Cesare Bermani

"L'Ordine Nuovo" e il canto sociale*



È nota l'attenzione di Gramsci per gli aspetti anche più minuti del "costume" operaio, il suo interesse per qualsiasi tentativo letterario dovuto a operai, in coerenza con la convinzione che una nuova letteratura non possa "non essere storico-politica, popolare: deve tendere a elaborare ciò che già esiste, polemicamente o in altro modo non importa; ciò che importa è che essa affondi le sue radici nell'humus della cultura popolare così come è, coi suoi gusti, le sue tendenze ecc., col suo mondo morale e intellettuale sia pure arretrato e convenzionale''l.
A Torino, la ripresa nel 1921 de "L'Ordine Nuovo" come quotidiano è concomitante alla fondazione per iniziativa di Gramsci, che dà le indicazioni iniziali di lavoro e ne suggerisce i possibili dirigenti - dell'Istituto di cultura proletaria, che dal marzo si definisce "Sezione del Prolet-Cult Internazionale di Mosca", in ottemperanza alle direttive che scaturivano dall'appello lanciato attraverso il Manifesto dell'Ufficio internazionale di cultura proletaria dopo il II Congresso dell'Internazionale comunista2.
Sui giornali proletari russi, dalla rivoluzione di febbraio in poi, sono state pubblicate frequentemente corrispondenze di soldati, mentre si rafforza sempre più il movimento dei corrispondenti operai e contadini, sino ad acquistare un carattere di massa proprio tra il 1921 e il 1923. Sulla "Pradva" la rubrica "Rabocaja Zizn" (Vita operaia) finisce per essere veramente l'espressione dei Rabkory3.
Ma, come ricorda Zinoviev nella circolare "Collaborazione operaia", la "Pravda" consacrava già tra il febbraio e l'ottobre del 1917 "almeno metà delle sue colonne alle lettere degli operai e delle operaie, provenienti dalle officine e dai laboratori", ossia "metà del giornale era interamente scritta da operai, soldati, marinai, cuoche, cocchieri, parrucchieri, ecc."4.
L'Internazionale comunista spinge in quegli anni a operaizzare al massimo i giornali comunisti europei e, grazie anche all'esempio del quotidiano sovietico, gli ordinovisti - Gramsci in primo luogo - sono bravi interpreti di questo orientamento.
L'espressività operaia fa quindi continuamente capolino tra le pagine de "L'Ordine Nuovo" attraverso le rubriche "Idee e fatti", "Commenti proletari", "Vita proletaria", "Vita d'officina", "Tribuna dei soldati"5.
È, per esempio, certamente di Gramsci l'idea di pubblicare sul giornale dei disegni operai e in un articolo del 27 novembre 1921 si nota che "la vignetta, il disegno satirico, è certamente una delle forme elementari attraverso le quali gli operai possono esprimere in modo semplice i propri sentimenti, le proprie impressioni sugli avvenimenti politici. Già da diverso tempo abbiamo dato corso a questa forma di collaborazione proletaria e molti sono i disegni che ci sono pervenuti. È bene peraltro dare ad essa un'organicità. Appunto per questo d'ora innanzi dedicheremo un'apposita colonna a questa collaborazione"6.
Questo interesse per i disegni operai è del resto solo un aspetto del globale interesse de "L'Ordine Nuovo" per l'espressività operaia, per cui anche canti e poesie di proletari, novelle e resoconti di esperienze di lavoro, corrispondenze sulla vita di fabbrica, proposte per il miglioramento del giornale e per incrementare la sottoscrizione al partito, in una parola tutto ciò che ha rapporto con qualche forma di espressività di base, trovano buona accoglienza su "L'Ordine Nuovo"7.
Non che forme di espressività di base fossero assenti sui giornali socialisti già a cavallo del secolo, e in particolare proprio riguardo alla "propaganda mediante canzoni". Ma su "L'Ordine Nuovo" è dato a tutto ciò un'organicità per l'innanzi sconosciuta.
L'interesse nutrito da Gramsci per i canti sociali è ricordato da Raffaele Mario Offidani, il noto "Spartacus Picenus" autore de "La Guardia rossa", di "Bolscevismo", de "La canzone della Neva", di "Viva Lenin!", di "Capinera del Carso" e di tanti altri canti proletari8: "All'inizio del 1920 mi trovo a Torino e qui i compagni annunciarono sull' 'Avanti!' e con manifesti murali, che sul palcoscenico del teatro della Casa del Popolo, Spartacus Picenus avrebbe intonato le sue canzoni in una festa a beneficio dei Mutilati della Lega Proletaria. Non potevo rifiutarmi, sebbene fossi un cantante veramente degno di pomodori marci. La vasta sala era gremita ed i compagni piemontesi mi fecero un'accoglienza entusiastica e commovente. Si reclama a gran voce il bis della 'Neva' e 'Viva Lenin!'. Lo stesso Gramsci che non conoscevo ancora, venne ad abbracciarmi"9.
Non è quindi casuale che sia soprattutto la rubrica "Idee e fatti" - progettata da Palmiro Togliatti sull'esempio di analoghe rubriche di giornali francesi già per "L'Ordine Nuovo" settimanale ma alla quale collaborò a più riprese anche Gramsci - a occuparsi sul quotidiano di canti sociali10.

