Piero Ambrosio

Legionari in Valsesia e nel Biellese
Un mese di vita del 63o battaglione della "Tagliamento"



La documentazione relativa ai reparti della Rsi operanti in provincia di Vercelli è assai scarsa: tra le non molte carte reperite figura un registro dei fonogrammi inviati dal 25 aprile al 30 maggio 1944 dalle tre compagnie del 63o battaglione "M" della Guardia nazionale repubblicana (uno dei due costituenti la legione "Tagliamento") al comando del battaglione1. Questi tre reparti erano dislocati a Pray, Fobello e Rimasco. La loro forza variava dagli ottanta-novanta uomini della 3a compagnia, al centinaio della 1a e della 2a; avevano a disposizione due o tre auto, una motocicletta e un autocarro ciascuna; la 1a disponeva anche di un carro armato.
Le tre compagnie erano comandate rispettivamente da Carlo De Mattei, Antonio Fabbri e Guido Alimonda, capimanipolo, che saranno promossi centurioni il 17 maggio2.
Il 63o battaglione, comandato dal seniore Merico Zuccari, era giunto a Vercelli il 19 dicembre 1943: il capo della provincia, Michele Morsero, l'aveva subito inviato in Valsesia e in Valsessera con l'ordine di stroncare il nascente movimento partigiano. Fucilazioni, rappresaglie, incendi di baite si erano susseguiti a ritmo incalzante durante tutto l'inverno. Il 5 aprile 1944 (nel frattempo, con la fusione, avvenuta il 1 marzo, con il battaglione giovanile "Camilluccia", era stata costituita la legione) aveva iniziato un rastrellamento in grande stile contro le formazioni garibaldine operanti in Valsesia, che erano riuscite però a sganciarsi e a filtrare attraverso le maglie dell'accerchiamento, con perdite limitate. Dieci giorni dopo, non trovando più traccia di partigiani, Zuccari si era convinto di aver praticamente sgominato "la banda del famigerato Moscatelli". Nei suoi rapporti al comando generale della Guardia nazionale repubblicana affermò, con ottimismo davvero eccessivo, che la banda non esisteva più e, addirittura, che "Moscatelli, dopo aver perduto i contatti con i suoi uomini, era riparato in Svizzera".
I fonogrammi inviati dalle tre compagnie al comando superiore sono relativi proprio ai giorni seguenti il rastrellamento. Ecco le informazioni che se ne ricavano.
Il 25 aprile il comando della 2a compagnia, distaccata a Fobello, comunica al comando di battaglione che, durante la notte precedente, alcuni apparecchi si erano aggirati ininterrottamente nella zona e che erano state effettuate segnalazioni, con lo scopo di ottenere lanci destinati ai partigiani, ma con esito negativo.
Chiede poi l'autorizzazione a distaccare un reparto a Cervatto, "per ragioni di sicurezza e di maggiore controllo della zona", e richiede una motocicletta, indispensabile per il servizio di staffetta e collegamento, "considerato che Fobello è unita a Cervatto da una strada non percorribile con automezzi".
Sempre il 25 aprile, la 3a compagnia comunica invece che un plotone si è recato a Carcoforo per perlustrare la zona ad ovest del torrente Egua, dove era stato segnalato il passaggio di banditi, senza tuttavia "rinvenire alcuna traccia".
Il giorno seguente la 2a compagnia segnala che una pattuglia ha rinvenuto in località Baraccone cento litri di benzina, che erano evidentemente stati occultati da qualche squadra partigiana.
La 3a compagnia comunica l'avvenuta fucilazione di due partigiani, catturati durante un'azione all'alpe Portile, Teresio Mandelli e Giusto Colligana, e che si sono presentati sette renitenti alla leva.
Il 28 il comando della 3a compagnia relaziona su un'azione compiuta da un plotone nella zona del monte Barone: "Partito alle ore 22.30 da Rimasco per Scopello in autocarro, ha iniziato la marcia da Scopello per Valfinale alle ore 22.30, seguendo la mulattiera che da Scopello porta alla Bocchetta della Boscarola e da questa a Valfinale. Da Valfinale ha proseguito lungo il sentiero Alpe Lavazzola, perlustrando la zona fino a raggiungere Monte Barone. Notato il passaggio di banditi, già avvistati ieri, che nella fuga si sono diretti verso l'Alpe Campo dove sono stati trovati nella stessa giornata di ieri da reparti della 1a compagnia".
