in barca sul lago di Como, e furono colpiti dal maltempo. Il barcaiolo decise di chiedere aiuto e gridò verso la sponda: "Scelba, Scelba!". Sorpreso di sentire che a Cernobbio qualcuno avesse il suo stesso nome, il ministro chiese maggiori particolari: "Non è il suo nome - rispose il barcaiolo - gli hanno affibbiato questo soprannome perché è la più grande canaglia e il più gran mascalzone che abbiamo a Cernobbio11.
Dalla gratuita mancanza di tatto che caratterizza l'aneddoto di Scelba, si capisce che il governo Dc non avrebbe aspettato a lungo per intervenire nei confronti del programma.
Poiché inizialmente ignoravano che il programma fosse trasmesso dalla Cecoslovacchia, sembra siano stati fatti sforzi per scoraggiare i potenziali ascoltatori. Quindi, una breve parte della trasmissione del 1 febbraio 1951 descriveva il tentativo dei carabinieri di Forlì, sull'esempio dei loro colleghi di Cesena, di impedire l'ascolto del programma in un bar comunista. Questo portò a un'ondata di proteste e la strategia dei carabinieri alla fine fallì. Nell'agosto 1951 il governo Dc iniziò una campagna anti "Oggi in Italia" a mezzo stampa e radio. Il giornale "Il Popolo" riportava un pezzo in cui si sosteneva che "Oggi in Italia" aveva tentato di insinuare come Scelba fosse personalmente responsabile dell'incidente automobilistico che aveva gravemente ferito Palmiro Togliatti quell'estate. Nello stesso periodo sembra che le autorità avessero scoperto che la trasmissione proveniva dalla Cecoslovacchia, sebbene non fosse chiaro come avessero ottenuto l'informazione. Perciò, nel momento in cui si montava la campagna contro "Oggi in Italia" sui mezzi d'informazione, fu inviata all'ambasciata ceca di Roma una nota ufficiale di protesta.
La nota (che è riprodotta nell'appendice) accusava "Oggi in Italia" di denigrare la nazione italiana ed esprimeva indignazione per il fatto che i programmi sembravano provenire dall'Italia stessa, mentre in realtà, così si asseriva, provenivano dalla Cecoslovacchia. Il governo italiano chiedeva al governo ceco di fare tutti i passi necessari per sospendere le trasmissioni. La nota terminava con una serie di ipocrite espressioni diplomatiche di stima12.
La risposta dell'ambasciata ceca conteneva prevedibili osservazioni sulla libertà di parola e il diritto dei programmi radiofonici di denunciare il militarismo occidentale. Per di più, la veridicità delle affermazioni diffuse dal programma era confermata dalle numerose lettere di solidarietà che arrivavano dall'Italia. Dunque, non era necessario rivederne i contenuti poiché dicevano la verità. Era il governo italiano ad essere bugiardo. L'asserzione che i programmi fossero fatti in modo da apparire come trasmessi dall'Italia veniva seccamente smentita. Anzi, tutte le trasmissioni dalla Cecoslovacchia, tra cui "Oggi in Italia", contenevano precise indicazioni riguardo alla loro provenienza. Di nuovo la nota terminava con le solite ipocrite espressioni di stima.
Non sappiamo quale fu la reazione del governo italiano a questa risposta, ma sappiamo che la reazione del gruppo di "Oggi in Italia" fu di generale costernazione. L'intera premessa del programma, che provenisse dall'Italia e non vi fossero collegamenti al di fuori dell'Italia, era stata di colpo cancellata dell'ambasciatore ceco con l'ammissione che "Oggi in Italia" veniva trasmessa da Praga. La redazione di "Oggi in Italia" mandò una dettagliata lettera di protesta ai rappresentanti del Pci a Praga, che fu inoltrata da Bedrich Geminder, il collegamento all'interno del Ksc. Il Ksc tentò successivamente di districarsi sostenendo che la risposta del proprio ambasciatore era stata fraintesa.
Qualunque fossero le intenzioni dell'ambasciatore ceco a Roma, ad ogni modo la sua risposta sembrava aver spostato, per il momento, la tensione dal suo governo. A Roma, il governo Dc sembrava aver cambiato tattica dopo il 1951, concentrandosi su modi diversi per combattere "Oggi in Italia".