La "Ninna-nanna de la guerra"

Scritta da Trilussa nell'ottobre 191411, è stata raccolta sul campo tre volte12, ricordata da torinesi come cantata durante la prima guerra mondiale, mentre da Torino partivano le tradotte dei soldati13, o in trincea14, su una melodia che aveva la propria matrice in una vecchia canzoncina piemontese intitolata "Feramiù" (ossia rottamaio ambulante), di cui un frammento raccolto dice: Sac e peis ad 'nans e 'ns la schina / braje e giaca e capel frust / o o o capel frust...15.
Le versioni della "Ninna-nanna della guerra" che sono state raccolte sono prive dei primi dieci versi della poesia di Trilussa, quelli cioè che si potevano prestare a un'interpretazione nazionalistica: Ninna nanna, nanna ninna / er pupetto vo' la zinna; / dormi, dormi, cocco bello / sennò chiamo Farfarello / Farfarello e Gujermone / che se mette a pecorone: / Gujermone e Ceccopeppe / che se regge co' le zeppe / co' le zeppe d'un impero / mezzo giallo e mezzo nero16.
Che la poesia avesse raggiunto una certa popolarità non solo a Torino lo testimoniavano i versi apocrifi che le erano stati aggiunti, raccolti a Sant'Arcangelo di Romagna: "Tu avevi un babbo bello / ti voleva tanto bene / nel partire t'ha baciato / e t'ha stretto forte al seno / Dopo un anno di trincea / ebbi nuova ch'era morto // Fai la nanna, figlio biondo / che il tuo padre più non torna / E sull'orlo del mondo / tu andrai a predicare / Per supremo d'ironia / sarai figlio di un eroe''17.
Tuttavia non si avevano notizie precise sulla diffusione del canto.
Il testo della poesia era stato ampiamente pubblicato dai giornali socialisti piemontesi durante la guerra18. Venne poi anche ripreso da "L'Ordine Nuovo" del 9 gennaio 1921, preceduto da una nota di Palmiro Togliatti che ne confermava proprio l'ampia diffusione almeno a partire dal '17: "Un gruppo di operai e tecnici dell'officina Lancia è venuto ieri a trovarci e ci ha invitato a commentare le nozze reali italo-germaniche con la pubblicazione della popolare: 'Ninna-nanna' di Trilussa. Nell'accontentarli ricordiamo che la poesia è stata scritta nel 1917 (sic), in uno dei più cupi periodi della guerra europea e ha subito avuto un grande successo e una diffusione enorme tra il popolo, quantunque naturalmente in quel tempo il cantarla fosse reato di... disfattismo. Oggi è disfattista la realtà stessa, che fa succedere sotto gli occhi degli uomini fatti che allora potevano sembrare amare previsioni di un animo esacerbato. Perciò quello che allora era fantasia poetica ben può valere oggi come commento politico''19.
Segue il testo, riportato tuttavia privo dei primi dieci versi come nelle versioni cantate raccolte e con una grafia dialettale lontana da quella utilizzata da Trilussa. Non vi è quindi dubbio che, in queste pubblicazioni su "L'Ordine Nuovo", esso sia la trascrizione a memoria del canto in uso e non quella della poesia: "Ninna nanna pija sonno / che se dormi non vedrai / tante infamie e tanti guai / che succedono pel monno / tra le spade e li fucili / de li popoli civili // Ninna nanna! Tu non senti / li sospiri e li lamenti / de la gente che se scanna / per un matto che commanna! / che se scanna e che s'ammazza / a vantaggio di una razza; / e a profitto di una fede / per un dio che nun si vede, / e che serve di riparo / ar sovrano macellaro! // Ché sto covo di assassini / che ci insanguina la terra / sa benone che la guerra / è un giro di quattrini, / che prepara le risorse / per i ladri de le borse // Fa la nanna cocco bello / finché dura sto macello! / Fa la nanna che domani / rivedremo li sovrani, / che si scambiano la stima / buoni amici come prima; /son cugini, son parenti, / nun si fanno comprimenti / torneranno e più cordiali / li rapporti personali // E riuniti fra di loro, / senza l'ombra di un rimorso / se faranno un bel discorso / su la pace e sul lavoro / per quel popolo minchione / risparmiato dal cannone!!! Trilussa"20.
Noto come al verso 13 del canto figuri "profitto" - come nelle versioni raccolte sul campo - mentre nel corrispondente verso della poesia di Trilussa figura "vantaggio". Al verso 17 figura "coro" in luogo di "covo" e al 20 "è un giro di quattrini" in luogo di "è un gran giro di quattrini": conseguenza di refusi tipografici o della trascrizione del canto fatta a memoria?
La popolarità goduta nell'ambiente proletario torinese dalla "Ninna-nanna della guerra" è pure attestata da questa parodia riportata nel quotidiano il 9 ottobre 1921: "Un compagno operaio della Regione Barca, ha scritto sulla traccia dei noti versi di Trilussa, una 'ninna nanna' di attualità: 'Ninna, nanna, piglia sonno / Se tu dormi non vedrai / Tante infamie tanti guai / Che succedono pel mondo / Tra le bombe e i pugnali - dei fascisti criminali.// Ninna, nanna, tu non senti / Questa turba di incoscienti / Che calpesta i sentimenti / D'ogni umana civiltà / Incendiando, saccheggiando, devastando e massacrando. // Ninna, nanna, tu nulla ascolti / Tu non sai che sono assolti / Che il governo li protegge / Calpestando anche la legge / Che per odio a chi lavora - son capaci d'altro ancora. // Dunque sveglia cocco bello / Metti fine a 'sto flageilo; / Spezzar devi con coraggio / Le catene del tuo servaggio; / E schiacciare quel cinismo - instaurando il Comunismo. // Se indugi, se tentenni / Se indeciso ti presenti / La tua sorte per decenni / Ti ripiomba a schiavitù / Ma se invece pronto insorgi / La vittoria tua già scorgi / La vittoria tua sarà / Comunismo - Libertà' "21.

