Enzo Barbano (a cura di )

La Società di mutuo soccorso di Borgosesia
in un opuscolo del 1866 di Francesco Ottone



L'Istituto ha deciso di ristampare alcune pagine di un opuscolo ormai introvabile: "Statistica generale dei 25 anni sociali" della Società di mutuo soccorso degli operai di Borgosesia, compilata dal segretario Francesco Ottone il 23 aprile 1886 e stampata dalla tipografia di Angelo Galimberti.
Una scelta attuale in questi anni, che vedono l'attenzione di diversi studiosi rivolgersi a queste società operaie, che rappresentano un aspetto significativo dell'ambiente socioculturale piemontese della seconda metà del secolo scorso.
La prima di esse sorse a Pinerolo nel 1848 e ben presto molte altre si diffusero in tutta la regione. In Valsesia la prima fu quella di Varallo, del 1858, che raggiunse subito i duecento iscritti grazie alla alacrità di Luigi Bracciano e di Antonio Colleoni. Seguì quella di Borgosesia nel 1861 e poi in breve quelle istituzioni si diffusero in tutta la valle
1.
Su scopi e intenti di questi sodalizi non ho che da trascrivere quanto ebbi modo di pubblicare in un mio, ormai non più recente, lavoro2.
"Queste società si prefiggevano chiari scopi di apoliticità, di risparmio, di mutuo soccorso e di libero lavoro; si proponevano programmi di miglioramento e di assistenza; organizzavano scuole serali e riunioni.
È vano ricercare in esse qualche prodromo od elemento foriero del socialismo, perché proprio queste società nulla avevano che potesse riguardare la lotta di classe, ma corrispondevano unicamente alla necessità di assistenza reciproca. Va anzi rilevato che più tardi, sorto il socialismo, queste società ebbero la simpatia delle classi abbienti che, ovviamente preferivano vedere gli interessi degli operai tutelati da organizzazioni apolitiche anziché da un vero e proprio partito".
Dalla lettura dell'opuscolo in questione emergono tre figure significative della Borgosesia di quel tempo: Andrea Castellan, considerato il propugnatore del sodalizio, Michele Carmellino Della Bianca, che fu il primo presidente, e Francesco Ottone, estensore dell'opuscolo stesso.
Andrea Castellan era nato a Vicenza nel 1812; di professione "gabellotto", si trasferì a Borgosesia verso la metà del secolo con la moglie e i sette figli. In seguito si diede al commercio come produttore di birra e aprendo in Borgosesia un caffè-pasticceria.
La sua vita ebbe una grande svolta allorché il celebre tenore Donzelli ascoltandolo, probabilmente durante l'esecuzione di brani di circostanza nell'oratorio di Sant'Antonio a Borgosesia, si accorse delle grandi possibilità della sua voce. Lo stesso maestro Mercadante compilò, per lui e per Donzelli, l'opera "Il bravo di Venezia", che ebbe grande successo. Iniziò così per Andrea Castellan una promettente ma breve carriera.
Partecipò a diverse tournées all'estero, con la famosa Adelina Patti ed altri celebri cantanti. Interpretò al Teatro Tasca di Borgosesia "Il barbiere di Siviglia", accompagnato al piano dal maestro Fassò. Fu tenore di grazia alla corte di Vienna.
Era infatti un tenore melodico. Si disse di lui che "cantava con l'anima". Rimase famosa una sua interpretazione dell'ultimo atto della "Lucia di Lammermour". Il dispiacere per la morte della moglie ed il passare degli anni indebolirono poi la sua voce. La "Traviata", andata in scena la sera di Natale del 1850 al Teatro Nazionale di Torino, segnò la fine della sua carriera, anche se continuò a Borgosesia a cantare durante gli uffici religiosi, accompagnato dall'organo. Morì nel 1889. Religiosissimo lasciò il ricordo di un grande gentiluomo ed ebbe, durante le sue esequie, un commosso saluto dal notaio Giovanni Enrico.
Si era però raccolta intorno ad Andrea Castellan, a Borgosesia, una società filarmonica e furono proprio diversi componenti di questa associazione ad essere incoraggiati da lui a lanciare l'idea della costituzione in Borgosesia di una società operaia di mutuo soccorso.