Il 13 aprile 1952 "Oggi in Italia" trasmise una notizia dal titolo "Verso le elezioni", che conteneva la registrazione audio di un discorso fatto da Albertino Masetti, segretario del Pci della regione Umbria. Il discorso condannò la "politica rovinosa del governo democristiano" responsabile dell'accresciuta miseria della popolazione umbra: la politica del governo aveva portato ad un drammatico aumento di disoccupazione e il complesso industriale "Terni" ora dava lavoro a dodicimila lavoratori contro i ventunmila di quattro anni prima. Non era migliore la condizione dei lavoratori agricoli sottoposti ad uno "sfruttamento bestiale" per mano dei locali proprietari terrieri, aiutati e sostenuti da polizia, governo democristiano, "alto clero" e "alcuni magistrati". Il giornale filogovernativo "Il Tempo" reagì prontamente alla trasmissione, accusando Masetti (fra gli altri) di usare le onde radio "per inoculare il veleno in centinaia di migliaia di ascoltatori nazionali e stranieri". La radio, continuava l'articolo, godeva di una "penetrazione capillare" di cui la stampa non poteva beneficiare. Quel che era peggio, non esisteva legislazione per impedire che i canali radio venissero usati per tali calunnie. L'articolo terminava chiedendo che fosse cambiata la legge, in modo tale da poter perseguire il Masetti e i suoi simili13.
Sebbene il giornalista de "Il Tempo" non ne fosse a conoscenza, l'articolo 269 del codice penale, concernente "attività anti-nazionale all'estero", poteva comprendere il reato commesso dal Masetti. Masetti fu debitamente "denunciato" al quartier generale della polizia di Terni il 10 maggio 1952. Al processo, nell'aprile del 1954, Masetti fu riconosciuto colpevole, condannato a cinque anni di "reclusione" e interdetto dai pubblici uffici per lo stesso periodo. La sentenza, pronunciata il 3 aprile, provocò una valanga di proteste da parte dei comunisti locali, uno dei quali accusò il giudice del processo, Raffaele Lener, di "apologia di fascismo". Nello scrivere la sentenza il giudice aveva precisato che l'articolo 269 del codice penale era stato introdotto durante il periodo fascista per "colpire la piaga del suo fuoriuscitismo [...] cioè l'attività di coloro che immigrati all'estero dopo l'instaurazione in Italia del regime fascista, infangarono ed infamarono la propria patria". L'accusa finì nel nulla. Masetti, comunque, si appellò e la sentenza fu poi ridotta dalla Corte d'appello, ma il tentativo di far arrivare la sua causa in Corte di cassazione non ebbe successo.
Il caso Masetti coincise con il periodo della cruciale campagna elettorale del 1953, che fu dominata dalla questione della "legge truffa". Il caso volle che, alla fine, "la legge truffa" non fosse applicata, ma con un margine davvero ristretto. "Oggi in Italia" era il primo radiogiornale ad annunciare in Italia che la "legge truffa" era stata sconfitta, in seguito ad una chiamata commossa alla sede a Praga da parte di un dirigente del Pci14.
Per tutto il tempo della campagna, "Oggi in Italia" condusse una implacabile guerra di propaganda per il Pci, e ci sono pochi dubbi sul fatto che la trasmissione sia stata un elemento rilevante, sebbene sia impossibile stabilire fino a che punto, per la sconfitta della "legge truffa". Alcuni segnali dell'importanza del programma si possono forse desumere dalla lettera, datata 15 giugno 1953, che Togliatti stesso inviò al Ksc: "Cari compagni. Desideriamo esprimervi la nostra soddisfazione e il nostro più sincero ringraziamento per il grande aiuto datoci per le regolari trasmissioni, largamente ascoltate in Italia, durante la campagna elettorale e particolarmente negli ultimi giorni. Voi avete così contribuito al nostro successo e vi preghiamo di ringraziare vivamente tutti i vostri collaboratori politici e tecnici che - lo sappiamo - senza badare a sacrifici, si sono assiduamente prodigati per assicurare la regolarità delle trasmissioni. Cordiali saluti"15.
Il 1953 vide anche la più grande amnistia del dopoguerra concessa a persone coinvolte in "crimini politici". L'amnistia portò ad una significativa riorganizzazione dei fuorusciti in Cecoslovacchia, compresi quelli che lavoravano alla radio.
Come abbiamo visto, la composizione del collettivo della radio, come veniva chiamato, comprendeva inizialmente cinque persone. Di queste, due furono trasferite quasi subito in altri paesi nel maggio 1951. Francesco Nulchis, la cui voce era decisamente adatta per la radio, fu trasferito in Ungheria, dove lavorò per molti anni a Radio Budapest. Vincenzo Guarisco si spostò in Polonia, a Radio Varsavia16. Sebbene non sia completamente chiaro quando incominciò a lavorare per "Oggi in Italia", Natale Burato a un certo punto raggiunse il gruppo all'inizio del 1951. Burato lavorò per "Oggi in Italia" sia come tecnico che come addetto alla produzione per vari anni, con una lunga parentesi provocata dal suo soggiorno a Mosca in quanto allievo alla scuola centrale di partito. Nel giugno del 1951 Antonio Natoli (Casoli) arrivò in Cecoslovacchia per unirsi alla redazione. Natoli era stato per un breve periodo in prigione a causa di un articolo pubblicato nel giornale "La Lotta", da lui diretto, ma quando arrivò non c'erano cause penali contro di lui17. Natoli è, quindi, il primo esempio di un giornalista esperto mandato dal Pci per lavorare a "Oggi in Italia". Altri sarebbero seguiti18. La nomina di Natoli sta ad indicare che il Pci teneva in gran conto "Oggi in Italia" e il suo contributo alla lotta politica del tempo.