"L'inno dei lavoratori"

In alcuni articoli che rievocano Caporetto si fa cenno a canti e strofette sentite durante e dopo la ritirata.
"Rib.", scritturale in un comando di reggimento in linea sul costone di Selo, ricorda che durante la ritirata i soldati - nei pressi di Palazzolo Stella - "affogavano nell'alcool l'orrore e il terrore.
- Quei porci che ci comandano non si fanno vedere...[...]
- Per noi la strada, la fame e la morte, ma per essi esistevano pure le automobili, per scappare al primo manifestarsi del pericolo.
Altre voci strane correvano:
- Il Parlamento è stato assalito dalla folla. Salandra è stato ucciso. In Italia c'è la rivoluzione.
I soldati gettavano le armi.
- Andiamo alle nostre case. La guerra maledetta è finita.
E bevevano.
Da un carro, le note dell'inno sonoro, della canzone di battaglia che assumeva in quell'ora il valore di un augurio, si elevarono dapprima indecise: 'Su fratelli, su compagni / Su venite in fitta schiera / Su la libera bandiera / Splende il sol dell'avvenir'. Cantavano gli ex uomini e nel coro si fondeva la voce di un capitano. Un grido si alzò a commento: 'Abbasso la guerra. Andiamo tutti a casa. Viva la rivoluzione'!
Ma i soldati bevevano.
E gettavano le armi"22.

"Il general Cadorna..."

Più dell' "Inno dei lavoratori"23 si cantano però allora le "Strofette del general Cadorna", tanto che di lì a qualche giorno "il general Cadorna fu villipeso (sic), insultato, chiamato traditore dalla borghesia italiana, e da quasi tutta la stampa, dopo Caporetto. In tutti gli uffici del retrofronte, e nelle mense ufficiali e nei campi di concentramento degli ufficiali, si cantava senza ritegno la strofetta malthusiana divenuta popolare: Il general Cadorna / È un uomo di talento / Dopo undici avanzate / È giunto al Tagliamento' "24.