È questo un particolare che richiama alla mente quel "Casino di conversazione e di lettura" di Varallo, da cui scaturì la fondazione del Club alpino valsesiano.
Come sempre fu la volontà fattiva dei "soliti pochi" a costruire molto.
Michele Carmellino Della Bianca fu un valente imprenditore di Borgosesia di quegli anni, industriale cartario. Va a merito della sua chiaroveggenza e della sua filantropia se la tassa sul macinato non ebbe in Valsesia, nel 1868, le gravi conseguenze che ebbe altrove.
Francesco Ottone lasciò il suo nome nella storia di Borgosesia per una quantità di coraggiose iniziative.

Titolare di un'azienda commerciale fu anch'egli propugnatore della Società operaia sia maschile che femminile. Fondò "La Fratellanza" per i soccorsi in caso di morte. Lanciò l'idea della costruzione del Teatro Sociale. Mancando allora Borgosesia di una strada di accesso alla stazione, fu lui che ideò la famosa canzone di "Peru Magunella e Gin Fiammàa", che sollevava tale problema e che diede inizio ai carnevaloni di Borgosesia, le cui maschere furono da lui direttamente ispirate.
Per lungo tempo fu consigliere comunale e sindaco dal 1893 al 1902, portando in quell'amministrazione "giovanili entusiasmi e intuizioni geniali". Sono al suo attivo notevoli realizzazioni dell'epoca: l'alberatura della strada della stazione, la sistemazione di piazza Cavour e di via Nicolao Sottile, le migliorie all'asilo, all'ospedale, alle scuole femminili, l'Esposizione agraria e zootecnica valsesiana, opere di igiene e di nettezza urbana.
In seguito, anche perché colpito dalla perdita della figlia carissima, si ritirò a vita privata. Morì a Borgosesia nel 1942 a novant'anni.
In genere queste società operaie erano espressione di una filantropia laica. Non a caso Aldo Alessandro Mola ha rilevato il contrasto nelle logge massoniche del tempo tra l'ala moderata e le tendenze democratiche "diffuse nella rete di Società operaie di mutuo soccorso, da quindici anni use a radunarsi in congressi in cui la tematica sociale e politica ora agitata anche dalla Famiglia liberomuratoria era presente senza il formulario rituale"
3.
Le pagine che seguono possono dare un'idea degli intenti, degli sforzi, delle attività, degli uomini che costituirono questo sodalizio operaio borgosesiano.


Quando a Napoleone fu detto che le Alpi impedivano il passaggio del suo esercito in Italia, egli rispose: allora non vi saranno più Alpi!, e costruì la strada del Sempione, lavoro da Napoleone.
Quando nella mente dell'uomo sta fisso un volere così risoluto, l'effettuazione e la felice riescita sono quasi certe. Nella mente del socio Andrea Castellan, or sono 25 anni, stava fissa l'idea d'istituire una società di Mutuo Soccorso, e la comunicò ai suoi allievi filarmonici. Questi aderirono, e facilitarono il compito al Castellan tanto amorosamente, che in breve tempo si poté tenere nel Teatro in casa Tasca una riunione preparatoria, che fu quella in cui si gettarono le basi di questa ormai benemerita associazione. È bene però, o Soci, che voi ritorniate col pensiero al 1861, cioè a quegli anni di risveglio per tutti e per tutto. Allora, appena fatta libera la Lombardia, ogni cittadino andava superbo di chiamarsi Italiano; allora era vivo il sentimento d'amor patrio, di comune benevolenza; allora le parole d'eguaglianza e di fratellanza erano altamente sentite e provate coi fatti sui campi della gloria, a Magenta, a Solferino, a Palestro; s'eran data la mano e poveri e ricchi, e scienziati ed ignoranti; tutti erano concordi per combattere il nemico che invadeva il nostro suolo, che violava le nostre donne, e che s'arricchiva alle nostre spalle; in quei tempi bastava fare sventolare un cencio bianco, rosso e verde perché migliaia di cittadini s'affollassero tutti attorno uniti e compatti per l'onore della patria e per il benessere comune, pronti a qualsiasi sacrificio di persona e di denaro. Ed ecco perché ritornando a quei tempi, o Consoci, voi comprenderete di leggieri come venisse subito accettata e benevisa la proposta Castellan e da operai e da ricchi Borghesi. Infatti nel dì 28 Aprile ebbe luogo la prima riunione nel Teatro Tasca, ed eccovi il verbale di detta seduta.