Nel 1954, complessivamente, erano quindici le persone che lavoravano per Radio Praga e "Oggi in Italia"19. I tre fuorusciti politici che lavoravano per Radio Praga erano, come già detto, Natale Burato insieme a Giulio Paggio ed un modenese, Armando Ribaldi. I dodici che lavoravano per "Oggi in Italia" erano: Aroldo Tolomelli, Enzo Biondi, Bruno Montanari, Yvonne Amici, Felice Angelini, Fausto Govoni, Alessandro Pecorari, Sergio Cecchini e Paola Bertelli (marito e moglie), Antonio Natoli, Martino Silvestri e Maria Silvestri. In questo periodo, Tolomelli era stabilmente il direttore del programma. È da notare che egli non beneficiò dell'amnistia del 1953, poiché il suo "crimine" era stato commesso nel 1948. Enzo Biondi era stato uno degli insegnanti alla scuola di partito nel 1952 e perciò aveva, chiaramente, un discreto livello di educazione. Fu accusato di aver preso parte all'uccisione di sette membri della stessa famiglia, azione questa considerata tra i "delitti comuni" e di conseguenza non coperta dall'amnistia. Gli altri, Montanari, Amici, Angelini, Pecorari e Natoli, erano arrivati tutti in Cecoslovacchia tra il 1949 e il 1951. Ad eccezione del Natoli non vi sono al momento notizie sulle ragioni della loro fuga in Cecoslovacchia. Le due coppie, comunque, arrivarono nel 1954 ed è probabile che siano state mandate dal Pci e che nei loro confronti non vi fossero imputazioni20. Dal 1954 "Oggi in Italia" poteva essere ascoltata non meno di otto volte al giorno. Da quell'anno, un volantino distribuito gratuitamente tra i membri del Pci, richiamava gli ascoltatori offrendo "un'informazione radiofonica seria e obiettiva", che trattava i principali avvenimenti nazionali e internazionali, gli ultimi scandali del governo, la vita economica del paese, e tutto ciò che c'era di buono e di cattivo in Italia, da "Roma al più sperduto comune di montagna". Accanto al notiziario c'era una serie di servizi speciali come il commento di Alberto Clerici, "la voce delle fabbriche", "la donna italiana", e "il museo degli scandali"21.
Nel febbraio del 1954 il governo italiano spedì una seconda nota di protesta all'ambasciata ceca a Roma22. In questa occasione le autorità ceche presero molto seriamente la situazione e fu organizzato un incontro tra Moranino ed un rappresentante della sezione esteri del Pci23. Nella riunione si affrontarono molti problemi riguardanti gli italiani che vivevano clandestinamente in Cecoslovacchia, ma la prima voce in agenda era "Oggi in Italia". Secondo un documento preparato prima dell'incontro, "Oggi in Italia" rappresentava un "ostacolo concreto" (konkretní prekážkou) per lo sviluppo delle relazioni fra l'Italia e la Cecoslovacchia24. Fu proposto perciò di ridurre gradualmente il numero delle trasmissioni e modificare la natura dei programmi, con maggiori riferimenti alla vita in Cecoslovacchia. "Italia A" (così ci si riferiva a Radio Praga) avrebbe incorporato le frequenze e i tempi di trasmissione che si rendevano disponibili con questa operazione. Spettava agli italiani decidere se questo era il momento migliore di abolire "Oggi in Italia" e fonderla con Radio Praga. Se, d'altra parte, il Pci avesse voluto mantenere il programma, avrebbero dovuto organizzarsi per mandare in onda la trasmissione da un altro paese del blocco orientale. Una tale mossa avrebbe potuto diminuire gli effetti di qualsiasi propaganda e misura anti ceca dell'Italia. Non abbiamo una documentazione sull'esito della riunione. Comunque, dopo l'incontro, Moranino viaggiò tra Budapest e Bucarest, perciò la proposta di dare in appalto la trasmissione potrebbe essere stata presa molto seriamente. Alla fine, tuttavia, le proposte fatte dal Ksc pare non fossero approdate a nulla. Moranino e il Pci, comunque, sembra avessero accettato di attenuare gli attacchi a livello personale. Ad ogni modo, la comunicazione dell'ambasciata ceca del 9 dicembre 1954 in risposta alla nota di protesta di febbraio, dichiarava che i cechi disapprovavano gli attacchi personali e intendevano collaborare in particolare su questo aspetto. Questa posizione fu accettata dal governo italiano e la campagna contro la Cecoslovacchia cessò.