"Noi siam la canaglia pezzente"

Poco si sa dell'origine di questo canto, che ebbe larga diffusione durante la guerra partigiana e che Tito Romano e Giorgio Solza considerano adattamento di un vecchio inno anarchico25. Esso non è però riportato in canzonieri precedenti la seconda guerra mondiale e i primi a me noti sono del 194526. Fu tra l'altro assai diffusa tra i partigiani del Reggiano, venendo cantata dovunque nei giorni della Liberazione in provincia di Reggio Emilia27.
Una corrispondenza del 24 maggio 1921 su "L'Ordine Nuovo" informa però che a San Maurizio, villaggio sulla via Emilia a tre chilometri da Reggio, si ha "un risveglio delle energie proletarie in reazione alle violenze delle guardie bianche. [...] difatti, per tutta la settimana scorsa giravano nel villaggio squadre di giovani operai fino a notte avanzata cantando a squarciagola la nota canzone: 'Noi siam la canaglia e i pezzenti, / noi siamo chi suda e lavora; / finiam di soffrire che è l'ora, / sorgiamo che è giunta la fin - col ritornello ad ogni strofa - Evviva la Russia! Evviva Lenin' "28.
"Noi siam la canaglia pezzente" non era quindi solo cantata a San Maurizio già negli anni del primo dopoguerra ma addirittura "nota" e ricerche in quella zona potranno forse risolvere gli interrogativi sulla matrice politica originaria del canto, che in una versione ricordata da Mario De Micheli29 fa pensare debba essere anarchica.

"L'Internazionale"

"L'Ordine Nuovo" pubblica due volte30 la versione italiana dell' "Internazionale" dovuta a "Bergeret", pseudonimo sotto il quale si nasconde l'ignoto autore - forse Umberto Zanni31 - che vinse nell'ottobre 1907 il concorso bandito dal giornale "l'Asino" per le migliori parole italiane dell'inno32.
Questa versione, adottata dal Partito socialista italiano, conosce infatti nel movimento operaio una popolarità nettamente superiore ad altre traduzioni italiane assai più fedeli al testo francese di Eugène Pottier33.
Tra di esse ricorderemo quella pubblicata a partire dal 1914, perlopiù in canzonieri anarchici, che inizia "Su! Sofferenti della terra!" e che ha titoli diversi: "L'Internazionale", "Su, sofferenti!" e - dopo la seconda guerra mondiale - "Germinal"34.
Una traduzione più libera, ma tuttavia ancora legata all'originale di Pottier, inizia "Sorgete, o miseri del mondo!", ne è autore "Spartacus Picenus" e nel 1919 venne adottata come inno della Federazione italiana giovanile socialista35.
Queste due traduzioni mantengono il contenuto rivoluzionario dell'originale, mentre la traduzione di "Bergeret" è un adattamento all'ideologia riformista dominante all'interno della Seconda internazionale, ridondante di immagini e simboli tra i più popolari all'interno del movimento operaio, dal "gran partito dei lavoratori" al "rosso fior", dal "gran stendardo al sol fiammante" alle "catene della servitù infrante". Tuttavia è proprio questa traduzione a venire cantata a livello di massa, uno degli inni principali del proletariato italiano, da esso cantato soprattutto in quanto affermazione dell' "internazionale futura umanità".
Quindi, anche ammesso che a "L'Ordine Nuovo" si conoscessero le altre traduzioni dell' "Internazionale", la scelta di pubblicare quella di "Bergeret" è del tutto conforme con la convinzione di Gramsci - resa esplicita attorno al 1930 nei "Quaderni del carcere" ma che è già largamente implicita nella scelta dei canti da pubblicare operata da "L'Ordine Nuovo" - che i canti popolari si possano e si debbano ridurre a quelli adottati dal popolo "perché conformi alla sua maniera di pensare e di sentire", e questo perché, secondo Gramsci, "ciò che contraddistingue il canto popolare, nel quadro di una nazione e della sua cultura, non è il fatto artistico, né l'origine storica, ma il suo modo di concepire il mondo e la vita in contrasto con la società ufficiale"36.
Inoltre ritengo che Gramsci guardasse al canto popolare e sociale, data l'intrinseca fluidità e le continue trasformazioni che vi si verificano, come a un settore d'osservazione assai pregnante per cogliere il manifestarsi di quello che egli ha chiamato "spirito popolare creativo"37, che è "esattamente il rovesciamento materialistico del romantico Volkgeist (spirito del popolo) ed implica una critica o autocritica costante e dinamica del 'senso comune' "38.
Infatti non può essere casuale che, riflettendo su "quel lavorio di adattamento ai tempi e ai nuovi sentimenti e nuovi stili che la letteratura popolare subiva tradizionalmente quando si trasmetteva per via orale e non era stata fissata e fossilizata dalla scrittura e dalla stampa", finisca per notare che "questo lavorio di adattamento si verifica ancora nella musica popolare, per i motivi [musicali] popolarmente diffusi: quante canzoni d'amore non sono diventare politiche, passando per due o tre elaborazioni? Ciò avviene in tutti i paesi e si potrebbero citare dei casi abbastanza curiosi (per esempio l'inno tirolese di Andreas Hofer che ha dato la forma musicale alla 'Molodaia Gvardia')"39.