Verbale di congrega di diversi operai, Capi fabbrica, Lavoranti, Esercenti arti e mestieri, Negozianti ecc., del Mandamento di Borgosesia, onde discutere un progetto di Società di Mutuo Soccorso in Borgosesia.
L'anno 1861 addì 28 Aprile, circa le ore 8.30 nella sala del Teatro, previo avviso pubblicato dietro gli opportuni concerti ed autorizzazione dell'autorità locale, onde stabilire in questo Borgo una Società di Mutuo Soccorso, si sono radunati in questa sala i Signori: Iorietti Pietro, Salvaterra Francesco, Calderini Giuseppe, Orsolano Luigi, Avondo Giovanni, Perincioli Teodoro, Ratti Giuseppe, Tosetti Pietro, Bevilacqua Francesco, Abderalden Giovanni, Pelozzi Michelangelo, Cossati Giacomo, Abderalden Figlio, Tara Giovanni, Bottazzi Pasquale, Schiavi Nicola, Capra Giulio, Zoppi Pietro, Gioia Battista, Brecher Samuele, Forno Ulderico, Degrandi Giovanni, Pignatta Giovanni, Pignatta Carlo, Pignatta Raimondo, Pignatta Antonio, Marchetti Luigi, Castoldi Giuseppe, Cappellaro Francesco, Pastore Serafino, Canova Giovanni, Perincioli Giovanni Battista, Capra Lino, Malberti Alessandro, Schiavi Antonio, Diversi Pietro, Raviciotti Giovanni, Guglielmi Francesco, Molino Giovan Battista, Castellan Andrea, Conti Carlo, Iorietti Giovan Battista, Deantoni Carlo, Bianchetti Giovanni, Stoppani Damiano, Lamberti Daniele, Antongini Filippo, Balzano Lorenzo, Iorietti Antonio, Castellani notaio Giuseppe, Vercellino Giovanni, Durola Antonio, Lanfranchi Giuseppe, Zenone Davide, Polo Carlo, Bevilacqua Giacomo, Moranzoni Giovanni, Braia Giuseppe, Fiore Pietro, Ferro Giovan Battista, Rattazzi Pietro, Ioretti Pietro, Sesone Giovanni, Vercelli Alberto, Lanfranchi Donato, Mognetti Battista, Custone Francesco, Franchini Giovan Battista, Milanoli Giuseppe, Voisi Pietro, Ottone Giosuè, Iorietti Pietro fu Battista, Milanaccio Giovanni, Bosisio Eliseo, Zenone Angelo, Fantini Agostino, Zanaroli Antonio, Vercelli Battista, Ariotti Giovanni, Negri Carlo, Lanfranchi Pasquale, Salvaterra Giuseppe, Caprioli Biagio, Barchietto Bernardo, Sesone Carlo, Viocca Giuseppe, Mognetti Giovanni, Gonini Tomaso, Filiberti Luigi, Sesone Gabriele, Magiuncada Giuseppe, Corticelli Carlo, Vecchi Angelo, Brecher Pietro, Croce Luigi, Marchetti Giovanni, Mangola Pietro, Mo Giovanni fu Carlo, Degrandi Camillo, Bevilacqua Angelo, Davinzio Giuseppe, Gugliermina Giovanni Battista, Andreini Giovanni ed Origoni Giuseppe; i quali annuendo di buon grado all'invito pubblicato come sopra, ed anzi, visti gli immensi vantaggi che dalla stessa potrebbero derivare, massime alla classe operaia assai numerosa stabilita in questo Comune e Mandamento, onde discutere e portare quelle variazioni che saranno del caso al progetto di regolamento redatto per cura di persona che pare desideri farne parte, hanno incominciato col procedere alla votazione per la nomina dell'ufficio provvisorio il cui risultato si fu il seguente: Presidente: Signor Castellani notaio Giuseppe; Consiglieri: Antongini Filippo, Molino Giovanni Battista, Lanfranchi Giuseppe, Perincioli Giovanni Battista, e Castellan Andrea Segretario.
