Piero Ambrosio

In difesa della Spagna repubblicana
Vercellesi, biellesi e valsesiani volontari antifascisti in Spagna (1936-1939)




José Gomez, un autista quarantenne di Barcellona, è antifascista da lunga data: ha subito angherie e aggressioni dei fascisti, fino al punto di essere costretto a lasciare il suo paese e a cercare rifugio e lavoro prima in Francia e poi in Spagna.
Infatti "Gomez" non è uno spagnolo: è un biellese. Il suo vero nome è Giovanni Barberis, è un militante anarchico espatriato clandestinamente nel 1921.
L'alzamiento dei generali provoca in lui un'immediata reazione: costruisce una rudimentale autoblinda e raggiunge Vicién, in Aragona, quartier generale della "Colonna italiana", in cui si arruola.
Barberis è il primo antifascista della provincia di Vercelli a combattere in difesa della repubblica spagnola. E sarà il primo a morire, a Huesca, il 1 settembre, colpito da una granata1.
Un altro biellese si trova già in Spagna nel momento in cui scoppia la rivolta fascista: è Carlo Ravetto, un dirigente comunista giunto tre anni prima dal Sudamerica.
Nato nel 1900 a Mezzana Mortigliengo, tessitore, aveva aderito, giovanissimo, alla Federazione giovanile socialista e, successivamente, al Partito comunista, svolgendo intensa attività sindacale e partecipando alle lotte antifasciste.
Nel 1921 era emigrato in Argentina, stabilendosi a Buenos Aires, dove era diventato un dirigente del partito e del sindacato dei tessili. Si era impegnato anche nell'Alleanza antifascista, di cui era diventato membro del comitato esecutivo nazionale, e nel Soccorso rosso. Licenziato per motivi politici ed arrestato più volte, nell'aprile del 1931 era stato espulso ed aveva dovuto trasferirsi in Uruguay. Rientrato nel febbraio dell'anno seguente, dopo essere stato ancora arrestato e nuovamente espulso, nel settembre del 1933 era partito alla volta di Barcellona.
Durante la guerra civile parteciperà all'organizzazione delle unità militari dell'esercito popolare e sarà impegnato nel servizio d'informazione e di propaganda radiofonica.
Anche Plinio Lario, che risulta arruolato il 28 luglio, probabilmente si trovava già in Spagna al momento dello scoppio della guerra civile.
Nato nel 1894 a Biella, è anch'egli comunista. In gioventù era stato tessitore; in seguito, trasferitosi in Puglia, si era dedicato al commercio, fino a quando, nel 1928, era emigrato clandestinamente in Francia.
Militante molto impegnato, nell'ottobre del 1930 era stato arrestato perché trovato in possesso di una bomba che intendeva far scoppiare nella sede del Fascio di Parigi: dopo aver scontato una condanna a tre anni di reclusione era stato espulso e si era reso irreperibile.
Durante la guerra civile spagnola opererà con un gruppo di italiani nella regione basca, combattendo a Irún e in altre località. In seguito all'avanzata dei fascisti nel Nord, riparerà temporaneamente in Francia, arruolandosi successivamente nella squadriglia "España", con la quale combatterà sul fronte di Madrid; sarà quindi trasferito alla brigata "treni blindati" e successivamente al servizio informazioni dell'Armata del centro, con il grado di maggiore. Divenuto inabile in seguito ad una ferita e ad un intervento chirurgico, sarà infine addetto al servizio di censura a Madrid, dove rimarrà fino al marzo del 1939.
Tra i primi volontari antifascisti originari della provincia di Vercelli a raggiungere la Spagna vi è Enrico Bonora, nato a Boccioleto nel 1897, ma vissuto a Mosso Santa Maria fino al 1919, quando, congedato dall'esercito, era emigrato in Svizzera con la famiglia.
Trasferitosi in seguito nel Liechtenstein, ed occupatosi come operaio tessile, dopo essere ritornato in Italia per un breve periodo, era emigrato in Francia e successivamente in Belgio e nel Lussemburgo, dove si era occupato come imbianchino. Ritornato in Francia, vi era rimasto per quasi dieci anni, fino a quando, nell'agosto del 1936, aveva deciso di accorrere in Spagna.
Combatterà nei paesi baschi, sul fronte di San Sebastián, come sergente mitragliere. Catturato nei pressi di Santander da truppe fasciste italiane, nel novembre del 1937 sarà rimpatriato e condannato al confino.

La prima formazione di volontari italiani ad essere costituita, il 17 agosto, è la "Colonna italiana". Tra i suoi promotori vi è forse il biellese Riccardo Zanotto, un ex operaio nato nel 1904 a Salussola. Attivo militante comunista nel Biellese, divenuto funzionario del partito nelle Venezie, nel mese di dicembre del 1927 era stato arrestato a Trieste: denunciato al Tribunale speciale, era stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione. Scarcerato nel febbraio del 1930 per effetto di condono, era espatriato clandestinamente in Francia, raggiungendo successivamente l'Unione Sovietica, dove aveva frequentato la scuola leninista. Ritornato in Francia nel 1933, dopo qualche tempo era uscito dal partito, a causa di dissidi.
In Spagna, in seguito, farà parte di una formazione anarchica, raggiungendo il grado di maggiore. Combatterà a Huesca e Teruel, in Aragona.
Sempre nel mese di agosto nella "Colonna italiana" vengono arruolati, tra gli altri, i vercellesi Teresio Caron e Francesco Prevosto e i biellesi Luigi Viana e Andrea Macchieraldo.
Teresio Caron era nato a Gattinara nel 1896; manovale, poi cameriere, era emigrato in Francia nel 1920. Di tendenza prima anarchica e poi comunista, a Parigi aveva partecipato attivamente alla ricostituzione della Confederazione generale del lavoro.
Francesco Prevosto era nato a Santhià nel 1892. A ventun anni si era trasferito a Torino, dove aveva iniziato a frequentare il "Fascio libertario" e a farsi notare dalla polizia come propagandista anarchico. Nel 1914 era stato condannato a cinque mesi di reclusione per distribuzione di manifestini antimilitaristi. Dieci anni dopo era emigrato clandestinamente in Francia: espulso per la sua attività "sovversiva", si era trasferito nel Lussemburgo, dove aveva lavorato in una fonderia fino all'aprile 1928, quando era ritornato clandestinamente in Francia, stabilendosi a Parigi.
Luigi Viana, quarantenne, originario di Candelo, muratore, era stato tra i fondatori del Partito comunista nel Biellese, di cui, nel 1924, era divenuto il primo segretario di Federazione. Nel 1922 era stato condannato a sette mesi e mezzo di carcere per "eccitamento alla disubbidienza alla legge"; nel 1925, denunciato con l'accusa di aver organizzato cellule comuniste, aveva subito una nuova condanna a un anno.
Nel novembre del 1926 - erano ormai state varate le "leggi eccezionali"- poco dopo la scarcerazione, essendo ritenuto un pericoloso propagandista, gli erano stati inflitti tre anni di confino, che aveva scontato nelle isole di Lampedusa e di Ustica.
Nel marzo 1931 era emigrato clandestinamente in Francia, stabilendosi a Parigi, dove aveva continuato l'attività politica, portando anche felicemente a termine varie missioni clandestine in Italia. Nel mese di aprile dello stesso anno, al IV Congresso del Partito comunista, svoltosi nei pressi di Colonia, era stato eletto nel Comitato centrale.
Andrea Macchieraldo era nato a Nizza nel 1894, da famiglia originaria di Cavaglià. Meccanico, comunista, dopo aver risieduto a Torino, nel settembre del 1934 era espatriato clandestinamente nel Principato di Monaco.
Caron è il primo ad essere arruolato, il 2 agosto. Con la "Colonna italiana", combatterà in Aragona, nella battaglia del monte Aragón (che i volontari chiamano "monte Pelato") e a Huesca. Nel maggio del 1937 passerà alla brigata "Garibaldi", combattendo su vari fronti. Rimasto ferito a Fuentes de Ebro, in Aragona, il 12 ottobre 1937, nel gennaio 1939 sarà tradotto in Francia, su un treno ospedale, come invalido.
Anche Prevosto combatterà sul fronte di Huesca. Il 2 marzo 1937 sarà arrestato dalla gendarmeria francese nei pressi del confine, con altri tre volontari, al ritorno in Spagna dopo una licenza. Deferito all'autorità giudiziaria, sarà condannato a sei mesi di reclusione per infrazione alla legge che vietava l'arruolamento nelle milizie spagnole e per contravvenzione al decreto di espulsione.
Viana, dopo le battaglie del "monte Pelato" e di Huesca, combatterà aTardienta e ad Almudévar, sempre in Aragona. Nel febbraio del 1937 passerà al Gruppo di artiglieria internazionale, con il grado di tenente, partecipando ad altri scontri in Aragona e successivamente in Estremadura e nel Levante.
Macchieraldo invece viene dapprima addetto alla riparazione di motori d'aereo nei campi di Sariñena e Bujalaroz, in Aragona, e di Prat de Llobregat, in Catalogna, e successivamente sarà impiegato come mitragliere. Il 18 ottobre, sul fronte di Saragozza, sarà ferito al braccio sinistro in seguito all'abbattimento dell'aereo sul quale si trovava. Alla fine del 1937 sarà promosso ufficiale tecnico d'aviazione.

