Ciclo di letture "Le donne di raccontano"



L'iniziativa "Le donne si raccontano", promossa dall'Istituto per la ricorrenza della Festa della donna, è nata con l'obiettivo di offrire al territorio valsesiano occasioni di conoscenza e riflessione sul percorso di emancipazione della donna e sulla condizione femminile nel mondo attraverso la presentazione e la lettura di alcuni brani di volumi di letteratura contemporanea. Gli appuntamenti sono stati tre e hanno coinvolto i comuni di Serravalle Sesia, Borgosesia e Valduggia e i ragazzi del laboratorio teatrale del Liceo scientifico di Borgosesia, in veste di lettori dei passi scelti.
Il primo incontro è stato realizzato martedì 4 marzo a Serravalle Sesia, nella sala convegni del Centro sociale, e ha avuto come protagonista il libro "Più lontana della luna", di Paola Mastrocola, scelto e presentato da Piera Mazzone, direttrice della Biblioteca civica di Varallo. Motivando la scelta del libro, Piera Mazzone ha ricordato che le donne si raccontano in tanti modi a seconda del luogo in cui vivono, del contesto in cui operano e della sensibilità personale.
Il modo di raccontarsi di Paola Mastrocola, nascosta dietro la protagonista del romanzo, Lidia, è sicuramente affascinante e particolare, come altrettanto originale risulta la cifra stilistica di questa scrittrice torinese, che appare fuori dagli schemi, libera, non sempre condivisibile ma in grado di offrire significative suggestioni. Le vicende del romanzo, ambientato tra Torino e la Versilia, si snodano tra gli anni settanta e ottanta e attraversano un periodo che va dal '68 agli "anni di piombo", che costituiscono una fase molto importante e delicata della storia del nostro Paese. Lidia sfiora le lotte politiche, senza immedesimarsene, senza farsi coinvolgere, ma non perché non le condivida, semplicemente perché fa una scelta diversa: sceglie la letteratura che, come sostiene Sebastiano Vassalli, ricordato da Piera Mazzone, "non salva la vita, ma sicuramente la cambia". E sull'onda di questo continuo riferimento alla letteratura e alla poesia, si è svolta la serata che, in conclusione, ha dimostrato ai presenti non solo la capacità dell'autrice di mediare in modo fresco e avvincente contenuti letterari di alto livello, come "l'amore da lontano" dei trovatori pro-venzali del XII secolo, ma anche la potenzialità dell'ascoltare, della lettura ad alta voce di opere letterarie, una formula antica che si rivela ancora uno strumento di rinnovata vitalità nell'ambito della fruizione della cultura e della riflessione in occasione di ricorrenze importanti come quella dell'8 marzo.
Il secondo incontro si è svolto martedì 11 marzo, nell'Aula magna della Scuola media di Borgosesia, ed è stato curato da Marta Ghelma, collaboratrice dell'Istituto, che ha presentato il libro "Leggere Lolita a Teheran", della scrittrice iraniana Azar Nafisi. Prima di passare alla presentazione del romanzo, la relatrice si è soffermata sulla biografia dell'autrice, ricordandone la formazione, le esperienze di studio in Inghilterra, per la precisione a Oxford, e negli Stati Uniti, e la professione di insegnante universitaria di Letteratura inglese esercitata attualmente alla Hopkins University di Washington. Si è soffermata in particolare sul periodo di insegnamento svolto dalla Nafisi all'Università di Teheran, alla Free Islamic University e all'Allameh Tabatai University of Iran, da dove è stata espulsa nel 1995 per aver rifiutato di portare il velo. Dopo quest'episodio la scrittrice ha fondato un circolo di lettura con sette allieve, che si riunivano nella sua casa una volta alla settimana per discutere di letteratura occidentale e della propria condizione nella Repubblica islamica; tra i testi scelti per essere analizzati si ritrova anche "Lolita" di Nabokov, che dà il titolo al romanzo.