Il giorno seguente è la 2a a segnalare un'azione di perlustrazione, compiuta nei due giorni precedenti nella zona di Sabbia, dove ha anche effettuato un appostamento, "senza incontrare nulla di anormale". Ancora la 3a informa che un plotone ha perlustrato la zona tra Boccioleto, Rossa, Cerva e che "da informazioni prese sul posto nella zona non si è notato alcun passaggio di partigiani da più di una settimana".
Il 1 maggio il comando della 2a compagnia comunica che il giorno precedente era giunto a Fobello un reparto di truppe germaniche per il recupero di quattro salme di militari uccisi un mese prima dai partigiani, rinvenute nei pressi della chiesa della Madonna del Rumore (Rimella).
Sul trasporto delle salme, relaziona il giorno seguente: "Sono state scortate da due squadre, una di mitraglieri e una di fucilieri. Si fa rilevare che al ponte della Gula, ove si è recato il nostro reparto, non vi erano i due carabinieri che avrebbero dovuto effettuare il riconoscimento della salma del loro capitano" (si trattava di Francesco Magliola).
Il 3 maggio la compagnia dislocata a Rimasco segnala un'azione di perlustrazione: "Come da ordini ricevuti, stamane alle ore 5.30 una pattuglia al comando del sottocapomanipolo Pompili Giuliano è partita in autocarro alla volta di Campertogno. Giunta a Campertogno alle ore 6.30 la pattuglia ha iniziato a perlustrare la zona lungo il sentiero Rusa, Boracche, I Ronchi, Canvaccia, Alpe Campo. Dalle informazioni assunte sul posto si è accertato che i banditi sono stati sull'Alpe Campo circa un mese fa. Nelle baite si notano infatti tracce remote del pernottamento dei banditi. Al momento la zona è tranquilla".
Il giorno seguente lo stesso comando informa che un plotone è partito all'alba in autocarro per perlustrare la zona a nord di Rossa, dove era stato segnalato "un gruppo di banditi feriti o ammalati" e precisa che sono state notate "tracce del passaggio dei banditi" risalenti ad una quindicina di giorni prima e che "tutta la zona rimane tranquilla".
Sempre il comando della 3a compagnia, il 6, comunica che un plotone, distaccato il giorno precedente ad Alagna, ha perlustrato la zona della Bocchetta delle Pisse ed arrestato cinque renitenti alla leva.
Il giorno seguente informa che lo stesso plotone ha perlustrato la zona da Pedemonte all'alpe Kegno-Fun Flua.
Due giorni dopo è il comando della 2a compagnia ad avere novità da segnalare: due pattuglie al comando dei capisquadra Paolatto e Bonazzoli avevano infatti perlustrato le zone di Rimella e valle del Roy, dove era stato rinvenuto materiale esplosivo dei ribelli.
La 3a compagnia l'11 maggio viene trasferita a Curino e quella dislocata a Fobello resta quindi l'unico reparto fascista operante in zona. Il 14 un suo plotone viene distaccato a Campello Monti, in valle Strona, dove rimarrà fino al 18.
Una nuova azione è segnalata il 20 maggio: un reparto di trenta uomini viene inviato ad Ornavasso, nella bassa valle d'Ossola; ed infine un'altra, in cui sono impegnati tre ufficiali, due sottufficiali e una cinquantina di legionari, è segnalata il 28.

I fonogrammi non forniscono solo notizie delle azioni militari: in essi si trova spesso traccia anche delle difficoltà di carattere organizzativo dei reparti. Ad esempio il 25 aprile il comando della 2a compagnia segnala che "non è ancora arrivato il sapone e il pacco posta che doveva pervenire il 19 aprile" e prega di continuare le indagini. Fa poi presente che l'olio per le armi inviato non è sufficiente e ne richiede "al più presto possibile almeno due litri per avere quel tanto di scorta indispensabile" e infine ripete una richiesta "per razzi di segnalazione che dovranno essere in parte per pistola e in parte a mano". Il giorno seguente prega il comando del battaglione di mandare "il medico almeno una volta alla settimana".