La seconda formazione di volontari italiani ad essere costituita è la centuria "Gastone Sozzi": tra i suoi promotori figura il vercellese Francesco Leone2.
Dirigente comunista trentasettenne, aveva alle spalle un'intensa attività politica: fondatore ed organizzatore degli Arditi del popolo a Vercelli e guardia rossa all' "Ordine Nuovo", era stato segretario della Federazione giovanile comunista di Novara e redattore de "Il Bolscevico". Più volte processato, aveva subito varie condanne, fino a quando, accusato dell'uccisione di un fascista durante scontri a Novara nel mese di luglio del 1922, era stato costretto ad espatriare in Francia. Successivamente era stato inviato in Unione Sovietica, dove aveva frequentato l'accademia militare "Tolmaciov" di Leningrado.
Rientrato in Italia all'inizio del 1925, con l'incarico di segretario interregionale per l'Emilia-Romagna, nel 1926 era stato inviato a Parigi, dove aveva diretto "Il Lavoratore", organo dei gruppi italiani del Partito comunista francese. Tornato in Italia, si era occupato della redazione de "l'Unità" clandestina a Milano. Scoperto ed arrestato nel luglio del 1927, era stato denunciato al Tribunale speciale e condannato a sette anni e sette mesi di reclusione. Scarcerato nel maggio del 1933, in seguito ad indulto, un anno più tardi era emigrato in Brasile, dove aveva partecipato al movimento insurrezionale promosso dall'Alleanza di liberazione nazionale, che era stato duramente represso. Richiamato dal Partito comunista italiano in Francia alla fine del 1935, era stato assegnato all'organizzazione del Soccorso rosso internazionale.
Come commissario politico della centuria "Gastone Sozzi", Leone organizzerà e dirigerà le operazioni sul fronte di Madrid, partecipando a vari scontri, tra cui quelli di Pelahustán, Real Cenicientos e Chapinería. Con lo scioglimento della formazione, alla fine di ottobre, contribuirà alla costituzione del battaglione "Garibaldi", entrando a far parte dello stato maggiore, con il grado di capitano. Combatterà ancora al Cerro de los Angeles e a Casa de Campo, sempre sul fronte di Madrid, comandando anche un attacco, nel corso del quale, il 23 novembre, sarà ferito.
Dimesso dall'ospedale, sarà inviato in Unione Sovietica ed in seguito ritornerà a Parigi, dove, nel 1938, sarà segretario dell'Unione popolare italiana e redattore de "La voce degli italiani".

