Piero Ambrosio
Legionari in Valsesia e nel Biellese
Un mese di vita del 63o battaglione della
"Tagliamento"
"l'impegno", a. XXVIII, n. 1, giugno 2008
© Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli.
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La documentazione relativa ai reparti della Rsi operanti in provincia di Vercelli è assai scarsa: tra le non molte
carte reperite figura un registro dei fonogrammi inviati dal 25 aprile al 30 maggio 1944 dalle tre compagnie del
63o battaglione "M" della Guardia nazionale repubblicana (uno dei due costituenti la legione "Tagliamento") al comando del
battaglione1. Questi tre reparti erano dislocati a Pray, Fobello e Rimasco. La loro forza variava dagli ottanta-novanta uomini
della 3a compagnia, al centinaio della
1a e della 2a; avevano a disposizione due o tre auto, una motocicletta e un
autocarro ciascuna; la 1a disponeva anche di un carro armato.
Le tre compagnie erano comandate rispettivamente da Carlo De Mattei, Antonio Fabbri e Guido Alimonda,
capimanipolo, che saranno promossi centurioni il 17
maggio2.
Il 63o battaglione, comandato dal seniore Merico Zuccari, era giunto a Vercelli il 19 dicembre 1943: il capo della
provincia, Michele Morsero, l'aveva subito inviato in Valsesia e in Valsessera con l'ordine di stroncare il nascente
movimento partigiano. Fucilazioni, rappresaglie, incendi di baite si erano susseguiti a ritmo incalzante durante tutto
l'inverno. Il 5 aprile 1944 (nel frattempo, con la fusione, avvenuta il 1 marzo, con il battaglione giovanile "Camilluccia",
era stata costituita la legione) aveva iniziato un rastrellamento in grande stile contro le formazioni garibaldine operanti
in Valsesia, che erano riuscite però a sganciarsi e a filtrare attraverso le maglie dell'accerchiamento, con perdite
limitate. Dieci giorni dopo, non trovando più traccia di partigiani, Zuccari si era convinto di aver praticamente sgominato
"la banda del famigerato Moscatelli". Nei suoi rapporti al comando generale della Guardia nazionale repubblicana
affermò, con ottimismo davvero eccessivo, che la banda non esisteva più e, addirittura, che "Moscatelli, dopo aver perduto
i contatti con i suoi uomini, era riparato in Svizzera".
I fonogrammi inviati dalle tre compagnie al comando superiore sono relativi proprio ai giorni seguenti il
rastrellamento. Ecco le informazioni che se ne ricavano.
Il 25 aprile il comando della
2a compagnia, distaccata a Fobello, comunica al comando di battaglione che, durante
la notte precedente, alcuni apparecchi si erano aggirati ininterrottamente nella zona e che erano state effettuate
segnalazioni, con lo scopo di ottenere lanci destinati ai partigiani, ma con esito negativo.
Chiede poi l'autorizzazione a distaccare un reparto a Cervatto, "per ragioni di sicurezza e di maggiore controllo
della zona", e richiede una motocicletta, indispensabile per il servizio di staffetta e collegamento, "considerato che
Fobello è unita a Cervatto da una strada non percorribile con automezzi".
Sempre il 25 aprile, la
3a compagnia comunica invece che un plotone si è recato a Carcoforo per perlustrare la zona
ad ovest del torrente Egua, dove era stato segnalato il passaggio di banditi, senza tuttavia "rinvenire alcuna traccia".
Il giorno seguente la
2a compagnia segnala che una pattuglia ha rinvenuto in località Baraccone cento litri di
benzina, che erano evidentemente stati occultati da qualche squadra partigiana.
La 3a compagnia comunica l'avvenuta fucilazione di due partigiani, catturati durante un'azione all'alpe Portile,
Teresio Mandelli e Giusto Colligana, e che si sono presentati sette renitenti alla leva.
Il 28 il comando della
3a compagnia relaziona su un'azione compiuta da un plotone nella zona del monte
Barone: "Partito alle ore 22.30 da Rimasco per Scopello in autocarro, ha iniziato la marcia da Scopello per Valfinale alle ore
22.30, seguendo la mulattiera che da Scopello porta alla Bocchetta della Boscarola e da questa a Valfinale. Da Valfinale
ha proseguito lungo il sentiero Alpe Lavazzola, perlustrando la zona fino a raggiungere Monte Barone. Notato il
passaggio di banditi, già avvistati ieri, che nella fuga si sono diretti verso l'Alpe Campo dove sono stati trovati nella
stessa giornata di ieri da reparti della
1a compagnia".