"Bandiera rossa" in Inghilterra

"Bandiera rossa" è cantatissima durante il "biennio rosso" e si diffonde quindi anche all'estero.
Di essa sono note una versione tedesca40 e una ucraina41. Da una corrispondenza da Londra, datata 3 maggio 1922, apparsa su "L'Ordine Nuovo", risulta come allora si fosse diffusa anche in Inghilterra: "Ho assistito ad un avvenimento non comune. Mentre transitavo nelle vie centrali di Londra, domenica, scorsi un imponente corteo di persone che dai cartelli seppi essere dei disoccupati. Giunti all'altezza della grande chiesa di San Giacomo, l'avanguardia del corteo, con una piccola musica in testa vi penetrò. Nel tempio si svolgeva in quel momento il servizio di lettura della Bibbia, ma l'irrompere della fiumana di popolo fece sospendere la cerimonia. ll pastore dottor Parsons, punto seccato della visita, lasciò entrare tutta la folla colle sue bandiere e coi suoi cartelli, e come un perfetto ordine si fu stabilito, salito sul pergamo, svolse un concetto biblico adatto alla circostanza e specialmente riferentesi ai diritti del lavoro misconosciuto. La folla accolse la bella orazione con prolungati applausi e prima di uscire dal tempio intonò il canto di 'Bandiera rossa' accompagnato dall'organo. Erano 18.000 disoccupati, che provenivano da un comizio in Trafalgar Square"42.