Nel mese di ottobre si hanno i primi arrivi di contingenti organizzati di volontari: tra questi un nutrito numero di biellesi emigrati in Francia (perlopiù originari di Mongrando), che vengono arruolati nel costituendo battaglione "Garibaldi"3.
Adriano Rossetti è un muratore quarantaduenne, militante comunista, già deferito al Tribunale speciale (da cui era stato assolto per insufficienza di prove), risiede a Villeparisis, nella banlieue parigina, dove ha svolto intensa attività antifascista.
Arialdo Zanotti, manovale trentaseienne, comunista, era emigrato in Francia nel novembre del 1931.
Giovanni Calligaris, suo coetaneo, è nato in Francia. A Mongrando, dove la sua famiglia era tornata nel 1906, aveva partecipato alle lotte operaie del primo dopoguerra, militando dapprima nella Federazione giovanile socialista biellese e poi in quella comunista. Nel novembre 1921 era stato arrestato e condannato a sei mesi di reclusione per aver preso parte ad una manifestazione in cui era rimasto mortalmente ferito un fascista.
Nel 1922 era emigrato in Francia, stabilendosi ad Aulnay-sous-Bois, nei pressi di Parigi, ma due anni dopo era stato espulso per la sua attività politica e costretto a ritornare in Italia.
Nel febbraio del 1927 era stato coinvolto nelle indagini contro la cellula comunista che aveva contribuito a costituire a Mongrando, che era stata scoperta dai carabinieri.
Nel 1930 era nuovamente ritornato in Francia e si era stabilito a Villeparisis, dove aveva lavorato come decoratore.
Carlo Siletti, operaio trentaquattrenne, anch'egli comunista, era emigrato in Francia nella seconda metà degli anni venti per sfuggire alle persecuzioni fasciste: ne era stato espulso per il suo impegno politico, ma vi era rimasto illegalmente.
Anche Secondo De Margherita e Attilio Minetto erano emigrati negli anni venti, stabilendosi nella regione parigina.
Rossetti viene inquadrato nella 2a compagnia, della quale è nominato commissario politico. Combatterà sul fronte di Madrid: a Boadilla del Monte, Mirabueno, Majadahonda, Arganda e Guadalajara, dove, il 14 marzo 1937, sarà gravemente ferito al ventre e decorato sul campo. Ai primi di maggio verrà trasferito in un ospedale di Parigi per continuare le cure.
Zanotti, inquadrato nella 1a compagnia, prenderà parte a numerosi combattimenti sul fronte di Madrid (Cerro de los Angeles, Casa de Campo, Pozuelo de Alarcón, Boadilla del Monte e Mirabueno) finché, nel gennaio del 1937, contratta una pleurite, sarà ricoverato in ospedale. Rientrato nella formazione nel mese di marzo, poco dopo sarà promosso sergente. Dopo la costituzione della brigata "Garibaldi", parteciperà a combattimenti in Castiglia (Brunete), in Aragona (Huesca, Farlete, Belchite, Fuentes de Ebro, dove sarà promosso tenente) e in Estremadura, dove, a Campillo, il 16 febbraio 1938, rimarrà ferito al braccio sinistro, che gli dovrà essere amputato. Nel mese di agosto del 1938 rientrerà in Francia, dove sarà ricoverato in ospedale per tubercolosi: morirà il 27 febbraio 1943 a Parigi.
Calligaris è inquadrato nella 2a compagnia, di cui diverrà commissario politico. Parteciperà alle battaglie per la difesa di Madrid, a Boadilla del Monte, Mirabueno e Majadahonda. Ferito alla testa da un colpo di fucile, dopo due mesi di degenza in ospedale, riprenderà nuovamente il suo posto, partecipando alle battaglie di Guadalajara (dove ricoprirà per qualche giorno l'incarico di commissario politico del battaglione) e di Morata de Tajuña, sempre sul fronte di Madrid. Nuovamente ferito (accidentalmente da un compagno) al piede destro, sarà costretto ad un lungo ricovero. Guarito, ma inabile alle fatiche di guerra, sarà assegnato ad incarichi ausiliari, dapprima ad Albacete, base delle brigate internazionali, e successivamente a Valencia, come responsabile della delegazione delle brigate internazionali, con il grado di capitano.
Siletti combatterà a Casa de Campo, Boadilla del Monte, Mirabueno, Majadahonda, Arganda e Guadalajara. In seguito, inquadrato nel 1o battaglione della brigata "Garibaldi", combatterà in varie altre località, fino alle battaglie sul fronte dell'Ebro.
De Margherita combatterà su vari fronti, a partire da quello di Madrid.
Minetto, il 1 gennaio 1937, a Mirabueno, rimarrà gravemente ferito al gomito destro. A causa dell'inabilità al servizio, nel mese di luglio del 1938 ritornerà in Francia.

Altri biellesi che giungono in Spagna nell'ottobre del 1936 sono Giuseppe Tamagno, muratore quarantaquattrenne originario di Magnano ma - prima di emigrare - residente a Zubiena, noto alla polizia italiana come attivista comunista; Giovanni Gannio, muratore trentottenne, anch'egli di Zubiena; Quintino Minero Re, trentacinquenne, originario di Sagliano Micca, e Carlo Zanada, manovale, nato nel 1895 a Palestro, in provincia di Pavia, ma residente a Chiavazza. Vengono tutti arruolati nel battaglione Garibaldi.
Gannio e Minero Re erano emigrati all'inizio degli anni venti; il secondo, dopo essersi stabilito in un primo tempo a Parigi, si era in seguito trasferito a Barcellona e successivamente a Madrid, occupato come facchino. Noto alla polizia come autorevole esponente anarchico (soprannominato King), nel 1934 era ritornato in Francia, stabilendosi nei dintorni di Parigi e lavorando come muratore.
Zanada era emigrato in Francia nel 1924; nel 1931, espulso per motivi politici, era riparato in Belgio, dove, dopo qualche mese, colpito da un decreto di espulsione anche da questo paese, ma essendovi rimasto clandestinamente, era stato arrestato e accompagnato alla frontiera con il Lussemburgo. Rientrato in Francia e poi ancora nel Belgio, da cui era stato nuovamente espulso nel luglio del 1936, era tornato ancora in Francia.
Tamagno combatterà al Cerro de los Angeles, a Casa de Campo, Pozuelo de Alarcón, Boadilla del Monte, Majadahonda e ad Arganda, dove cadrà il 13 febbraio 1937, colpito da un proiettile di artiglieria.
Gannio, inquadrato nella 4a compagnia, parteciperà ai combattimenti del Cerro de los Angeles e di Casa de Campo, dove cadrà il 30 novembre.
Minero Re, inquadrato nella 3a compagnia, combatterà al Cerro de los Angeles, a Casa de Campo, Pozuelo de Alarcón, dove rimarrà ferito alla gamba sinistra. Dichiarato inabile per il fronte, nel maggio del 1938 sarà inviato al servizio ausiliario a Benicasim, nel Levante, fino al mese di luglio, quando sarà rimandato in Francia.
Anche Zanada parteciperà alla battaglia di Casa de Campo e ad altri combattimenti sul fronte di Madrid.

Tra i volontari giunti in Spagna nel mese di ottobre vi sono anche un vercellese ed un valsesiano, arruolati nel battaglione "Garibaldi".
Il vercellese, Andrea Crovella, un operaio socialista di trentaquattro anni, prima di emigrare in Francia, nel 1930, risiedeva a Balocco, dove era nato (ma la sua famiglia era originaria di Cossato); il valsesiano, Arturo Arfinenghi, è originario di Varallo: quarantacinquenne, risiede da anni a Parigi.
Crovella parteciperà ai combattimenti del Cerro de los Angeles e di Casa de Campo, dove riporterà una grave ferita alla mano sinistra, che ne causerà l'invalidità. In seguito presterà attività nelle retrovie, forse come commissario politico, fino a quando, nell'ottobre 1938 tornerà in Francia con un convoglio sanitario.
Arfinenghi parteciperà ai primi combattimenti sul fronte di Madrid, rimanendo ferito nel mese di novembre: rimarrà tuttavia in Spagna fino al ritiro delle brigate internazionali, nel febbraio del 1939.