Durante il periodo che va dalla fine del 1954 al 1958, "Oggi in Italia" sembra aver goduto di un periodo di stabilità. Troviamo una serie di illuminanti notizie per capire il percorso intrapreso da "Oggi in Italia" in questo periodo, in una lettera scritta da Antonio Natoli. Natoli era tornato in Italia nel 1957 e la lettera era indirizzata a Renato Mieli e Giulio Pastore, entrambi membri del Pci di grado elevato, responsabili degli affari esteri25.
In questo periodo "Oggi in Italia" trasmetteva otto volte al giorno e ogni programma aveva la durata di mezz'ora. Di questi otto programmi, cinque erano trasmessi in onde medie (alle 19.00, 20.22, 20.30, 22.00 e 23.30) e tre in onde corte (7.30, 12.45, 17.30). La redazione era costituita da undici persone. Il programma in onde medie era sempre diverso. Le informazioni per i programmi arrivavano all'incirca mezz'ora prima del programma stesso ma, sovente, solo pochi minuti prima o addirittura durante il programma stesso. La fonte principale d'informazione, per gli affari italiani, era il collegamento telefonico con la "sede centrale" (probabilmente si riferisce alla sede centrale del Pci in via delle Botteghe oscure a Roma). Per questioni internazionali si servivano di Radio Londra, Radio Mosca e di corrispondenti a Berlino e in altri "paesi socialisti". Due fra gli undici membri della redazione ascoltavano e traducevano. Altre fonti erano i giornali (con "L'Unità", che arrivava tre giorni dopo la pubblicazione) e documenti di partito. Natoli notava che i mezzi di informazione utilizzati dalla "redazione" non erano soddisfacenti; il problema maggiore era quindi rappresentato dalla mancanza di immediatezza.
Natoli continuava poi parlando dell'entità con la quale il programma era seguito. Sebbene sulla questione non esistesse una ricerca sistematica, Natoli era in grado di fornire vari pezzi d'informazione. La radio ceca riceveva dall'Italia tra le 1.000-1.500 lettere al mese e circa la metà di queste indirizzate a "Oggi in Italia", che chiedevano maggiori informazioni sull'Italia oltre a programmi più lunghi. I compagni raccontavano come il programma fosse seguito in tutta Italia, ma specialmente al Sud e nelle campagne del Centro e del Nord Italia. Sovente, il programma fu trasmesso in "luoghi di pubblico ritrovo". Natoli osservava, soprattutto, che "Oggi in Italia" fu ascoltata nei luoghi in cui la propaganda del partito non arrivava o arrivava tardi. Che l'indice d'ascolto del programma rappresentasse un problema assai serio per il governo italiano, fu dimostrato dai costosi tentativi per bloccare la diffusione in onde medie nell'area di Roma (con il progetto di estendere il blocco all'Emilia-Romagna). Di conseguenza, Natoli era in grado di sostenere che "Oggi in Italia" era un "valido strumento di propaganda che va seguito e potenziato". Tuttavia, tra il gruppo di "Oggi in Italia" il morale era basso e la domanda più ricorrente era: "Il P[artito] s'interessa realmente di questo strumento o semplicemente 'lascia correre'?". Allo scopo di mantenere e migliorare "Oggi in Italia" Natoli diede una serie di suggerimenti, il più significativo dei quali era la proposta di istituire a Roma un'unità dedicata in modo specifico a procurare contenuti per "Oggi in Italia". Sappiamo che questa unità alla fine fu costituita ed era diretta, negli anni sessanta, da Sandro Curzi26. Natoli terminava la sua relazione chiedendo di porre molta attenzione alla situazione personale dei membri della redazione di "Oggi in Italia". Alcuni di loro erano lontani dall'Italia da ben sette anni e Natoli chiese al partito di organizzare delle visite di famigliari, nei limiti delle possibilità finanziarie.
L'affermazione del Natoli, secondo il quale il governo italiano continuava a valutare molto seriamente "Oggi in Italia", è ulteriormente comprovata dagli avvenimenti del 1958. Questo era l'anno delle terze elezioni del dopoguerra, come abbiamo già visto e, in questi momenti, "Oggi in Italia" diventava uno strumento particolarmente utile per il Pci.