Due inni contrapposti

In una canzone popolare dell'epoca una madre vuole dare la propria figlia in sposa a un socialista o a un comunista, ma essa li rifiuta perché cantano tutta la notte "Bandiera rossa". Finisce invece per sposare "un bel fascista" perché "tutta la notte mi canta 'Giovinezza' "43.
"Bandiera rossa" e "Giovinezza", veri inni contrapposti, dominano la scena dal '19 al '26. Poi "Bandiera rossa", divenuto canto "sovversivo" per eccellenza, porterà di frequente dinanzi al Tribunale speciale, mentre "Giovinezza" diventerà l'inno del regime. "L'Ordine Nuovo" è ricco di informazioni sia sulla contrapposizione dei due inni, sia sull'uso di "Bandiera rossa" e sulla sua repressione già negli anni 1920-22.
Il 21 settembre 1920 le vetture tranviarie di Torino sono tappezzate di manifestini contenenti un solo distico: "Bandiera rossa trionferà / Se il soldato la seguirà!". Un muratore socialista - secondo "L'Ordine Nuovo" "ne staccò uno mal appiccicato, lo lesse. [...] Intervenne il tramviere che lo invitò a riappiccicare il manifesto [...]. Mentre il Ricco riaffiggeva il piccolo manifesto, le guardie regie in borghese lo arrestavano"44.
È l'ultima settimana di occupazione delle fabbriche e già da due giorni è stato siglato l'accordo tra le parti, salutato dagli operai nelle fabbriche - come ha ricordato Alfonso Leonetti45 - con il canto di "Avanti popolo alla riscossa" indietreggiando. Subentrerà un periodo di violenta reazione che vedrà l'apparato repressivo dello Stato perlopiù schierato a fianco dei fascisti.
Di ciò farà le spese anche "Bandiera rossa" e a Salerno, per esempio, "i carabinieri si esercitano a cantare 'Bandiera rossa'. Sappiamo, anzi, che lo stato maggiore della legione di Salerno va in cerca della casa editrice che ha stampato l'inno rivoluzionario per farne una grande distribuzione tra i... reali armigeri. Questi 'concerti di canto corale' Che nascondono? Qual è la grande manovra che lo stato maggiore dei carabinieri studia e prepara?"46.
Il diverso trattamento riservato a "Bandiera rossa" e a "Giovinezza" dai carabinieri è lamentato dal quotidiano torinese il 16 aprile 1922: "Arona. Notti or sono, dai locali carabinieri fu arrestato e trattenuto in caserma per varie ore, un onesto cittadino ferroviere, per aver suonato colla sua armonica 'Bandiera rossa!', mentre squadre di individui scorrazzano durante la notte per le vie della città, cantando 'Giovinezza' sotto il naso della benemerita"47.
Se "Bandiera rossa" viene repressa e "Giovinezza" tollerata, nondimeno occasioni di contrapposizione dei due inni continueranno a esserci ancora all'inizio del settembre '22: "L'altra sera al Politeama di Chieri la compagnia dialettale Mario Casaleggio doveva rappresentare la nuova rivista 'Che non me lo dichi!'. I fascisti torinesi pensarono di prendere occasione di questo fatto per inscenare una nuova dimostrazione... patriottica: ed infatti un centinaio di essi si recava dentro il teatro e, terminato il primo atto, improvvisava un comizio nel quale parlò dalla ribalta un tale Marchisio, squadrista di Torino, applaudito però soltanto dai suoi degni commilitoni dalla camicia nera e dalla faccia di vitello.
Si iniziò quindi, senza che avvenisse alcun altro incidente, il secondo atto della rivista, nella prima scena del quale sono raffigurati alcuni fascisti che cantano 'Giovinezza'. Applausi quindi dei fascisti veri presenti i quali erano pur lieti di trovare il modo di far baccano. Purtroppo per essi però, nella rivista, dopo le camicie nere entrano in scena dei comunisti cantando 'Bandiera rossa', e appena dalla ribalta si alzarono le prime note dell'inno proletario, tutto il teatro fu in piedi applaudendo freneticamente e gridando: `Viva il comunismo!'.
Immaginarsi il naso dei fascisti. Essi si posero a urlare come ossessi facendo un pandemonio terribile, ma ormai la topica era fatta ed essi dovettero ritornarsene ai patri lari scornati e a muso basso"48.

Il rosso e il nero

È l'altra grande contrapposizione di quel periodo. Il fascismo riesce a rendere di senso comune la contrapposizione tra il nero degli squadristi e il rosso dei "sovversivi". Ma la tendenza del fascismo a monopolizzare il nero trova ancora delle resistenze in campo proletario. Molti vessilli socialisti e comunisti continuano a lungo a mantenere il campo segnato a nero, mentre gli Arditi del popolo hanno addirittura vessilli neri e - almeno nel caso di Morciano - anche le squadre di difesa armata del Pcd'I49.
Invece il rosso è ormai vissuto da tutti come il simbolo distintivo dei "rossi". L'ottobre del '19, quando anche i legionari dannunziani avevano potuto fregiarsi senza remore della bandiera rossa, pare lontano.
Di lì a qualche anno il fascismo riuscirà a instaurare un controllo quotidiano sull'uso del rosso. E, avendolo assunto per contraddistinguere le proprie divise, sarà altrettanto rigido nella regolamentazione del nero50.
Un episodio verificatosi a Torino il 14 ottobre 1921 ci pare mettere in luce la valenza ormai univocamente proletaria del rosso e di "Bandiera rossa" ma anche una resistenza nei confronti dell'unilaterale appropriazione squadrista dei simboli dell'arditismo: "Ieri, verso le quindici un giovane col fazzoletto rosso al taschino ed un distintivo macabro - teschio con gli occhi rossi - all'occhiello passava per via Roma. Quando giunse nei pressi dell'American Bar, quattro fascisti gli si avvicinarono chiedendogli se fosse un ardito del popolo.
'No', rispose il giovane. 'Sei comunista?' 'Sì, sono comunista'.
Quattro mani si allungarono per ghermire il fazzoletto e distintivo ma un altro fascista intervenne dicendo: 'Non vi vergognate? Siete quattro contro uno! E dovreste stringergli la mano poiché ha avuto il coraggio di affermare la sua fede'.
I fascisti desistettero dal loro tentativo ed il giovane proseguì la sua strada, ma fatti pochi passi, altri due fascisti lo fermarono ripetendogli le stesse domande, alle quali diede naturalmente le stesse risposte.
I due giovincelli fecero per strappargli il distintivo, ma anche questa volta sopravvennero alcuni legionari che li costrinsero a rimandare l'eroica impresa.
Nacque un vivo battibecco tra fascisti e legionari e questi ultimi per indispettire i loro contraddittori si portarono sotto la Galleria Nazionale cantando 'Bandiera rossa', con grave scandalo di tutti i fascisti presenti i quali peraltro non hanno saputo reagire''51.