Il giorno seguente è la
2a a segnalare un'azione di perlustrazione, compiuta nei due giorni precedenti nella zona
di Sabbia, dove ha anche effettuato un appostamento, "senza incontrare nulla di anormale". Ancora la
3a informa che un plotone ha perlustrato la zona tra Boccioleto, Rossa, Cerva e che "da informazioni prese sul posto nella zona non si
è notato alcun passaggio di partigiani da più di una settimana".
Il 1 maggio il comando della
2a compagnia comunica che il giorno precedente era giunto a Fobello un reparto di
truppe germaniche per il recupero di quattro salme di militari uccisi un mese prima dai partigiani, rinvenute nei pressi
della chiesa della Madonna del Rumore (Rimella).
Sul trasporto delle salme, relaziona il giorno seguente: "Sono state scortate da due squadre, una di mitraglieri e
una di fucilieri. Si fa rilevare che al ponte della Gula, ove si è recato il nostro reparto, non vi erano i due carabinieri
che avrebbero dovuto effettuare il riconoscimento della salma del loro capitano" (si trattava di Francesco Magliola).
Il 3 maggio la compagnia dislocata a Rimasco segnala un'azione di perlustrazione: "Come da ordini ricevuti,
stamane alle ore 5.30 una pattuglia al comando del sottocapomanipolo Pompili Giuliano è partita in autocarro alla volta di
Campertogno. Giunta a Campertogno alle ore 6.30 la pattuglia ha iniziato a perlustrare la zona lungo il sentiero Rusa,
Boracche, I Ronchi, Canvaccia, Alpe Campo. Dalle informazioni assunte sul posto si è accertato che i banditi sono stati sull'Alpe Campo circa un mese fa. Nelle baite si notano infatti tracce remote del pernottamento dei banditi. Al momento
la zona è tranquilla".
Il giorno seguente lo stesso comando informa che un plotone è partito all'alba in autocarro per perlustrare la zona
a nord di Rossa, dove era stato segnalato "un gruppo di banditi feriti o ammalati" e precisa che sono state notate
"tracce del passaggio dei banditi" risalenti ad una quindicina di giorni prima e che "tutta la zona rimane tranquilla".
Sempre il comando della
3a compagnia, il 6, comunica che un plotone, distaccato il giorno precedente ad Alagna,
ha perlustrato la zona della Bocchetta delle Pisse ed arrestato cinque renitenti alla leva.
Il giorno seguente informa che lo stesso plotone ha perlustrato la zona da Pedemonte all'alpe Kegno-Fun Flua.
Due giorni dopo è il comando della
2a compagnia ad avere novità da segnalare: due pattuglie al comando dei
capisquadra Paolatto e Bonazzoli avevano infatti perlustrato le zone di Rimella e valle del Roy, dove era stato
rinvenuto materiale esplosivo dei ribelli.
La 3a compagnia l'11 maggio viene trasferita a Curino e quella dislocata a Fobello resta quindi l'unico reparto
fascista operante in zona. Il 14 un suo plotone viene distaccato a Campello Monti, in valle Strona, dove rimarrà fino al 18.
Una nuova azione è segnalata il 20 maggio: un reparto di trenta uomini viene inviato ad Ornavasso, nella bassa
valle d'Ossola; ed infine un'altra, in cui sono impegnati tre ufficiali, due sottufficiali e una cinquantina di legionari, è segnalata il 28.
I fonogrammi non forniscono solo notizie delle azioni militari: in essi si trova spesso traccia anche delle difficoltà
di carattere organizzativo dei reparti. Ad esempio il 25 aprile il comando della
2a compagnia segnala che "non è
ancora arrivato il sapone e il pacco posta che doveva pervenire il 19 aprile" e prega di continuare le indagini. Fa poi
presente che l'olio per le armi inviato non è sufficiente e ne richiede "al più presto possibile almeno due litri per avere quel
tanto di scorta indispensabile" e infine ripete una richiesta "per razzi di segnalazione che dovranno essere in parte per
pistola e in parte a mano". Il giorno seguente prega il comando del battaglione di mandare "il medico almeno una volta
alla settimana".
Il 12 maggio il comandante della compagnia segnala ai suoi superiori che "giungono giornalmente a questo
comando domande da parte degli abitanti che chiedono l'autorizzazione di andare ad abitare alpi per portare le bestie al
pascolo" e chiede istruzioni in merito. Comunicazione, questa, assai significativa e in grado di rendere l'idea di quella che
doveva essere, in quel periodo, la situazione nei paesi occupati dalle milizie fasciste.
Qualche giorno dopo il comando della compagnia segnala che il milite scelto Efren Travagli, "che figurava
nell'elenco dei legionari provenienti da Vercelli non è rientrato" e prega di fare accertamenti.