Il 23 marzo 1958 il ministro italiano degli Affari esteri consegnò una lettera ufficiale di protesta27. Inoltre negò agli italiani il permesso di andare in Cecoslovacchia e ai cechi di venire in Italia. Gli avvenimenti sportivi fissati in calendario fra i due paesi furono cancellati e furono introdotte limitazioni nelle importazioni. Queste risultavano particolarmente efficaci poiché l'Italia era uno dei principali paesi in cui la Cecoslovacchia esportava i suoi oggetti di cristallo. Un'ulteriore misura fu presa dalle autorità italiane impedendo al nuovo ambasciatore ceco in Italia di occupare la sede. Per mantenere alta la pressione, il 29 ottobre 1958, Amintore Fanfani, alla Camera dei deputati, fece un discorso in cui alluse alla restrizione dei visti e ai tentativi di estradare Moranino28.
Il 7 novembre 1958 l'ambasciatore italiano in Cecoslovacchia, Silvestrelli, andò a trovare Hájek del Ksc, che lo accolse cordialmente, informandolo che sarebbe seguito un altro incontro a breve, e gli chiese informazioni sull'ambasciatore ceco a Roma. Silvestrelli riferì le opinioni del governo italiano e si mostrò sorpreso che il Ksc non avesse, come minimo, acconsentito ad una temporanea sospensione della trasmissione. In caso contrario, non vi era alcuna possibilità che si permettesse all'ambasciatore ceco di occupare il suo posto. Hájek assicurò Silvestrelli che il governo ceco desiderava mantenere buone relazioni con quello italiano, ma riteneva che l'Italia cercasse deliberatamente di esacerbare la situazione, usando la posizione di "Oggi in Italia" come "copertura". Silvestrelli lo negò, continuando ad esprimere il suo disappunto per la situazione, che avrebbe indubbiamente condotto ad un peggioramento, ed alla possibile interruzione delle relazioni diplomatiche fra i due paesi.
Sulla questione il Ksc preparò un prolisso documento datato 4 novembre 1958, contrassegnato "Prísne tajné" (riservatissimo)29. Fin dall'inizio risulta chiaro che il Ksc non era propenso a cooperare con le autorità italiane. Al discorso di Fanfani si preparò una risposta da diffondere attraverso l'Agenzia di stampa ceca. La risposta iniziava criticando il fatto che l'Italia fosse membro della Nato. La Cecoslovacchia, d'altra parte, era un paese amico che nel 1947 aveva rinunciato alla legittima richiesta di risarcimento per danni di guerra; in questo modo i paesi democratici avevano voluto dimostrare la loro opposizione al fascismo. Per di più, il governo della Cecoslovacchia aveva firmato un accordo che permetteva a cinquemila lavoratori, che non avevano trovato occupazione in Italia, di prestare la loro opera nel paese come lavoratori stranieri. Ma, recentemente, il governo italiano lo aveva bloccato, forse nel timore che gli italiani potessero ritornare al loro paese d'origine e chiedere la stessa sorta di vantaggi sociali di cui godevano in Cecoslovacchia. I cechi, così continuava la risposta, apprezzavano molto il contributo dell'Italia alla cultura mondiale, ma questi sentimenti evidentemente non erano ricambiati, dal momento che ora gli italiani rifiutavano di concedere ai musicisti cechi l'ingresso nel loro paese.
Un'attenzione particolare fu riservata alla questione di Franco Moranino. I cechi avevano ricevuto una richiesta di estradizione nel 1953 per un uomo che era stato giudicato colpevole, per sua ammissione, di aver emesso una sentenza su spie fasciste durante la guerra partigiana. Indipendentemente dal fatto che i cechi non avevano idea del luogo in cui si trovava Moranino, essi ritennero di aggiungere che la Costituzione del loro paese vietava espressamente l'estradizione di un individuo che aveva partecipato alla lotta contro il fascismo. Non è chiaro se questa risposta fosse stata divulgata. Il Ksc, comunque, convenne che "Oggi in Italia" potesse continuare.
Nel 1959 vi furono ulteriori partenze e nuovi arrivi. Secondo Sergio Mugnai, che lavorava come redattore per "Oggi in Italia" sotto lo pseudonimo di Sergio Sati, il tono polemico che aveva caratterizzato il programma per tutti gli anni cinquanta fu sostituito da un atteggiamento più ironico e obiettivo. Questo cambiamento coincideva, fra l'altro, con sviluppi in Italia. Nel 1960 l'affare Tambroni portò ad una successione di governi di centrosinistra e ad una modificazione dei modelli di potere fra i media. Nello stesso anno Palmiro Togliatti fece la sua prima apparizione in televisione e ci fu un generale ammorbidimento delle posizioni ufficiali nei confronti del movimento della Resistenza, che acquistò, in questo periodo, una nuova legittimità.