Tre parodie di "Giovinezza"

Se "Bandiera rossa" e "Giovinezza" sono inni contrapposti, tuttavia sulle loro melodie tutti hanno cantato tutto, e questo sin da prima che nascessero i due inni, poiché le melodie erano preesistenti. Esse erano già canovacci privilegiati su cui improvvisare strofette di vario colore politico. In seguito, con il crescere dello squadrismo e il trasformarsi di "Giovinezza" da "Inno degli arditi" in "Canto dei fascisti", cioè dalla fine del '19 in poi, socialisti e comunisti e anarchici si approprieranno frequentemente di "Giovinezza", rifacendola e spostandone il significato, e lo stesso faranno gli squadristi con "Bandiera rossa"52.
Per quel che riguarda i canti socialisti e anarchici adattati sulla melodia di "Giovinezza", alcuni di essi - che riprendono la melodia dall' "Inno degli arditi" - risalgono agli inizi del '19.
Il grande numero di questi canti, spesso raccolti in diverse versioni e contaminazioni tra di loro, testimonia della vitalità ed estensione del fenomeno. Risalgono al 1919-22 "Bolscevismo"53, "Proletari"54, "Guardia regia"55, "Né il bastone né il fucile"56, "Delinquenza"57, "Quando fischia l'officina"58, "Son venuti mascherati"59, "Su venite compagni"60, "Sei sempre un vagabondo"61, "Giovinezza nichilista"62.
Né il fenomeno si esaurisce in quegli anni, ma continua ad avere una sua sia pur ridotta vitalità per tutto il ventennio.
Nei mesi successivi al delitto Matteotti si cantano, per esempio, "Matteotti, Matteotti"63, "Gloria, gloria a Matteotti"64, "Hanno ucciso Matteotti"65, "Un fascista snaturato"66, "Avete ucciso Matteotti"67.
Ma ancora a metà degli anni trenta si canta nelle risaie e nelle fabbriche del Novarese "Giovinezza pè 'n tal cu"68.
A Roma, negli anni quaranta, forse soltanto in una ristretta cerchia di intellettuali e politici antifascisti circola una parodia di "Giovinezza" intitolata "Autarchia"69, scritta nell'ottobre 1940 da Lodovico Targetti.
Va infatti ricordato che durante il Ventennio la casa di Lodovico Targetti divenne un luogo d'incontro degli antifascisti della capitale. Grande protagonista di quelle serate era proprio il padrone di casa, che "si presentava come insuperabile ospite e come poeta, come chansonnier e come mimo. Egli regalava ai suoi amici, per premiarli di essere e di mantenersi antifascisti, lo spettacolo di un poeta sposato a un attore quale mai avremmo immaginato, un poeta che si rinnovava a ogni nuova occasione, un attore che trovava in una non comune vivacità di estro il sostegno del suo robusto umorismo"70.
"L'Ordine Nuovo" ci aiuta a conoscere meglio due di queste parodie sulla melodia di "Giovinezza" e ne pubblica una terza che ci era sconosciuta.
Nel gennaio 1919 Raffaele Mario Offidani adattò - come si è già detto - le parole di "Bolscevismo" all'aria dell' "Inno degli arditi". "Bolscevismo" ebbe senz'altro una discreta diffusione tra i militanti socialisti e comunisti, e lo dimostra il fatto che sia stato frequentemente registrato su campo. Pubblicato, ma censurato nel numero speciale del 1 maggio 1919 di "Avanguardia", organo ufficiale della Gioventù socialista italiana, "Bolscevismo" si diffuse attraverso volantini distribuiti dal segretario amministrativo del Psi, Voghera71. All'inizio degli anni venti venne anche tradotto in tedesco ("Italienisches Bolschewistenlied") e divenne popolare in Germania72.
A ulteriore dimostrazione della notorietà di "Bolscevismo" in quegli anni, notiamo che anche "L'Ordine Nuovo" del 27 novembre 1921 cita, in una corrispondenza di Ernani Civallera da Mosca, due varianti comuniste del ritornello, l'uno di seguito all'altra: "Bolscevismo, bolscevismo, tu sei il vero comunismo, / Bolscevismo, bolscevismo tu ci dai la Ve Ce Ka..." // "Per la nostra bandiera rossa, giovinezza alla riscossa, / per la nostra bandiera rossa, giovinezza va a pugnar!"73.
Altra parodia di "Giovinezza" era stata pubblicata sul quotidiano il 9 giugno 1921: "Circolano numerosi gli inni da cantarsi sul motivo musicale di 'Giovinezza'. Un postelegrafonico torinese ne manda uno a noi, e noi lo pubblichiamo augurandogli la fortuna di diventar popolare: 'La mia fulgida bandiera, / E il vessil della riscossa / È una fiamma tutta rossa / Simbol del lavoratore! // Per quel drappo immacolato / Sempre rosso e sempre forte / Sarà certa la mia sorte / Ch'è di vincere o morir // Giovinezza proletaria, / Sempre avanti con ardore / Pugneremo con valore, / Pel lavoro e la libertà. // Su giuriam giuriam compatti / D'esser oggi e sempre uniti / Con la fede in cor arditi / Sempre pronti a guerreggiare. // Sempre pronti alla battaglia / Noi saremo col fucile / Ma col pugnale Arma del vile / Certo non combatterem! // Giovinezza, ecc. ecc.' "74.
Gli auguri del quotidiano a quanto pare non furono sufficienti - dato che il canto non è mai stato raccolto su campo - a renderlo popolare.
Ben diversa invece - come si è potuto constatare - la fortuna di "Delinquenza, delinquenza", così pubblicata dal quotidiano il 5 luglio 1921: "Si chiamano fascisti, / Vantan forza ed onore / Ma in realtà sono teppisti / Sotto il manto tricolore. // Degli Unni i discendenti / Disonorano l'Italia, / Son protetti dalla sbirraglia / Ed han sicura l'impunità. // Delinquenza, delinquenza / Del fascismo sei l'essenza, / Con delitto e con violenza / Si oltraggia la civiltà. // Sono avanzi di galera, / Son banditi, son ladroni, / Son la nuova mano nera / Al servizio dei padroni. // Nelle gesta brigantesche, / Son peggior dei Pellirosse, / Li spaventa 'Bandiera rossa', / Perché dovrebbero lavorar. // Delinquenza, delinquenza, ecc. // Coll'incendio e il vandalismo / Alle sedi proletarie / Voglion ridurre al servilismo / Le forti masse operaie // Alle donne, ai bambini, / Essi infliggono sevizie; / Non rispettan le canizie / Sempre al grido di Alalà // Delinquenza, delinquenza, ecc."75.