Alla costituzione del battaglione "Garibaldi" - di cui è il primo commissario politico - contribuisce Antonio Roasio4, giunto in Spagna nel mese di ottobre.
Anch'egli è un dirigente comunista. Nato nel 1902 a Vercelli, ma trasferitosi a Biella con la famiglia durante l'infanzia, a dodici anni aveva cominciato a lavorare come attaccafili. Era stato tra i fondatori del circolo giovanile socialista e, nel 1921, aveva aderito al Partito comunista. In seguito ad uno scontro con una squadraccia fascista, nel 1922 era stato condannato ad un breve periodo di detenzione. Scarcerato, aveva ripreso l'attività politica, ricoprendo cariche direttive nella Federazione giovanile comunista, di cui, nel gennaio del 1926, aveva contribuito ad organizzare il congresso nazionale a Mezzana Mortigliengo.
Nel mese di febbraio di quello stesso anno, in seguito all'uccisione dell'industriale Giovanni Rivetti, che l'aveva licenziato per motivi politici, era espatriato in Francia e successivamente in Unione Sovietica, dove aveva frequentato la scuola leninista. Nel 1934 era stato chiamato al Comintern, dove aveva prestato la propria attività nell'Ufficio quadri.
Roasio parteciperà a vari combattimenti, a partire dall'attacco al Cerro de los Angeles fino a quello di Pozuelo de Alarcón, nel corso del quale, il 1 dicembre, sarà ferito. Alla fine di gennaio sarà richiamato ad Albacete, al comando delle brigate internazionali, dove sarà incaricato di organizzare l'ufficio matricola per gli italiani. Nell'aprile del 1937, ritornerà al battaglione, assumendo in seguito incarichi nello stato maggiore della brigata "Garibaldi" ma, non essendosi ancora ristabilito perfettamente, dovrà nuovamente essere ricoverato in ospedale.
Nel mese di ottobre sarà richiamato a Mosca, per lavorare nuovamente al Comintern. Nell'agosto del 1938, inviato a Parigi, entrerà a far parte del "centro di riorganizzazione" del Partito comunista, come responsabile dell'Ufficio quadri e poi (nel 1940) dell'Ufficio estero.

Un altro dirigente comunista inviato in Spagna è il biellese Matteo Secchia. Nato nel 1906 a Occhieppo Superiore, tessitore, fratello del noto dirigente comunista Pietro Secchia, sospettato di svolgere attività clandestina, nell'ottobre 1929 - sfuggito fortunosamente all'arresto - era stato costretto ad espatriare clandestinamente in Francia, dove aveva svolto attività politica negli ambienti dell'emigrazione italiana. Nel 1932 era stato inviato in Unione Sovietica, dove aveva, tra l'altro, frequentato la scuola leninista.
Giunto in Spagna nel mese di novembre, farà dapprima parte dello stato maggiore del famoso V reggimento delle milizie popolari ed in seguito, con il grado di capitano, del Comando del V corpo dell'esercito repubblicano.

Nel mese di novembre giungono in Spagna altri sette volontari originari della provincia di Vercelli: quattro biellesi e tre vercellesi.
Giuseppe Mezzano, verniciatore quarantenne di Asigliano Vercellese, proviene dalla Svizzera, dove era emigrato clandestinamente nel mese di agosto, dopo essere stato incarcerato perché segnalato da un informatore della polizia come militante anarchico.
Giuseppe Mosca, fonditore trentatreenne di Chiavazza, proviene invece dalla Francia.
Attivista comunista, dopo ripetuti scontri con i fascisti, era stato costretto alla vita clandestina. Nel novembre del 1927, arrestato a Torino con l'accusa di appartenenza al Partito comunista e diffusione di stampa sovversiva nelle fabbriche della città, era stato deferito al Tribunale speciale, ma nel luglio dell'anno seguente era stato assolto per insufficienza di prove.
In seguito aveva diretto l'organizzazione del partito nel Biellese. In procinto d'essere arrestato, in seguito alla scoperta di un gruppo clandestino operante nel basso Biellese e nel Vercellese, cui aveva fornito materiale e direttive, nel novembre 1932 era riuscito ad espatriare illegalmente in Francia, dove si era stabilito a Villeurbanne, nei pressi di Lione.
Annibale Caneparo, operaio trentunenne di Occhieppo Inferiore, era emigrato in Francia per motivi di lavoro nel 1922. Rimpatriato nel 1925 per soddisfare gli obblighi di leva, era entrato nel movimento giovanile comunista. Nuovamente espatriato nel 1928, si era stabilito ad Aulnay-sous-Bois, occupandosi dapprima come manovale, nell'impresa edile di uno zio, e successivamente in altre, come lattoniere. Aveva svolto attività politica nel gruppo di lingua italiana del Pc francese.
Pietro Cerruti, cinquantunenne (il più anziano dei volontari della provincia di Vercelli) è originario di Dorzano.
Al paese natale era stato occupato come bracciante e aveva professato idee anarchiche. All'età di quindici anni era emigrato in Svizzera e, successivamente, in Argentina, negli Stati Uniti e in Francia, dove era stato arrestato. In seguito si era stabilito a New York, dove si era fatto notare per l'intensa attività politica.
Antonio Mosca Carlottin, muratore trentatreenne di Rosazza, comunista, era stato costretto ad emigrare in Francia, per motivi politici nel 1925: si era stabilto dapprima sulla costa Azzurra e successivamente a Tolone.
Angelo Irico, trentottenne originario di Trino, proviene dall'Unione Sovietica, inviato dall'Internazionale comunista.
Aderente a circoli giovanili socialisti fin dal 1911, aveva svolto attiva propaganda. Chiamato alle armi nel 1917, condannato per antimilitarismo ed incarcerato, era evaso ed aveva vissuto per alcuni mesi alla macchia finché era stato arrestato: avendo beneficiato di amnistia, era stato inviato ad ultimare il periodo di ferma nel Vicentino, dove aveva continuato ad impegnarsi politicamente. Congedato nel dicembre 1920, si era trasferito a Torino, dove aveva esercitato servizio di guardia all' "Ordine Nuovo". Licenziato per motivi politici, era tornato nel Vercellese, dove aveva partecipato ad uno scontro con fascisti a Palazzolo, in seguito al quale era stato costretto a vivere in clandestinità fino al gennaio del 1923, quando aveva deciso di emigrare in Francia.
Si era stabilito in un primo tempo in Savoia e successivamente nell'Isère. Occupatosi come muratore, aveva continuato a svolgere attività politica e sindacale, tra l'altro come dirigente dei comitati proletari antifascisti.
Espulso nel 1931 aveva raggiunto l'Unione Sovietica, dove aveva lavorato come assistente edile.
Anche Francesco Montarolo, bracciante trentaseienne, era originario di Trino. Iscrittosi giovanissimo al circolo giovanile socialista, aveva aderito al Partito comunista fin dalla costituzione e, come Irico, era stato costretto alla latitanza perché coinvolto nei fatti di Palazzolo. Dopo aver risieduto a Torino, dove aveva continuato a partecipare alle lotte contro le squadracce, nel 1930 era emigrato in Francia, stabilendosi nella zona di Lione.
Mezzano, arruolato nel costituendo battaglione "Garibaldi", parteciperà ai combattimenti di Boadilla del Monte, Mirabueno, Majadahonda, Arganda e Guadalajara, dove sarà ferito ad una mano e ad una gamba. Dimesso dall'ospedale nel marzo del 1938, sarà addetto a servizi ausiliari ad Albacete fino al mese di maggio, quando ritornerà in Svizzera.
Mosca, arruolato il 19 novembre nel battaglione "Garibaldi", combatterà a Boadilla del Monte, Mirabueno, Arganda, Guadalajara, dove resterà ferito. Rientrato nella formazione, nel frattempo trasformatasi in brigata, verrà inquadrato nella 2a compagnia del 2o battaglione, con il grado di sergente. Combatterà ancora in Castiglia (Brunete), in Aragona (Huesca, Farlete, Belchite, Fuentes de Ebro, Caspe), in Estremadura e, promosso tenente nell'aprile del 1938, sul fronte dell'Ebro.
Caneparo, arruolato nella batteria "Gramsci", sarà ferito durante un bombardamento aereo all'inizio del 1937: giudicato inabile sarà costretto a rientrare in Francia.
Anche Cerruti rimarrà ferito e lascerà la Spagna, nell'agosto del 1938.
Mosca Carlottin, inquadrato nella 2a compagnia del battaglione "Garibaldi" e poi, come sergente, nella compagnia mitraglieri del 1o battaglione della brigata omonima, combatterà a Boadilla del Monte, Mirabueno, Majadahonda, Arganda, Guadalajara, Casa de Campo, Huesca e Brunete (dove sarà promosso tenente).
Nel corso della battaglia di Guadalajara, il 10 marzo 1937, al comando di un gruppo di garibaldini riuscirà a catturare un automezzo fascista carico di rifornimenti.
Il 13 luglio sarà ferito al piede sinistro. Ricoverato dapprima in un ospedale militare della capitale spagnola e poi a Murcia, sarà successivamente trasferito in un ospedale di Marsiglia: dimesso nell'ottobre del 1938, sarà inviato dalla polizia francese a Tolone, ultimo comune di residenza in Francia.
Irico, giunto ad Albacete il 21 novembre, ricoprirà dapprima l'incarico di vicedirettore dei servizi di intendenza e, dal mese di dicembre, di responsabile della delegazione delle brigate internazionali a Valencia. In seguito sarà nominato amministratore della brigata "Garibaldi", con il grado di tenente, ed infine opererà in Estremadura e sul fronte dell'Ebro.
Montarolo, arruolatosi nel battaglione "Garibaldi", combatterà ad Arganda, Guadalajara, Morata de Tajuña, Casa de Campo. Con la costituzione della brigata "Garibaldi" farà dapprima parte del 2o battaglione e successivamente della compagnia dello stato maggiore, come mitragliere, partecipando ai combattimenti di Huesca, Boadilla del Monte, Majadahonda e Belchite. Nel marzo del 1938, ammalatosi, sarà costretto a tornare in Francia.