Due individui, che non erano fuorusciti politici, si trasferirono a Varsavia e Budapest e altri due tornarono in Italia nel 1959. I nuovi arrivi erano Antonio e Nilde Calvi, Bruno de Toni e Annunziata Chirico30. In totale c'erano sedici così detti "internisti" e tre "esternisti". Nella condizione di emigrati politici ne rimanevano solo tre: Tolomelli, Govoni e Pecorari. Oltre a questi tre, dobbiamo aggiungere il nome di Giorgio Gandini, che usava lo pseudonimo Michele Valle. Le vicissitudini di Gandini in Cecoslovacchia meritano qualche attenzione.
Gandini aveva partecipato alla liberazione di Ferrara, sebbene all'epoca avesse solo quindici anni. Dopo la guerra aveva lavorato a Ferrara per un settimanale locale del partito, "La nuova scintilla". Alla fine era diventato direttore del giornale nel 1950 ed era stato coinvolto in numerose campagne politiche per tutto l'inizio del 1950. Dopo sette anni da direttore e un totale di quaranta procedimenti contro di lui, lasciò l'Italia per la Cecoslovacchia nell'ottobre del 1957. Forse veniva considerato come sostituto di Natoli, nello stesso ruolo. Lavorò per "Oggi in Italia" fino al novembre del 1959, quando l'amnistia gli permise di tornare in Italia. Tuttavia al suo ritorno, dopo una fredda accoglienza da parte del Pci di Ferrara, Gandini decise di tornare a Praga e al suo lavoro per "Oggi in Italia". Nel novembre di quell'anno arrivò a casa sua, dall'Italia, una misteriosa lettera indirizzata ad una sconosciuta donna ceca chiamata "Olga Svehlá". La lettera fu intercettata dalla moglie di Gandini che, apertala, trovò un piccolo frammento di carta scritto in codice con lettere e numeri. La moglie di Gandini portò immediatamente la lettera a Moranino, il quale, come afferma Gandini, lo accusò di essere una sorta di spia (che stava lavorando o per l'Stb, il servizio segreto ceco, o per l'Occidente). Di conseguenza, Gandini fu espulso dal collettivo della radio, ma continuò a lavorare come giornalista e traduttore e conseguì la laurea alla Università Carlo di Praga.
La storia delle disavventure di Gandini si basa su una lettera che lui stesso spedì a Luigi Longo nel 1968, con la quale chiedeva una pubblica riabilitazione31. Questo concorda perfettamente con il resoconto che mi fece in un'intervista nel 2003. La storia è anche la base per uno degli episodi in "Uomini ex" di Fiori. Naturalmente, è impossibile fare commenti sulla veridicità o meno della storia. Può darsi che gli archivi dell'Stb contengano qualche informazione ma, al momento, non è permesso agli studiosi l'accesso ad informazioni riguardanti cittadini stranieri. Se, tuttavia, accettiamo come probabile l'ipotesi che Gandini sia stato incastrato dai servizi segreti cechi, possiamo facilmente concludere che, dall'inizio del 1960, le autorità ceche cominciavano a considerare scomoda "Oggi in Italia".
Questa teoria è forse maggiormente accreditata in un documento del gennaio 1965 che descrive l'esito di un incontro tra un membro del Pci (la lettera non è firmata) e Koutský del Ksc32. Koutský era stato in Francia prima di visitare l'Italia, probabilmente per discutere alcuni problemi relativi al rapporto fra i partiti comunisti dell'Est e dell'Ovest. Koutský insisteva sulla "non ingerenza negli affari interni dei singoli partiti, considerando ingerenza ogni proposta di discussione o di collaborazione che non sia concordata fra le segreterie". In questo senso la pubblicazione nel 1964 del "Memoriale" di Togliatti costituiva una "ingerenza".
L'impressione che se ne ricava è che le discussioni ideologiche della metà degli anni sessanta avevano portato le relazioni tra Ksc e Pci a uno stato di tensione. "Oggi in Italia" era un elemento che contribuiva a queste difficoltà. All'incontro, Koutský aveva affrontato in modo risoluto la questione di "Oggi in Italia" chiedendo una "modifica della situazione esistente". Il nuovo ambasciatore italiano (Grillo), arrivato in novembre, aveva basato, così affermava Koutský, su due fondamentali premesse il miglioramento delle relazioni diplomatiche tra Italia e Cecoslovacchia: a) la chiusura di "Oggi in Italia"; b) la restituzione di terra e proprietà ai cittadini italiani che erano stati espropriati durante il processo di nazionalizzazione in Cecoslovacchia. Secondo Koutský, l'attuale ministro degli Esteri stava seguendo una linea ancora più dura che in passato. Considerate le circostanze, Koutský si augurava che il compagno del Pci che doveva venire a Praga fosse autorizzato a prendere decisioni.