Quest'esperienza, che rivive tra le pagine del libro, è durata fino al 1997, anno in cui Nafisi decide di lasciare l'Iran e trasferirsi con il marito e i figli negli Stati Uniti. La biografia della scrittrice è, dunque, strettamente connessa alle vicende narrate nel libro, che si rivela un "racconto al femminile" caratterizzato da un coinvolgente intreccio di molti temi, un continuo passaggio tra realtà e fantasia, tra critica alla propria cultura e a quella occidentale, tra le esperienze vissute in Iran nel periodo cupo della rivoluzione di Khomeini e gli orizzonti che la letteratura è in grado di aprire anche a chi, come le donne protagoniste del romanzo, si ritrovano a vivere in condizioni di privazione per quanto riguarda i diritti più elementari.
L'autrice, nelle parti conclusive del romanzo, rivendica un diritto in particolare che, a suo parere, andrebbe inserito nella dichiarazione dei diritti universali dell'uomo: quello all'immaginazione. Su questo pensiero e le altre suggestioni proposte da chi tra i partecipanti alla serata aveva letto il libro, si è concluso l'incontro, che ha consentito di posare lo sguardo sulla condizione delle donne anche in contesti dove è più difficile per loro esprimersi liberamente.
La serata conclusiva si è svolta a Valduggia, nella Sala consiliare del Palazzo comunale, giovedì 20 marzo, con la presentazione del libro "La terrazza proibita", di Fatema Mernissi, curata da Elena Orsolano, collaboratrice dell'Istituto, che ha scelto di affiancare alle letture un sottofondo di musiche tradizionali marocchine in grado di rendere ancora più intensamente l'atmosfera del romanzo. La relatrice ha iniziato la sua esposizione con alcune brevi note biografiche sull'autrice che, nata nel 1940 a Fez, in Marocco, vive e lavora a Rabat, dove insegna Sociologia all'università e continua la sua attività di ricerca anche a livello internazionale, con l'intento di diffondere la conoscenza dei movimenti per la pace e contro il terrorismo del suo paese e di quegli elementi di trasformazione del mondo arabo che ritiene possano fornire nuovi strumenti all'integrazione culturale.
È seguita un'approfondita e precisa delineazione dei temi principali del romanzo, che si incentra sul racconto della vita da bambina della scrittrice e la vita delle persone, soprattutto donne, che la circondavano nell'harem dove viveva. Una prima riflessione, contrappuntata dalla lettura dei brani, è stata dedicata proprio al significato di questo termine, che a noi richiama inevitabilmente immagini da "Mille e una notte" e che associamo in modo univoco a una condizione di reclusione delle donne e che, invece, la Mernissi ci descrive dall'interno come una realtà dalle mille sfaccettature. L'harem, infatti, si rivela una struttura con caratteristiche e regole diverse a seconda dei contesti famigliari di riferimento e del rapporto che hanno con esso le donne che vi abitano, ma soprattutto diventa il luogo dove le donne vivono una continua tensione tra il loro essere individui con emozioni e sensazioni, ricordi e pensieri e quello che è il contesto che le circonda, quelle che sono "le regole del gioco". Queste vengono affrontate e reinterpretate con l'arma dell'ironia che, come nella nostra società esercita un ruolo di ridiscussione dei fatti, anche nella cultura che ci illustra la Mernissi rappresenta uno strumento per trasformare un tradizionale harem poligamico in un luogo di ribellione e di espressione dei propri ideali.
Una seconda riflessione, con cui si è conclusa la presentazione, si è soffermata sull'altra storia presente nel libro, che ricorda quelle di molte altre donne, a prescindere dalla cultura di riferimento: la storia del passaggio dell'autrice dalla condizione di bambina a quella di donna e, quindi, del suo progressivo ingresso nel mondo femminile di cui racconta, in cui donne e uomini non giocano più insieme alla pari, con le stesse regole. (Sabrina Contini)