Nel mese di dicembre giungono in Spagna altri due volontari biellesi: Giuseppe Bagnasacco e Olinto Sella.
Bagnasacco è un muratore trentunenne originario di Pollone. Emigrato in Francia nel novembre del 1930, aveva risieduto a Parigi e successivamente in varie altre località, stabilendosi infine, nel 1933, a Bordeaux. Essendo stato segnalato da un informatore come possibile attentatore alla vita di Mussolini, nell'ottobre del 1936 era stato iscritto nella "Rubrica di frontiera" perché, in caso di rimpatrio, fosse perquisito e sorvegliato.
Sella è un meccanico ventisettenne originario di Zumaglia. Comunista, era emigrato in Francia, nel marzo del 1934, stabilendosi ad Aix les Bains, in Savoia.
Bagnasacco, inquadrato nel battaglione "Garibaldi" e successivamente nella 2a compagnia del 2o battaglione della brigata omonima, combatterà a Guadalajara, Morata de Tajuña, Huesca e Brunete, riportando due ferite. In seguito lavorerà come muratore nell'ospedale militare di Albacete e in quelli di Benicasim e Murcia. Sarà quindi destinato al servizio di censura postale ad Albacete e successivamente a Barcellona.
Sella, arruolato come autista nella 14a brigata internazionale, è destinato al fronte di Madrid. In seguito sarà trasferito alla 13a brigata "Dombrowsky", dove rimarrà fino al febbraio del 1939.

Alla fine del 1936 giunge in Spagna anche Annibale Graglia, un manovale trentatreenne nato a Verrone, ma residente a Gaglianico, emigrato in Francia nel 1920.
Inquadrato nel battaglione e successivamente nella brigata "Garibaldi", sarà ferito in combattimento. In seguito svolgerà mansioni di infermiere in vari ospedali. Ritornerà in Francia nel 1938.
Nel mese di febbraio del 1937, munito di passaporto rilasciatogli dal Consolato spagnolo, giunge da New York Enrico Albertini, un anarchico valsesiano dal passato avventuroso.
Cinquantenne, originario di Borgosesia, assai attivo in Svizzera (dove era emigrato con la famiglia durante l'infanzia), in Francia e Gran Bretagna, in stretto contatto con i dirigenti Errico Malatesta e Luigi Bertoni, tra l'altro era stato sospettato di preparare, nell'ottobre del 1911, un attentato a Vittorio Emanuele III e al presidente del Consiglio, Giovanni Giolitti. Dopo varie traversie, nel settembre 1915 si era stabilito a Patterson, negli Stati Uniti, addetto alla redazione di "Era Nuova".
Resterà in Spagna fino al settembre del 1938, ma non è noto quale incarico abbia avuto.
Nella primavera del 1937 il ritmo degli arrivi in Spagna di volontari originari della provincia di Vercelli diminuisce: uno solo nel mese di marzo, tre nel mese di aprile e due nel mese di maggio.
Nel mese di marzo giunge dagli Stati Uniti Alfonso Mellina Sartore, un cameriere quarantenne originario di Curino. Già emigrato in Svizzera all'età di quindici anni, rimpatriato per partecipare alla guerra, nel 1921 aveva varcato l'oceano per stabilirsi a New York.
Nel novembre del 1927, sospettato di aver inviato ritagli di giornali e manifestini di propaganda comunista ad alcune persone di Curino, tra cui il podestà, era stato schedato nel Casellario politico centrale ed iscritto nella "Rubrica di frontiera".
Arruolato nel battaglione "Garibaldi" (e successivamente nella brigata) cadrà in combattimento a Huesca il 16 giugno 1937.
Nel mese di aprile giungono in Spagna Bruno Rossetti, Benedetto Varnero e Rolando Quagliotti.
Il primo è fratello di Adriano Rossetti, di cui abbiamo già parlato. Ventitreenne, essendo nato a Grenoble, al compimento della maggiore età aveva potuto acquisire la cittadinanza francese. È muratore, proviene da Villeparisis, dove ha militato nella Confedération général du travail unitaire ed è stato segretario della gioventù comunista.
Dopo aver frequentato la scuola militare di Albacete, nel novembre raggiunge la brigata "Garibaldi", in cui sarà inquadrato nel 2o battaglione, con il grado di sergente. Combatterà in Aragona, in Estremadura e sul fronte dell'Ebro.
Alla fine del 1938 dovrà ritornare in Francia perché richiamato alle armi.
Varnero, trentunenne originario di Ronco Biellese, proviene dall'Algeria. Inquadrato nel 3o battaglione della brigata "Garibaldi", parteciperà a vari combattimenti. Nel gennaio 1939 sarà ancora al fronte, con uno dei reparti che, seppure nella fase di smobilitazione, decideranno di riprendere le armi.
Quagliotti, ventiduenne, nato a Ivrea da famiglia originaria del Vercellese, proviene da Grenoble.
Arruolato nella brigata "Garibaldi" come mitragliere, sarà promosso sergente. Cadrà il 9 settembre 1938 sul fronte dell'Ebro, per lo scoppio di una granata nemica.
Nel mese di maggio, proveniente da Marsiglia, giunge in Spagna anche suo padre, Lorenzo Quagliotti. Quarantaduenne, nato a Livorno Ferraris, aggiustatore meccanico; già residente a Torino, nel 1920 era emigrato in Francia e successivamente in Svizzera, a Briga. Nel 1927 era rimpatriato ed aveva preso residenza ad Ivrea ma, dopo alcuni mesi, era ritornato nella repubblica transalpina, dove, rimasto senza lavoro, era stato costretto ad esercitare il mestiere di venditore ambulante. Nel 1934, per contravvenzione alle leggi sulla vendita, aveva dovuto scontare cinque giorni di carcere ed era quindi stato colpito da decreto di espulsione quale straniero pregiudicato, che però era stato più volte prorogato in considerazione della sua numerosa famiglia.
Viene arruolato nella brigata "Garibaldi".
Sempre nel mese di maggio giunge anche Alfredo Minazio, calderaio trentatreenne originario di Cossila. Militante comunista fin dalla fondazione del partito, aveva partecipato all'occupazione delle fabbriche a Torino. Nel 1922 era stato denunciato per il ferimento di un fascista. Nel 1930 era emigrato in Francia e, successivamente, in Svizzera. Il 19 gennaio 1932 era stato arrestato a Basilea per uso di documenti falsi: condannato a tre settimane di carcere, scontata la pena, era stato espulso ed accompagnato alla frontiera. In seguito aveva assunto la cittadinanza francese.
Arruolato nella 15a brigata, cadrà in località e in data imprecisata.