Una possibile soluzione, che era già stata messa in discussione, era quella di accorpare "Oggi in Italia" a Radio Praga. Incalzato a proposito dei cambiamenti da sottoporre, Koutský aveva detto che dovevano essere modesti. L'autore del documento proseguiva poi dicendo che aveva sottolineato l'importanza di "Oggi in Italia", specialmente in Germania e Svizzera. Aveva ringraziato i cechi per tutto il loro aiuto, ma ripeteva "la gravità per noi di ogni decisione che riducesse il carattere e importanza della trasmissione". A questo punto le discussioni finivano.
L'autore poi continua col dire che la situazione in realtà era molto più complessa di quanto inizialmente potesse sembrare. Ciò si basa su tre fonti d'informazione separate: discussioni con Moranino, un colloquio che lo scrittore ed intellettuale Carlo Levi ebbe con Grillo e, soprattutto, le osservazioni, dall'interno della sezione esteri, di un compagno ceco "che si è rivelato amico nostro". Egli riassumeva le complessità come segue: a) non era l'Ambasciata italiana ad aver cambiato tono, ma il Ksc. Questo cambiamento era avvenuto in seguito alla pressione dei sovietici, che volevano che la trasmissione fosse sospesa; b) il cambiamento era recente. Il Ksc aveva deciso di redigere un dossier su "Oggi in Italia" il 15 dicembre 1965; c) la commissione incaricata di redigere il dossier aveva chiesto più tempo per prepararsi e dava tre suggerimenti: chiusura, trasferimento dell'intera attività in un altro paese, "fusione" con Radio Praga.
Il primo punto fu confermato nel colloquio tra Levi e Grillo (il nuovo ambasciatore), con Grillo che sosteneva di poter ottenere dal governo ceco molto più di prima.
L'informatore dell'autore, dall'interno della sezione esteri del Ksc, segnalava: a) il solo reale problema della Cecoslovacchia con l'Italia era la questione del risarcimento; b) "Oggi in Italia" era un problema che in realtà riguardava le relazioni tra partiti comunisti diversi e non stati diversi (corsivi miei). Volevano chiuderla perché "Oggi in Italia", nel movimento internazionale dei lavoratori, aveva una posizione differente su certe questioni fondamentali, quali il caso Kruschev, gli avvenimenti in Congo e così via; c) era meglio non accettare la chiusura o il trasferimento. Nel secondo caso ciò avrebbe significato non poter più essere ascoltati in nessun altro paese e avrebbe sottoposto i programmi alla censura del partito. Non accettare di trasferirsi in un altro paese (a quanto pare la Germania Est) poiché i sovietici avrebbero esercitato pressione anche su questo; d) nei limiti del possibile si doveva continuare a resistere fino al congresso internazionale (presumibilmente dei partiti comunisti mondiali), dove era inconcepibile che venisse accettata la chiusura dell'emittente, in contrasto con i desideri del Pci.
Tolomelli e Moranino erano pienamente informati della situazione. Un successivo documento datato 11 novembre 1965, intitolato "Promemoria sulle questioni di Oggi in Italia", dimostra quanto il Pci fosse preoccupato per una minaccia al programma e avesse garantito che tutti i commenti polemici riguardo ai singoli sarebbero stati definitivamente eliminati33. Allo scopo di evitare divergenze ideologiche, doveva esserci una maggiore consultazione tra lo staff di "Oggi in Italia" e i colleghi nella radio ceca. Malgrado ciò, le figure più importanti del Ksc continuavano a chiedere la chiusura di "Oggi in Italia". Alla fine del 1965, perciò, "Oggi in Italia" e il Ksc erano arrivati al punto più difficile dei loro quindici anni di rapporto.
È dunque chiaro che in questo periodo il mantenimento in vita di "Oggi in Italia" appariva minacciato. Nel 1966 Aroldo Tolomelli, che era stato il responsabile del programma per la maggior parte della sua storia, ritornò in Italia, dove alla fine divenne senatore del Pci. Dopo molti anni vissuti in esilio, fu sicuramente un buon progresso per Tolomelli, ma significò per il programma perdere la figura più importante. Subito dopo, nel 1967, ci fu un incendio nella sede da cui era trasmesso il programma. Il fuoco causò considerevoli danni e sembra fosse stato appiccato deliberatamente34. Alla fine del 1967, comunque, stavano accadendo drammatici avvenimenti proprio al vertice del governo cecoslovacco. Quando i carri armati sovietici arrivarono numerosi nella notte del 20-21 agosto 1968, uno dei primi obbiettivi fu ottenere il controllo di Radio Hq al centro di Praga. In questo periodo, tuttavia, "Oggi in Italia" fu trasmessa da una villa completamente isolata, alla periferia della città. I sovietici non lo sapevano, e quando Radio Praga riprese a trasmettere per il popolo ceco, informandolo di quanto avvenuto nel loro paese, non gli fu possibile rintracciarne la fonte. Ci vollero due settimane per localizzare il trasmettitore nella "villa italiana".