Procedutosi quindi alla disamina del regolamento presentato come sopra, letto e discusso, venne approvato all'unanimità sotto le variazioni designate in margine allo stesso.
Procedutosi quindi all'ufficio definitivo vennero all'unanimità eletti a Presidente: Signor Carmellino Dellabianca Michele; Vice Presidenti: i Signori Antongini Filippo e Sandretti Giovanni Battista; Tesoriere Sig. Perincioli Giovanni Battista, Segretario Sig. Castellan Andrea, Consiglieri: Bader Giovanni, Guglielmi Francesco, Milanaccio Giovanni Pietro, Milanoli Giuseppe, Capra Lino, Schiavi Nicola, Pignatta Raimondo, Molino Giovanni Battista, Stoppani Damiano, Fantini Agostino, Ariotti Giovanni, Moranzoni Giovanni, Lanfranchi Giuseppe, Cappellaro Francesco, Mognetti Giovanni Battista, Capra Giulio.
Previa lettura per me Segretario assunto del presente verbale, il medesimo viene da tutti quanti sovra costituenti l'ufficio provvisorio sottoscritto Castellani notaio Giuseppe; Antongini Filippo, Molino Giovanni Battista, Lanfranchi Giuseppe, Perincioli Giovanni e Castellan Andrea Segretario.
Dalla lettura di questo verbale di leggieri voi, o Soci, comprenderete benissimo quale concordia, unione ed ardore patrio regnassero in quell'epoca, e con quanto amore e tenacità siansi adoprati i soci promotori che sono i seguenti Signori: Castellan Andrea, Pelozzi Michelangelo, Calderini Giuseppe, Balzano Lorenzo, Capra Giulio, Capra Lino, Milanoli Giuseppe, Guglielmi Giuseppe, Molino Giovanni Battista, Moranzone Giovanni, Mangola Pietro, Pignatta Raimondo, Vercelli Alberto, Andreini Giovanni, Zenone Francesco, Cappellaro Francesco, e Perincioli Giovanni Battista.
Fatta la prima riunione, si venne alla sottoscrizione dei Soci Fondatori che furono [...]1274.
Nell'annata poi se ne ammisero 53 che formarono il numero di 180 soci in fine d'anno.
Si dette subito mano alla revisione dello statuto, tolto da una Società di Mutuo Soccorso di Genova, poiché nel 1861 poche erano ancora in Italia le Società di Mutuo Soccorso; infatti a Varallo era da pochi mesi istituita; a Romagnano s'istituì nel 1863; a Borgomanero pochi mesi dopo la nostra, ad Arona nel 1866, a Gattinara nel 1860, per citarvi paesi di importanza quasi eguale al nostro. E sempre per portarvi col pensiero in quegli anni così pieni d'entusiasmo e di fede, vi darò lettura di un discorso fatto il giorno d'inaugurazione di questa Società.
Di questi discorsi allora se ne facevano molti, ma al giorno d'oggi sono antichità da museo perché oggi giorno non si trova più quell'entusiasmo ardente, quel desiderio di prosperità comune, quella sacra fiamma d'amore che deve congiungere il ricco col povero, lo scienziato coll'ignorante, il forte col debole; fratellanza ed eguaglianza ora sono più spesse volte ripetute a parole ma non regnano in fatto sovrane fuorché lassù in Campo Santo. Perdonate, o Soci, questo mio pessimismo; ma l'afa odierna non è niente giubilante, sono vere illusioni le speranze di 25 anni; oggi questa bell'Italia è contristata dagli scioperi, dal colera, dalla pellagra.
Ho camminato fuori del seminato contro mio volere; domando a voi scusa, e ritorno nella relazione.
Dei 127 soci fondatori, esistono attualmente ancora nella società n. 44; 35 sono deceduti e 38 cancellati, 10 per dimissioni, 13 per morosità e 5 per espatrio.
Dei 44 esistenti ne abbiamo 3 che oltrepassano i 70 anni d'età, 5 che superano i 60; 20 più di 50 e 16 oltre i 40 anni.
Soddisfacente poi è lo stato fisico dei soci fondatori, poiché se ne riscontra uno solo cronico e gli altri ancora esistenti sono tutti abili al lavoro; e questo dev'essere un premio concesso dal cielo per l'opera benemerita da questi bravi soci compiuta.