Nell'estate espatriano, con l'intento di arruolarsi nelle brigate internazionali, gli unici quattro volontari della provincia di Vercelli partiti dall'Italia. Il 4 luglio varcano clandestinamente la frontiera con la Francia Eraldo Venezia e Gaspare Fracasso. Il primo è un trentaquattrenne merciaio ambulante originario di Bianzè, il secondo, più giovane di qualche mese, è un contadino del vicino paese di Tronzano Vercellese. Probabilmente si conoscono dall'infanzia. Venezia milita nel Partito comunista fin dal 1922. Dopo diversi scontri con fascisti, si era dapprima trasferito a Biella, dove aveva esercitato vari mestieri e, nel 1927, era emigrato in Francia.
Anche Fracasso era emigrato nel paese d'oltralpe, nel 1930, rimanendovi fino al 1932. Venezia era rimpatriato alcuni mesi prima, per svolgere attività illegale per conto del Partito comunista. Aveva preso domicilio a Cavaglià e iniziato a girovagare di paese in paese e di cascina in cascina: assieme ai "bindej, frisa, boton da camisa" portava ai braccianti materiali di propaganda, ed aveva così contribuito, nel mese di giugno del '31, ad organizzare uno sciopero delle mondine.
Entrambi erano stati denunciati al Tribunale speciale, nell'aprile del 1932, assieme ad altri giovani di Cavaglià e di Tronzano e al biellese Giuseppe Mosca che, come abbiamo visto, è già in Spagna da alcuni mesi: Venezia era stato condannato a cinque anni di reclusione, per ricostituzione del disciolto Partito comunista, Fracasso, imputato solo di appartenenza al partito e propaganda sovversiva, aveva beneficiato dell'amnistia "del decennale" e non era stato processato. Venezia, scarcerato nell'aprile del 1934, per effetto di indulto, era ritornato al paese d'origine, occupandosi come bracciante.
Ad agosto è la volta di due giovani operai di Biella che si recano a Parigi con un passaporto collettivo, in occasione dell'Esposizione internazionale: Anello Poma, attaccafili ventitreenne, del quartiere popolare di Riva, e Giovanni Pio Borsano, meccanico ventiquattrenne originario di Gaglianico, ma residente da anni in città.
I due vercellesi vengono arruolati nella brigata "Garibaldi" il 20 luglio. Entrambi sono inquadrati nel 1o battaglione: Venezia nella 1a compagnia e Fracasso nella compagnia mitraglieri. I due biellesi giungono ad Albacete il 23 agosto e vengono arruolati nella 3a compagnia del 3o battaglione.
Venezia combatterà a Farlete, Belchite, Fuentes de Ebro e a Campillo, dove cadrà il 16 febbraio 1938 nel tentativo di liberare un ufficiale catturato dai fascisti.
Fracasso combatterà a Farlete, dove, il 27 agosto 1937, sarà ferito alla tempia destra. Dopo un mese di degenza all'ospedale di Barcellona chiederà di ritornare in linea: inquadrato nella 1a compagnia del 3o battaglione, verrà destinato al fronte dell'Ebro. Combatterà ancora in Estremadura, in Aragona e sul fronte dell'Ebro, sulla sierra Caballs, dove, il 5 settembre 1938, sarà ferito gravemente al polmone destro. Dopo aver subito due interventi chirurgici, nel febbraio 1939 verrà trasferito all'ospedale di Marsiglia.
Poma e Borsano nel mese di ottobre prenderanno parte all'offensiva repubblicana sul fronte di Saragozza, combattendo a Fuentes de Ebro. Poma combatterà poi a Campillo, dove, il 16 febbraio 1938, sarà ferito al braccio sinistro. Dimesso dall'ospedale di Murcia ed inquadrato nella 1a compagnia del 1o battaglione, nel mese di aprile parteciperà alla ritirata dell'Aragona, combattendo a Gandesa. Nel mese di luglio sarà nuovamente ferito, alla gamba sinistra, sul fronte dell'Ebro. Ritornato alla brigata, sarà inquadrato nel reparto d'assalto e, nel mese di settembre, combatterà sulla sierra Caballs, riportando una terza ferita, alla testa.
Borsano nel febbraio del 1938 combatterà in Estremadura e nel marzo a Caspe. Durante la ritirata dell'Aragona si rifugerà in Francia. Internato in Marocco, nel 1943 si arruolerà nell'esercito francese.