Con l'avvento della "normalizzazione" in Cecoslovacchia, gli italiani che avevano sostenuto la Primavera di Praga si resero conto di essere sempre più isolati. Le diffusioni radio di "Oggi in Italia", che cessarono quando i sovietici scovarono la fonte delle trasmissioni pro Dubcek, ricominciarono, ma non durarono molto35.
La messa in onda dell'articolo pro Dubcek di Longo non avrebbe aiutato la causa. Nell'agosto del 1969, Ignazio Salemi, che stava lavorando per Radio Praga, lanciò un vaso sulla polizia, dall'edificio della radio, durante una dimostrazione pro Dubcek. Il vaso colpì e ferì un poliziotto e Salemi fu licenziato da Radio Praga, malgrado i tentativi di un funzionario del Pci per farlo reintegrare. In questo periodo i rapporti tra Pci e Ksc erano malridotti36. Gli ultimi italiani rimasti continuarono a lavorare per Radio Praga ancora per diversi anni, ma furono rimossi dai loro incarichi a metà degli anni settanta37.
"Oggi in Italia" era una trasmissione radiofonica, purtroppo ora poco conosciuta, che giocò un ruolo importante nella storia del maggior partito d'opposizione in Italia, ed anche nella storia della comunicazione politica europea durante la guerra fredda. Insieme alle trasmissioni "standard" di propaganda da Mosca, Berlino, Praga e da altri paesi del blocco orientale, "Oggi in Italia" faceva parte di un gruppo di iniziative che mirava a combattere Radio Europa libera. Fu anche un valido strumento nella gara delle onde con la Dc, particolarmente negli anni cinquanta. Durante questi anni cruciali rappresentava una fonte importante di informazione, incoraggiamento e ispirazione per i fedeli del partito. Inoltre, fu un elemento cardine nel rapporto tra due partiti, il Pci e il Ksc, in un periodo nel quale il partito ceco mirava a rafforzare la sua posizione, mentre quello italiano tentava di prendere il potere lungo la "via italiana" al socialismo. Allo stesso tempo i due partiti erano coinvolti nel complesso processo di gestire il loro rapporto con il Pcus, e "Oggi in Italia" fa parte di questo processo. Ma qualunque fosse il suo ruolo nella storia di questi tre partiti, non dobbiamo perdere di vista il fatto che il programma ebbe le sue origini umili negli sforzi di un piccolo gruppo di ex partigiani costretti ad abbandonare il paese dove avevano combattuto per la libertà e vivere in esilio. Era questo il modo in cui mantenevano il loro contributo alla lunga Resistenza italiana.

Appendice

"Il Ministro degli Affari esteri ha l'onore di richiamare la più seria attenzione della Legazione di Cecoslovacchia sulla trasmissione di Radio Praga e altre emittenti situate in territorio cecoslovacco, tra cui quella che diffonde il programma intitolato "Oggi in Italia" che da lungo tempo, in violazione delle norme più elementari della convivenza internazionale e con una metodica falsificazione della verità, denigrano la Nazione Italiana. Il governo italiano si è fin qui astenuto dal protestare, in attesa che le stesse autorità cecoslovacche desistessero spontaneamente da forme di propaganda che, in un clima di libertà civile e politica come quello italiano, non possono trovare credito e altro non sono che manifestazioni ingiuriose. Ma, dinanzi al persistere e all'accentuarsi di questa campagna, il governo italiano deve elevare una formale protesta che non si riferisce soltanto al tono e al linguaggio offensivo, ma anche al fatto che alcuni programmi della Radio di Stato Cecoslovacca vengono addirittura trasmessi per guadagnarsi credito in una forma tale da far credere che si tratti di emissioni effettuate in Italia. Nel formulare tale protesta, il governo italiano invita il governo cecoslovacco, a prendere gli opportuni provvedimenti per far cessare un'azione che non solo è contraria alle norme e consuetudini internazionali, ma si riflette sfavorevolmente su quella distensione degli animi e quella pacificazione internazionale che gli stessi organi della propaganda comunista e le stesse autorità cecoslovacche pretendono continuamente di auspicare. Il Ministero degli Affari Esteri, nell'indicare a nome del governo italiano, la Legazione di Cecoslovacchia a comunicare quanto procede al suo governo, coglie l'occasione per presentare gli atti della sua alta considerazione".


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