"Compagni d'Italia / Il popol si desta"

A conclusione di questa rassegna di canti sociali pubblicati su "L'Ordine Nuovo" ricordo infine questa parodia dell'inno nazionale apparsa il 31 luglio 1921: "Da cantarsi sull'aria di 'Fratelli d'ltalia', un lettore proletario ci trasmette questo inno che diamo come saggio di musa e di sentimenti popolari: 'Compagni d'Italia'/ Il popol si desta / Il vecchio leone / Rialzata ha la testa. // A noi la vittoria! / Le turpi catene / Di lutti e di pene / Alfine spezzò. // Armiamoci arditi! / Cacciamo i banditi / Vogliam la libertà. // Bastone fascista / il popolo non piega / Il vile soltanto / La fede rinnega // Non guidano servi / Le nostre bandiere / Le anime fiere / Son pronte a morir // Armiamoci... // Le poche e insincere / Coscienze vendute / Dai buoni, dai liberi / Non son temute // Di Spartaco i figli / Son pronti alla lotta / Battiamoci; in rotta / Vedremoli fuggir! // Armiamoci... // E quando risorti / Dal duro servaggio / Daremo alle masse / Il lieto messaggio // Su libera gara / Di opre feconde / Su vite gioconde / Il sol splenderà! // Armiamoci arditi / Cacciamo i banditi / Vogliam la Libertà"76.


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