Gettate le prime basi, si pensò subito al Vessillo Sociale, il quale venne acquistato a Milano per mezzo del Signor Filippo Antongini e provveduto mediante offerte dei soci, privati e feste da ballo, dove prestavasi quasi gratuitamente la Società filarmonica promotrice della Società, per cui l'introito a beneficio della bandiera era sempre considerevole, a merito altresì della commissione incaricata, con a capo, quasi sempre, il bravo socio Bianchi Barnaba.
La festa d'inaugurazione della Bandiera venne celebrata addì 25 Maggio del 1862 con un discreto numero di Società Consorelle, ed un discorso eloquente del parroco Don Francioni prima della benedizione. (In quei tempi s'usava benedire le bandiere). Nel 1864 venne distribuito il regolamento-statuto ai soci.
Negli anni successivi nulla degno di nota; varie contestazioni incorse fra segretario e qualche consigliere, fra soci e Consiglio furono causa della decadenza del numero di soci, i quali da n. 228 nel 1863 diminuirono a soli 167 nel 1873; questa crisi scomparve mediante inoculazione di sangue nuovo e giovane nelle vene dell'ammalata coll'entrata di 49 nuovi soci nel 1875; nello stesso anno venne celebrata la festa del 15o anniversario, che fu riescitissima sia per i ricchi premi della tombola di beneficenza come per il numeroso concorso di rappresentanze delle consorelle coi loro vessilli. Nel 1880 vi fu un'altra breve lotta di partiti, causa la cura medica e magazzino cooperativo; questa venne però subito troncata colla dimissione in massa della direzione e presidenza. Eletta la nuova amministrazione, cessarono le lotte di partiti e vi regnò fra i soci la massima concordia, e i soci salirono sino a 244 nel 1884 ed al 31 dicembre 1885 si contarono soci 235 effettivi e 21 onorari, totale n. 256. [...]5
Per non tediarvi colle cifre leggendo il qui presente specchio del movimento dei soci effettivi nei 25 anni di società, vi riassumerò le principali date che sono: nel 1861 soci iscritti 127, entrati 53, cancellati per decesso 1, per morosità 5, esistenti in fine d'anno 173.
Questi 173 sono divisi6 in: 13 Negozianti, 4 Industriali, 20 Cappellai, 11 Tessitori, 7 Calzolai, 4 Sarti, 11 Tintori, 7 Filatori, 2 Cernitori lana, 1 Cardatore lana, 2 Contabili, 3 Caffettieri, 4 Lattonieri, 17 Falegnami, 5 Bottai, 1 Ramaio, 1 Sellaio, 2 Ombrellai, 1 Gessatore, 1 Meccanico, 7 Cartieri, 5 Muratori, 5 Carrettieri, 1 Vetturale, 1 Manuale, 1 Barbiere, 2 Farmacisti, 2 Contadini, 1 Arrotino, 1 Selciatore, 9 Conciapelli, 1 Materassaio, 3 Segantini, 1 Carradore, 1 Panettiere, 1 Macellaio, 1 Brentatore, 1 Bastaio, 1 Maniscalco, 1 Tornitore, 1 Portiere, 3 Osti, 1 Magazziniere, 2 Stallieri, 1 Capo Mastro Muratore; dell'età da 15 a 20 anni n. 5, da 21 a 25 n. 18, da 26 a 30 n. 32, da 31 a 35 n. 31, da 36 a 40 n. 37, da 41 a 45 n. 23, da 46 a 50 n. 12, da 51 a 55 n. 6, da 56 a 60 n. 7, da 61 a 70 n. 2.
Nel 1862 entrarono 67 soci e ne uscirono 14 ed 1 morto; ed anche di quest'anno posso darvi il numero delle professioni come l'età dei soci, e così di seguito - sino all'85.
Il totale dei soci entrati tutti gli anni nella Società è di 547 [...]. Il totale dei morti è di 79 [...]. Il numero dei cancellati in totale è di 312 [...].