Nel mese di agosto giunge anche Carlo Tondella, minatore trentunenne di Viverone. Comunista, era emigrato clandestinamente in cerca di lavoro nel maggio 1934, dapprima in Francia e successivamente in Spagna, Algeria ed America del Sud. Rimpatriato, era stato condannato a quattro mesi di carcere.
Nel mese di maggio dell'anno precedente era stato fermato a Ventimiglia mentre, con un compagno, tentava nuovamente di espatriare clandestinamente. Dopo aver scontato tre mesi di carcere, era finalmente riuscito a tornare in Francia.
Arruolato nella 2a compagnia del 2o battaglione della "Garibaldi", combatterà, con il grado di caporale, a Farlete, Fuentes de Ebro, a Caspe e sul fronte dell'Ebro.
Nel mese di febbraio del 1939 un informatore segnalerà al Consolato italiano di Parigi la presenza in Spagna di "un certo Tondella", precisando che questi, ad Albacete, aveva progettato, con altri, di rientrare in Italia per compiere un attentato durante qualche cerimonia. Il prefetto di Vercelli, interessato al riguardo, riterrà che si tratti di suo fratello Federico (nato il 29 luglio 1899 a Viverone, barbiere, emigrato clandestinamente in Francia nell'agosto del 1930 ed iscritto nella "Rubrica di frontiera"), che sarà pertanto incluso nell'elenco degli attentatori: rientrato in Italia, nel luglio del 1943 verrà condannato a cinque anni di confino.
Carlo, invece, rientrato in Francia nel febbraio del 1939, riuscirà a restare in libertà fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, quando sarà arrestato ed internato. Rimpatriato nell'aprile del 1942 dalla Commissione d'armistizio, non essendo nota la sua partecipazione alla guerra di Spagna, riuscirà ad evitare la condanna al confino. Dopo la caduta del fascismo riprenderà l'attività politica ma, il 5 dicembre 1943, sarà arrestato e internato nel campo di Scipione di Salsomaggiore (Pr), da cui sarà prelevato il 13 giugno 1944 per essere deportato a Dachau.
Nel mese di settembre giunge Domenico Molinari, nato nel 1908 a Biella, da famiglia di origine veneta: inquadrato nel 3o battaglione della "Garibaldi", combatterà a Campillo, dove, il 16 febbraio 1938, sarà ferito.
Nel mese di novembre parte da Aulnay-sous-Bois per arruolarsi nella brigata "Garibaldi" l'ultimo dei volontari mongrandesi, Lorenzo Calligaris, trentanovenne, impresario edile.
Nel gennaio del 1938 parteciperà all'offensiva per la liberazione di Teruel, in Aragona, ed in seguito combatterà a Caspe e sul fronte dell'Ebro. Avendo contratto la tubercolosi, verso la fine del 1938 sarà costretto a rientrare in Francia.

L'ultimo volontario della provincia di Vercelli a giungere in Spagna è probabilmente Ottavio Callegaro, nel mese di agosto del 1938. Operaio ventottenne, prima di emigrare in Francia all'inizio dell'anno, risiedeva a Valle Mosso, dove era giunto dal Veneto nel 1921.
Inquadrato nella 4a compagnia del 3o battaglione della brigata "Garibaldi", combatterà sul fronte dell'Ebro, restando gravemente ferito al ventre, il 16 settembre. Ritornato in Francia nel febbraio del 1939 con un convoglio sanitario, sarà ancora ricoverato, dapprima a Perpignan e successivamente in un ospedale parigino.
Di cinque volontari non è noto il mese di arruolamento.
Giacomo Bottan, muratore, comunista, era nato nel 1910 a Portogruaro (Ve). Residente a Gaglianico, era da poco emigrato in Francia.
Mario Cantarelli, oriundo di Quarona, era nato nel 1911 a Cannes, dove era emigrato il padre, attivo militante anarchico. Severino Castoro, tessitore, nato nel 1899 a Vercelli, comunista, nel 1923 era emigrato in Francia, dove si era fatto notare come appartenente ad un Comitato per la difesa delle vittime del fascismo.
Ezzelino Prina Cerai, nato nel 1915 a Camandona, era emigrato in Francia. È il più giovane dei volontari della provincia di Vercelli.
Giovanni Zucchetti, nato nel 1895 a Vercelli, socialista, era emigrato clandestinamente in Francia nel 1923.
Bottan, Prina Cerai e Castoro vengono arruolati nella brigata "Garibaldi" (e quindi sono giunti in Spagna non prima del maggio del 1937): i primi due saranno feriti rispettivamente sul fronte dell'Ebro e nella battaglia di Caspe.
Cantarelli, arruolato nella 14a brigata, cadrà il 18 settembre 1938 a Corbera d'Ebre, nei pressi di Tarragona, quando ormai la guerra volge al termine.