Il 16 maggio chiede che si provveda con urgenza all'invio di sapone per barba e legacci per scarpe "anche a
pagamento" e il 27 che i famosi razzi, richiesti un mese prima, sono "arrivati troppo tardi".
Il comando della 1a compagnia, dislocata a Pray, il 25 aprile 1944 comunica che alcune pattuglie hanno
compiuto "perlustrazioni per rastrellare feriti partigiani" senza tuttavia trovare "nessuna traccia di questi", bensì "numerose
e ottime informazioni" e che una delle squadre ha accertato la morte di un partigiano, avvenuta durante un
rastrellamento.
Comunica inoltre che durante la notte "si sono aggirati per oltre mezz'ora sul presidio apparecchi di
sconosciuta nazionalità straniera: come da ordine ricevuto sono stati accesi i falò. Non sono avvenuti lanci nella zona, anche
perché da parecchi punti si vedevano segnalazioni, cosa che ha certo disorientato i piloti. Da informazioni avute pare i
lanci siano avvenuti nella zona di Flecchia".
Il giorno seguente dapprima comunica "che tutte le bombe gettate dagli aerei nemici e distribuite alla
1a, alla 2a ed alla
3a compagnia sono da ritirarsi perché prive di capsule detonanti", mentre più tardi precisa che "è possibile
innesto detonanti, nostro possesso, alle bombe a mano distribuite
2a e 3a compagnia. Dotazione delle bombe
1a compagnia già caricate. Se possibile provvederemo noi per ritiro bombe
2a e 3a compagnia e invio quelle nostro possesso attive".
Il 27 informa che l'azione di un plotone ha avuto esito favorevole, essendo stati catturati sette partigiani.
Il 1 maggio, alle ore 17, comunica che in tutta la zona gli operai si sono presentati regolarmente al lavoro e che
"nessun incidente ha turbato l'ordine pubblico".
Tre giorni dopo segnala l'uccisione, a Casa del Bosco, del ricercato
Egidio Nobile, che sarebbe stato "fatto segno
di alcuni colpi di arma da fuoco mentre cercava di fuggire", e il fermo, a Lozzolo, "di certo Castelletta Astor, noto
sovversivo e propagandista".
Il giorno seguente comunica che, secondo informazioni assunte dal reparto dell'aiutante Fiorineschi, una non
meglio precisata "località infestata da banditi" era stata "abbandonata da essi il giorno 30 aprile" e che prosegue l'azione di
un reparto agli ordini del sottocapomanipolo Mazzoni, i cui portaordini hanno comunicato il fermo di due prigionieri
inglesi.
Più tardi informa che sei ex prigionieri australiani sono stati uccisi in uno scontro in località Piancone.
Il 7 maggio segnala un'azione di rastrellamento nella zona di Curino. Cinque giorni più tardi comunica che è
stato ucciso un partigiano, "non identificato perché privo documenti", e il giorno seguente che è stato "fucilato a
Crevacuore il bandito Mallana Francesco".
La sera del 17 maggio il comando della
3a compagnia, di stanza a Curino dall'11, relaziona sullo svolgimento di
un'azione iniziata nel cuor della notte: "Oggi alle ore 2 la compagnia è partita in automezzi per raggiungere la zona di
Mottalciata ed effettuare l'azione contro la banda ivi dislocata, giusto ordini del superiore comando di legione. I banditi
trovavansi nelle cascine Mandova (sic) e Caprera: nella prima erano in numero di undici, nella seconda in nove. Mentre i primi furono catturati di sorpresa, ciò non è potuto avvenire per i secondi i quali aprirono il fuoco sugli uomini di punta
della compagnia. Tre dei banditi rimasero uccisi nello scontro, mentre gli altri sei vennero catturati. Come da
autorizzazione del superiore comando di legione, i diciassette superstiti furono passati per le armi a Mottalciata. I banditi
facevano parte del pattuglione volante Edis della forza di ventiquattro uomini di cui il capo, certo Mitra B. V., era assente
perché a rapporto e gli altri tre erano in licenza, due a Vercelli e uno a Novara". Segue l'elenco del materiale recuperato:
alcuni moschetti e pistole, centocinquanta bombe a mano e un centinaio di caricatori per moschetti. Nel fonogramma si
precisa che "parecchie armi e munizioni non furono potute recuperare perché distrutte dall'incendio scoppiato nella
cascina Caprera a seguito di lancio delle bombe a mano da parte nostra. Perdite nostre: caduto in combattimento la camicia
nera Sciani Clemente di Gaetano classe 1926".
Il 18 il comando della
1a compagnia segnala due arresti: quello dello sbandato Ercole Minacci di Carlo, classe
1922, residente a Pratrivero, avvenuto la sera precedente, e quello di certo Franco Magliocco di Pietro, classe 1922.