I soci dimissionari furono 38 [...], i morosi 150 [...], i soci espatriati furono 45 [...]. Gli ammalati furono nei 25 anni n. 1.093, con 25.812 giornate di malattia e 23.920 di sussidio; faccio qui notare ai soci che prima del 1880 i soci ammalati non avevano diritto a sussidio la prima e l'ultima giornata di malattia; dal 1880 in avanti in vece venne deliberato di concedere sussidio dal 1o giorno sino all'ultimo compreso. [...].
L'età degli ammalati la tengo qui divisa come le professioni, ma per essere breve dirò che il numero maggiore degli ammalati sarebbe dai 31 ai 50 anni, il numero medio dai 26 ai 30 e dai 51 ai 60 la minima dai 15 ai 25 e dai 61 agli 80. Per le professioni gli ammalati abbondano fra i muratori, cartieri, cappellai e falegnami. Le malattie più frequenti sono le febbri n. 325; le gastriche e bronchiti n. 300; le contusioni e fratture n. 99; i foruncoli e paterecci n. 71; le ferite n. 60; più seguono le polmoniti in n. di 34; le oftalmie n. 32; un infortunio sul lavoro, seguito da morte (muratore), una cecità per cataratta (ora operata da un occhio), 169 altre malattie e 2 suicidi.
I soci che s'ammalarono nei 25 anni sociali sono stati 314 sopra 547 inscritti [...].
I muratori, cartieri e calzolai furono i più soggetti alle febbri, fratture e contusioni, i contadini, calzolai, conciatori e bottai alle ferite e contusioni, i carrettieri e vetturali alle ferite [...].
I cronici furono 8 e 2 inabili per vecchiaia; 12 sono le vedove dei soci soccorse coi sussidi della Società e 4 orfani. [...] Nelle professioni il numero maggiore dei morti sono cappellai, falegnami, gessatori, carrettieri, maniscalchi, lattonieri e tessitori.
[...]7
Per ultima rivista di questi 25 anni sociali passerò alla seconda parte del programma di quest'istituzione cioè dell'istruzione.
Questo è, a mio modo di vedere, il primo soccorso necessario al Socio, subito dopo quello materiale dei casi d'inabilità al lavoro; l'istruzione è l'anello che deve congiungere l'operaio col padrone, il ricco col povero; è la barca carontiana di questo mondo che trasporta l'infelice uomo semi-bruto nel congresso della classe civile; poiché l'uomo senza istruzione è nient'altro che una macchina di cui il motore principale è la fame ed il diritto d'esistenza comune; conscia di tanto dovere, l'amministrazione di questa Società stabilì nel 1864 le scuole serali, le quali vennero inaugurate con un patriotico discorso del presidente Giovanni Battista Sandretti addì 5 gennaio, e continuate consecutivamente in tutti gl'inverni.
Nei primi anni questa scuola era frequentata da molti soci, uomini maturi, padri di famiglia che colla buona volontà riescirono a svestirsi della camicia di Nesso, l'analfabetismo, e fra questi piacemi ricordare certo Rho Giovanni, mio condiscepolo di scuola serale nel 1866, il quale affatto analfabeta nella sua entrata, alla fine del periodo scriveva sotto dettato e vi scioglieva un esercizio di sottrazione; nei due anni che frequentai la scuola serale quale alunno e nei due altri quale coadiutore del Castellan, insegnante pazientissimo e perseverante, molti altri di questi soci vi potrei additare i quali devono la loro emancipazione civile alla nostra Società Operaia.
Da più anni la scuola serale nostra non conta più di questi analfabeti d'oltre 20 anni; ora sono giovani operai dai 12 ai 20 anni che la frequentano, ed anche questi molti ora sono padri di famiglia e devono benedire quest'istituzione che loro diede il pane dell'istruzione, senza mancare agli obblighi del mestiere, per molti di essi necessario al loro mantenimento ed al sostegno dei genitori.
Le nostre scuole serali si aprono quasi annualmente ai primi di Novembre e si chiudono agli ultimi di Marzo; per cui sono 5 mesi di scuola, tre sere per settimana, e vi furono degli anni che si facevano scuola tutte le sere, ma questo stanca troppo gl'insegnanti e forse anche gli allievi. Gl'insegnanti furono or uno or due a seconda del numero degli scolari i quali variavano dai 55 ai 40 ogni anno inscritti; con una media di 30 frequentatori seralmente.