Il 12 maggio il comandante della compagnia segnala ai suoi superiori che "giungono giornalmente a questo comando domande da parte degli abitanti che chiedono l'autorizzazione di andare ad abitare alpi per portare le bestie al pascolo" e chiede istruzioni in merito. Comunicazione, questa, assai significativa e in grado di rendere l'idea di quella che doveva essere, in quel periodo, la situazione nei paesi occupati dalle milizie fasciste.
Qualche giorno dopo il comando della compagnia segnala che il milite scelto Efren Travagli, "che figurava nell'elenco dei legionari provenienti da Vercelli non è rientrato" e prega di fare accertamenti.
Il 16 maggio chiede che si provveda con urgenza all'invio di sapone per barba e legacci per scarpe "anche a pagamento" e il 27 che i famosi razzi, richiesti un mese prima, sono "arrivati troppo tardi".

Il comando della 1a compagnia, dislocata a Pray, il 25 aprile 1944 comunica che alcune pattuglie hanno compiuto "perlustrazioni per rastrellare feriti partigiani" senza tuttavia trovare "nessuna traccia di questi", bensì "numerose e ottime informazioni" e che una delle squadre ha accertato la morte di un partigiano, avvenuta durante un rastrellamento.
Comunica inoltre che durante la notte "si sono aggirati per oltre mezz'ora sul presidio apparecchi di sconosciuta nazionalità straniera: come da ordine ricevuto sono stati accesi i falò. Non sono avvenuti lanci nella zona, anche perché da parecchi punti si vedevano segnalazioni, cosa che ha certo disorientato i piloti. Da informazioni avute pare i lanci siano avvenuti nella zona di Flecchia".
Il giorno seguente dapprima comunica "che tutte le bombe gettate dagli aerei nemici e distribuite alla 1a, alla 2a ed alla 3a compagnia sono da ritirarsi perché prive di capsule detonanti", mentre più tardi precisa che "è possibile innesto detonanti, nostro possesso, alle bombe a mano distribuite 2a e 3a compagnia. Dotazione delle bombe 1a compagnia già caricate. Se possibile provvederemo noi per ritiro bombe 2a e 3a compagnia e invio quelle nostro possesso attive".
Il 27 informa che l'azione di un plotone ha avuto esito favorevole, essendo stati catturati sette partigiani.
Il 1 maggio, alle ore 17, comunica che in tutta la zona gli operai si sono presentati regolarmente al lavoro e che "nessun incidente ha turbato l'ordine pubblico".
Tre giorni dopo segnala l'uccisione, a Casa del Bosco, del ricercato Egidio Nobile, che sarebbe stato "fatto segno di alcuni colpi di arma da fuoco mentre cercava di fuggire", e il fermo, a Lozzolo, "di certo Castelletta Astor, noto sovversivo e propagandista".
Il giorno seguente comunica che, secondo informazioni assunte dal reparto dell'aiutante Fiorineschi, una non meglio precisata "località infestata da banditi" era stata "abbandonata da essi il giorno 30 aprile" e che prosegue l'azione di un reparto agli ordini del sottocapomanipolo Mazzoni, i cui portaordini hanno comunicato il fermo di due prigionieri inglesi.
Più tardi informa che sei ex prigionieri australiani sono stati uccisi in uno scontro in località Piancone.
Il 7 maggio segnala un'azione di rastrellamento nella zona di Curino. Cinque giorni più tardi comunica che è stato ucciso un partigiano, "non identificato perché privo documenti", e il giorno seguente che è stato "fucilato a Crevacuore il bandito Mallana Francesco".