Il 20 comunica che il giorno precedente è stato rinvenuto nei pressi di Postua un cadavere, "identificato per quello
del bandito Conton di Portula" e aggiunge che "si suppone che sia uno dei banditi della banda del Gemisto ucciso
nell'azione dell'alpe Gavala".
Tre giorni dopo comunica che si sono presentati spontaneamente cinque disertori delle classi 1922-24; il giorno
seguente che se ne sono presentati altri sette, delle classi 1914-17 e 1922; il 25 che si sono presentati tre sbandati, di
cui due disertori ed un renitente, appartenenti alle classi 1922 e 1925.
Il 24 anche il comando della
3a compagnia comunica di aver "avviato al comando legione quattro renitenti alla
leva". Due giorni dopo lo stesso comando informa di aver inviato ad Occhieppo, in seguito ad informazioni ricevute, il
caposquadra Bertelli in borghese "per assumere maggiori dettagli circa la permanenza dei banditi in paese. Venuti a
conoscenza che i banditi di solito la sera si adunavano nella osteria Poma circa alle ore 20 il plotone, al comando del
sottotenente Pompili, provvide a circondare la casa. I banditi, forse venuti a conoscenza dell'arrivo dei legionari, non
si presentarono. Perlustrata la zona e fatti diversi appostamenti il plotone è rientrato".
Per quanto riguarda gli aspetti più generali della vita dei reparti, in diversi fonogrammi si trovano notizie di
difficoltà di carattere organizzativo e relative ad episodi vari.
Il 28 aprile il comando della
1a compagnia richiede "viveri: lardo, vino e sigarette". Il giorno seguente precisa che
"a tutt'oggi abbiamo somministrato viveri a prigionieri per giornate cinquantatré. Urge invio viveri comprese
sigarette, verdura e sale di cui siamo completamente sprovvisti". Il 30 che "i viveri prelevati da questo comando di
compagnia erano sufficienti per giornate sei per cento uomini, più due per cento a secco, cioè fino al giorno 2 maggio. A tutto
oggi sono invece state consumate 637 razioni, in quanto alla forza della nostra compagnia in media abbiamo avuti
tredici uomini in sussistenza ed una media di venticinque-trenta prigionieri, ai quali abbiamo somministrato pane e
minestra. Per quanto riguarda invece i viveri a secco è stata consumata una giornata. Nel provvedere al rifornimento dei viveri
si prega codesto comando a voler tener conto, pur essendo a conoscenza delle difficoltà, la necessità di adeguare
la quantità dei grassi ed in particolar modo dell'olio. Si raccomanda vivamente l'invio del sale e delle sigarette, di
cui siamo completamente sprovvisti. La richiesta ha carattere d'urgenza in quanto non sarebbe possibile preparare il
secondo rancio di domani".
L'indomani segnala che anche la benzina è stata esaurita e che la nafta è ridotta a cinque litri. Il 3 informa che tutto
il carburante è stato consumato, il 4 ripete: "Siamo completamento sprovvisti di carburante, occorre a mezzo camion
viveri, che dovrà immancabilmente giungere a questa compagnia nella giornata di domani, inviare carburante".
Stessa comunicazione viene inviata il 13 e, ancora, il 27 ("tutti gli automezzi sono impossibilitati a muoversi
perché sprovvisti completamente carburante") e il 28 ("urge invio carburante").
Nel mese di maggio si registrano anche alcuni incidenti, tra cui due curiosi: il 12 un motociclista della
1a compagnia, mentre si reca al ponte della Gula per ritirare documenti della
2a, giunto a Varallo, per evitare un carretto che gli
attraversa la strada, va a sbattere contro un muro. Il 14 si rompe la sponda di un camion e alcuni legionari, che rientrano
da Trivero, "ove si erano recati per fare il bagno", cadono: due di questi restano feriti e vengono ricoverati all'ospedale
di Varallo.
Il registro dei fonogrammi copre, come si è detto, solo un breve arco di tempo, concludendosi il 30
maggio.
Nei giorni seguenti il battaglione fu riunito a Vercelli. Infatti il comando generale della Guardia nazionale
repubblicana, convinto dalle assicurazioni di Zuccari che i ribelli della Valsesia erano stati messi in condizione di non
potersi riorganizzare e anche (o forse soprattutto) in considerazione della ripresa dell'offensiva alleata, in ossequio alle
disposizioni tedesche di sguarnire tutte le zone di non rilevante interesse strategico per concentrare invece gli sforzi
contro gli angloamericani avanzanti, aveva deciso di destinare la "Tagliamento" alla zona del fronte.
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