L'istruzione si divide in varie classi: l'analfabeta, la 1a elementare, 2a, 3a ed anche 4a in qualche anno; dal 1864 al '77 era solo accessibile ai soci e figli dei soci; dal '77 avanti sono accettati tutti coloro che abbiano compiuto i 12 anni d'età ed esercitano una professione qualunque.
Per varii anni si distribuirono dei premi ai più diligenti ed ai promossi; da due anni non si danno più. Per questa scuola serale noi ricevemmo dal Governo e dal Comune dei sussidi dal 1876 avanti quasi annualmente, e nel 1884 ottenemmo L. 150 dalla cassa di risparmio di Milano, col patto però d'istituire una scuola del disegno domenicale ed una biblioteca, come era già intenzione dell'amministrazione; infatti nell'inverno 84-85 s'istituì la scuola del disegno serale, gli allievi furono 18 e continuarono sino alle ultime sere di Marzo; v'era un insegnante del disegno geometrico architettonico e due per l'ornato; nell'inverno scorso invece non si fece più serale perché si verificò un danno a carico della scuola elementare di cui gli allievi la disertavano per questa; invece si fece festiva cogli stessi insegnante e continua oggi dì col n. di 14 allievi, 10 d'ornato e 4 d'architettura e geometria.
In assemblea generale del 1885 venne pure deliberata la scuola domenicale per gli adulti ma, pubblicato l'avviso d'apertura, nessuno rispose all'appello; si ritenterà la prova nell'anno venturo colla speranza che i soci comprenderanno tutta l'importanza di questa scuola, sia per gli analfabeti come per coloro cui deve servire di complemento all'istruzione ricevuta; tanto più che la direzione sociale volle ridurla festiva per dividere la scolaresca fra i giovinetti anteriori ai 20 anni e quelli che li hanno compiuti ed anche di molto passati.
Certamente se nella nostra società i patrioti e benemeriti della stoffa degli Antongini abbondassero (ma pur troppo di tali mosche bianche se ne contano poche, molte forse a parole ma rade a fatti), si potrebbe aggiungere l'insegnamento della lingua francese o qualche studio superiore; s'aumenterebbero gli insegnanti e s'allargherebbero i locali, quando però ci fosse la buona volontà nell'operaio e nei padri di famiglia d'istruire ed educare i loro figli le nostre scuole sarebbero sufficienti per l'istruzione che deve avere un buon operaio.
Per completare quest'educazione è pur necessaria una biblioteca ben fornita di libri saggi di storia patria ecc. libri che sono di prezzo troppo elevato per la borsa dell'operaio ma che sarebbe necessario fossero letti. Di questa nuova biblioteca sta studiando l'effettuazione la direzione, auguriamoci presto il compimento coll'aiuto di chi può che deve a chi non può.
E prima di terminare questa parte della mia relazione lasciate che io vi creda tutti convinti della necessità che abbiamo d'istruirci; perché noi operai che abitiamo nei villaggi e nei borghi siamo meno istruiti di quelli di città, perché essi possono completare la loro istruzione colla pratica dei fatti di cui giornalmente si trovano al contatto, per mezzo delle ricche biblioteche popolari, di cui essi hanno dovizia, noi doloroso difetto. E tanto più necessaria è l'istruzione per l'avvenire che ci prepara il secolo dell'operaio; non lasciamoci adunque cogliere impreparati [...]
Per quanto questa Società abbia potuto fare nel quarto di secolo della sua esistenza in prò della classe lavoratrice, molto ancora le rimane a fare e non è mai perciò abbastanza raccomandata la concordia degli associati e la generosità di chi può per adempiere a tutte le attribuzioni che spettano ad una associazione benemerita, fra le quali specialmente: 1a Avere un fondo di pensione per la vecchiaia. I soci da più di 25 anni ed inabili o quasi al lavoro, devono avere diritto ad una modesta pensione, anche del solo pane e brodo, ma fissa sino alla loro morte; ora invece loro non si concede altro che un sussidio straordinario, che non raggiunse mai le 100 lire; 2a Un fondo speciale per i casi d'infortunii sul lavoro nel caso d'inabilità d'oltre i tre mesi, ed alla vedova in caso di morte del socio; 3a Un magazzino cooperativo; 4a I medicinali gratuiti. In merito alle prime due attribuzioni, è bensì vero che il Governo propose per la prima di occuparsi e per la seconda la poté far passare per legge che da due anni e più funziona nello Stato; ma ha essa incontrata la benevolenza delle associazioni? Ha questa legge portato buoni frutti? Sembra anche dalla relazione del ministro Grimaldi al Senato che non corrispose per niente alle speranze dei legislatori.