Dal mese di aprile il territorio della Repubblica spagnola è infatti spezzato in due: la Catalogna è isolata e l'avanzata franchista è solo temporaneamente fermata sul fronte dell'Ebro.
Il 21 settembre 1938 il primo ministro Juan Negrín, nella vana illusione di ottenere come contropartita il ritiro delle divisioni fasciste italiane e tedesche, annuncia alla Società delle nazioni la decisione di ritirare dal fronte tutti i volontari internazionali. Il 9 febbraio del 1939 (i franchisti hanno ormai occupato anche Barcellona) i combattenti dell'esercito popolare e delle brigate internazionali passano la frontiera francese: saranno rinchiusi quasi tutti (con l'eccezione dei già residenti in Francia, in possesso di documenti regolari) in campi di concentramento, dapprima sulle spiagge di Saint Cyprien e di Argelès-sur-Mer, poi a Gurs ed infine a Vernet d'Ariège. Qui si ritroveranno: Giuseppe Bagnasacco, Ottavio Callegaro, Giovanni Calligaris, Severino Castoro, Gaspare Fracasso, Giuseppe Mosca, Anello Poma, Luigi Viana, Olinto Sella, Carlo Siletti, Benedetto Varnero, Carlo Zanada e Riccardo Zanotto (che, nel 1940, si arruolerà nelle compagnie di lavoro francesi).
Nel campo di Vernet d'Ariège saranno raggiunti da Francesco Prevosto (arrestato nel mese di settembre del 1939), Francesco Leone (arrestato nell'ottobre del 1939: nel dicembre 1941 sarà trasferito al campo di Les Milles, da cui riuscirà a fuggire, entrando in contatto con il maquis), Antonio Mosca Carlottin (che, all'inizio delle ostilità franco-italiane, nel giugno 1940, era stato internato nella fortezza di Tolone) e, infine, nel mese di giugno del 1943, da Plinio Lario che, arrestato all'inizio del 1942 a Tolosa, aveva subito due condanne per mancanza di documenti e per infrazione a decreto di espulsione.
Quest'ultimo, durante la traduzione in Italia, riuscirà a fuggire dal forte di Modane: ripreso, sarà nuovamente internato. Prelevato dai tedeschi e imprigionato, riuscirà ancora ad evadere e ad entrare nella Resistenza francese, combattendo con il grado di maggiore.
Saranno internati anche Angelo Irico (che sarà liberato nel mese di marzo del 1939 dal campo di Saint Cyprien per intervento del governo sovietico), Giacomo Bottan (che durante il periodo di internamento a Gurs si arruolerà nelle compagnie di lavoro per il fronte francese), Carlo Ravetto e Andrea Macchieraldo (che in seguito potranno stabilirsi rispettivamente nella zona di Bordeaux e in Bretagna: entrambi partecipando poi alla Resistenza).
Nel mese di agosto del 1940 verrà internato anche (nel campo di concentramento di Loriol sur Drôme) Lorenzo Quagliotti che, ritornato in Francia nel novembre 1938, era stato arrestato perché contravventore al decreto di espulsione (che nel frattempo era diventato esecutivo), e condannato a sei mesi di carcere.
Sarà invece internato in Svizzera (nel campo di lavoro di Gordola, nel canton Ticino) Giuseppe Mezzano, arrestato a Ginevra nell'ottobre del 1939.
Gli internati a Vernet d'Ariège, dopo la sconfitta della Francia, inoltreranno richiesta di rimpatrio. Una volta giunti in Italia saranno arrestati, sottoposti al giudizio delle commissioni provinciali per i provvedimenti di polizia, condannati a cinque anni di confino e inviati perlopiù all'isola di Ventotene.
Qui si ritroveranno: Giuseppe Bagnasacco, Ottavio Callegaro (giudicato dalla commissione di Padova), Giovanni Calligaris, Giuseppe Mosca, Antonio Mosca Carlottin, Anello Poma, Francesco Prevosto (giudicato dalla Commissione di Torino, sarà successivamente trasferito al campo di concentramento di Renicci di Anghiari, in provincia di Arezzo), Olinto Sella, Carlo Siletti (condannato al confino nonostante fosse affetto da tubercolosi, perché ritenuto pericoloso), Luigi Viana, Carlo Zanada, Riccardo Zanotto.
Lorenzo Quagliotti e Teresio Caron saranno invece condannati solo a tre anni: il primo sarà inviato alle isole Tremiti (dove, nel frattempo, era stato tradotto anche Enrico Bonora che, come si è detto, era stato rimpatriato già nel novembre del 1937), il secondo a Ventotene e successivamente trasferito ad Ustica ed infine nel campo di concentramento di Renicci di Anghiari.
In campo di concentramento, e precisamente ad Istonio (Ch), sarà inviato anche Gaspare Fracasso, essendo stato riconosciuto non idoneo a sopportare il regime del confino, per motivi di salute.
Saranno tutti liberati dopo la caduta del fascismo, tra l'agosto ed i primi di settembre del 1943.
Riusciranno invece ad evitare la condanna al confino, per mancanza di prove della loro appartenenza alle brigate internazionali, Severino Castoro (che subirà solo il provvedimento dell'ammonizione), Annibale Caneparo (che sarà soltanto diffidato), e Carlo Tondella (che, durante l'occupazione tedesca, sarà tuttavia internato e successivamente deportato in Germania) e Giuseppe Mezzano e Francesco Montarolo, rimpatriati solo dopo la caduta del fascismo. La fine del regime consentirà anche ad Adriano Rossetti, rimpatriato nel maggio del 1943, di non subire gli effetti della condanna al confino comminatagli il 9 luglio.
Francesco Leone invece, nuovamente arrestato dopo l'evasione dal campo di concentramento, nel luglio 1943 sarà consegnato dalla polizia francese alle autorità italiane, che lo incarcereranno a Cuneo, dove resterà fino all'inizio del mese di settembre.

Alcuni volontari antifascisti in Spagna parteciperanno alla Resistenza: Giovanni Calligaris (nella V divisione "Garibaldi"), Annibale Caneparo (commissario politico del Comando zona della Valle d'Aosta), Gaspare Fracasso (nella brigata Sap vercellese "Boero"), Francesco Leone (farà parte del Comando generale delle brigate "Garibaldi" e sarà membro del Triumvirato insurrezionale per la Toscana, ed in seguito delegato del Pci nel comitato militare del Clnai), Giuseppe Mezzano (nella 182a brigata "Garibaldi"), Giuseppe Mosca (nella brigata Sap biellese "Graziola", come commissario di battaglione), Antonio Mosca Carlottin (nella 2a brigata "Garibaldi"), Anello Poma (che raggiungerà il grado di commissario politico del Comando zona Biellese), Antonio Roasio (rientrato in Italia clandestinamente nel gennaio del 1943, dopo aver diretto l'organizzazione clandestina del Pci in Emilia, nel Veneto e in Toscana, farà parte del Comando generale delle brigate "Garibaldi" ed in seguito, dopo la liberazione di Roma, della direzione del Pci), Adriano Rossetti (dapprima come organizzatore della 2a brigata "Garibaldi", di cui sarà il primo commissario politico, ed in seguito come commissario politico della VII divisione "Garibaldi"), Carlo Siletti (nella 75a brigata "Garibaldi"), Luigi Viana (dapprima intendente della 2a brigata "Garibaldi" ed in seguito come membro del Cln di Aosta), Carlo Zanada (nella brigata Sap biellese "Graziola").
Collaboreranno inoltre alla Resistenza: Teresio Caron e Francesco Montarolo. Infine Severino Castoro sarà arrestato e nuovamente ammonito, per una diffusione di manifestini.
Parteciperanno invece alla Resistenza all'estero: in Francia Plinio Lario, Andrea Macchieraldo, Carlo Ravetto, di cui si è detto, e Quintino Minero Re (che, in precedenza, era stato internato per alcuni mesi); in Unione Sovietica Matteo Secchia, che parteciperà, tra l'altro, alla difesa di Mosca, nell'inverno del 1941 (e sarà per questo decorato) ed Angelo Irico, che sarà incaricato di svolgere propaganda antifascista tra i prigionieri italiani.

Nel dopoguerra alcuni ex volontari svolgeranno ancora attività politica o sindacale: Giovanni Calligaris sarà funzionario della Federazione comunista di Biella, Francesco Leone sarà segretario della Federazione comunista di Vercelli, parlamentare e membro del Comitato centrale del Pci, Giuseppe Mosca farà parte della Fiom e della Federazione comunista di Biella, Anello Poma ricoprirà vari incarichi (tra cui quelli di segretario della Federazione comunista di Vercelli, vicesegretario di quella biellese e valsesiana, direttore del settimanale "Vita nuova", segretario della Camera del lavoro di Biella, membro della segreteria regionale del Pci, e membro della commissione nazionale di organizzazione del Pci), Carlo Ravetto sarà segretario della Camera del lavoro di Biella e tra i dirigenti della Federazione comunista, Antonio Roasio sarà membro della direzione del Partito comunista e parlamentare, Adriano Rossetti farà parte dell'organizzazione comunista in Valle d'Aosta e nel Biellese, Matteo Secchia opererà nell'apparato centrale del Pci, Carlo Siletti sarà collaboratore della Federazione comunista biellese, Luigi Viana sarà per alcuni mesi segretario della Federazione comunista di Aosta.


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