La Commissione incaricata dalla nostra Presidenza dello studio di questa nuova legge, prima di proporre l'assicurazione dei soci, ha sino al 1884 risposto negativamente inquantoché il contributo annuo dei Soci che esercitano le professioni più pericolose è troppo pesante per l'operaio che vive già con una paga modesta, ed ha soggiunto che cogli stessi impegni potrebbe la Società stessa formare un fondo a parte per quest'associazione contro gl'infortunii sul lavoro, che anche esercitata più modestamente può corrispondere molto meglio allo scopo. E valga il vero; disaminata la statistica dei nostri soci, nel periodo di 10 anni si verificò un sol caso d'infortunio seguito da morte, e ne fu vittima un muratore. Se verrà approvata dal Senato quell'ultima di complemento alla prima sulla responsabilità dei padroni e proprietari negl'infortuni sul lavoro coll'obbligo ai padroni stessi dell'assicurazione dei loro operai, allora verrà forse facilitata l'opera della Società, ma certo difficilmente verrà passata dal Senato e quand'anche lo fosse ci sarebbe da temere che alla fin fine sia sempre l'operaio che ci perderà nella giornata. Prima di pronunciare sentenza attendiamo i fatti.
Circa il magazzino cooperativo, varii soci lo hanno fin dal 1876 proposto, ma l'assemblea gli dette voto contrario. E qui militano in favore varie buone ragioni e contro altrettante. Prima di tutto venne osservato che, tanto più al presente, nel paese sono numerosissimi i negozianti di generi alimentari e regna fra questi una concorrenza spietata per cui la merce si può acquistare a buon prezzo; in secondo luogo nel nostro paese non esistono quei tapini d'operai che devono vivere con una paga che varia dai cent. 80 ad una lira al giorno, la mercede minima dei nostri operai è di L. 1,50 al giorno; perciò l'operaio brama vivere a suo talento, comperando i commestibili dove gli paiono più buoni ed a buon mercato; in suo favore invece ci sarebbe pur sempre l'economia che risulterebbe dall'avere un magazzino; e qualche centinaia di lire di risparmio annue sarebbero le ben venute anche per l'operaio ben pagato.
Colle correnti attuali io invece troverei preferibile al magazzino una cooperazione generale coi negozianti, così che il socio possa provvedersi in qualsiasi negozio col mezzo di Cartoline Sociali portanti il beneficio del 10 per cento di sconto. Queste cartoline sarebbero distribuite dalla Società ai soli operai che lavorano a giornata e che vivono con quella; porterebbero la firma del socio e del cassiere, e verrebbero ritirate una volta al mese dai negozianti associati. Questo è un pensiero tutto mio; se credete possa essere preso in considerazione raccoglietelo, ed io mi impegno di renderlo effettuabile, se no fate conto sia giunto come rugiada che dopo mezz'ora di sole svapora. Per le medicine, se ne parlò all'assemblea del 1885, e, ben studiato il metodo acciocché non vi succeda la frode, credo presto si possa aggiungere ai benefizi del socio.
Uno dei non ultimi meriti di questa Società, non va dimenticato, fu quello della cooperazione prestata nell'impianto della nuova Associazione Femminile di Mutuo Soccorso, Società che conta 3 anni di vita e già sparse il suo benefico soccorso morale coll'istruzione alle Socie, mediante le Scuole Serali frequentatissime, e quello materiale con varii sussidi per malattia, per parto o persino straordinario ad una povera socia colpita da cecità; l'aiuto prestato nel cencedere l'uso delle sue sale e poi coll'accettarla a condividere la stessa sede sociale con nessun disturbo a questa Società, che ne riceve anzi un lieve profitto nella divisione del fitto. [...]
Borgosesia 26 aprile 1886.
Ottone Francesco


note