La sera del 17 maggio il comando della 3a compagnia, di stanza a Curino dall'11, relaziona sullo svolgimento di un'azione iniziata nel cuor della notte: "Oggi alle ore 2 la compagnia è partita in automezzi per raggiungere la zona di Mottalciata ed effettuare l'azione contro la banda ivi dislocata, giusto ordini del superiore comando di legione. I banditi trovavansi nelle cascine Mandova (sic) e Caprera: nella prima erano in numero di undici, nella seconda in nove. Mentre i primi furono catturati di sorpresa, ciò non è potuto avvenire per i secondi i quali aprirono il fuoco sugli uomini di punta della compagnia. Tre dei banditi rimasero uccisi nello scontro, mentre gli altri sei vennero catturati. Come da autorizzazione del superiore comando di legione, i diciassette superstiti furono passati per le armi a Mottalciata. I banditi facevano parte del pattuglione volante Edis della forza di ventiquattro uomini di cui il capo, certo Mitra B. V., era assente perché a rapporto e gli altri tre erano in licenza, due a Vercelli e uno a Novara". Segue l'elenco del materiale recuperato: alcuni moschetti e pistole, centocinquanta bombe a mano e un centinaio di caricatori per moschetti. Nel fonogramma si precisa che "parecchie armi e munizioni non furono potute recuperare perché distrutte dall'incendio scoppiato nella cascina Caprera a seguito di lancio delle bombe a mano da parte nostra. Perdite nostre: caduto in combattimento la camicia nera Sciani Clemente di Gaetano classe 1926".
Il 18 il comando della 1a compagnia segnala due arresti: quello dello sbandato Ercole Minacci di Carlo, classe 1922, residente a Pratrivero, avvenuto la sera precedente, e quello di certo Franco Magliocco di Pietro, classe 1922.
Il 20 comunica che il giorno precedente è stato rinvenuto nei pressi di Postua un cadavere, "identificato per quello del bandito Conton di Portula" e aggiunge che "si suppone che sia uno dei banditi della banda del Gemisto ucciso nell'azione dell'alpe Gavala".
Tre giorni dopo comunica che si sono presentati spontaneamente cinque disertori delle classi 1922-24; il giorno seguente che se ne sono presentati altri sette, delle classi 1914-17 e 1922; il 25 che si sono presentati tre sbandati, di cui due disertori ed un renitente, appartenenti alle classi 1922 e 1925.
Il 24 anche il comando della 3a compagnia comunica di aver "avviato al comando legione quattro renitenti alla leva". Due giorni dopo lo stesso comando informa di aver inviato ad Occhieppo, in seguito ad informazioni ricevute, il caposquadra Bertelli in borghese "per assumere maggiori dettagli circa la permanenza dei banditi in paese. Venuti a conoscenza che i banditi di solito la sera si adunavano nella osteria Poma circa alle ore 20 il plotone, al comando del sottotenente Pompili, provvide a circondare la casa. I banditi, forse venuti a conoscenza dell'arrivo dei legionari, non si presentarono. Perlustrata la zona e fatti diversi appostamenti il plotone è rientrato".

Per quanto riguarda gli aspetti più generali della vita dei reparti, in diversi fonogrammi si trovano notizie di difficoltà di carattere organizzativo e relative ad episodi vari.
Il 28 aprile il comando della 1a compagnia richiede "viveri: lardo, vino e sigarette". Il giorno seguente precisa che "a tutt'oggi abbiamo somministrato viveri a prigionieri per giornate cinquantatré. Urge invio viveri comprese sigarette, verdura e sale di cui siamo completamente sprovvisti". Il 30 che "i viveri prelevati da questo comando di compagnia erano sufficienti per giornate sei per cento uomini, più due per cento a secco, cioè fino al giorno 2 maggio. A tutto oggi sono invece state consumate 637 razioni, in quanto alla forza della nostra compagnia in media abbiamo avuti tredici uomini in sussistenza ed una media di venticinque-trenta prigionieri, ai quali abbiamo somministrato pane e minestra. Per quanto riguarda invece i viveri a secco è stata consumata una giornata. Nel provvedere al rifornimento dei viveri si prega codesto comando a voler tener conto, pur essendo a conoscenza delle difficoltà, la necessità di adeguare la quantità dei grassi ed in particolar modo dell'olio. Si raccomanda vivamente l'invio del sale e delle sigarette, di cui siamo completamente sprovvisti. La richiesta ha carattere d'urgenza in quanto non sarebbe possibile preparare il secondo rancio di domani".
L'indomani segnala che anche la benzina è stata esaurita e che la nafta è ridotta a cinque litri. Il 3 informa che tutto il carburante è stato consumato, il 4 ripete: "Siamo completamento sprovvisti di carburante, occorre a mezzo camion viveri, che dovrà immancabilmente giungere a questa compagnia nella giornata di domani, inviare carburante".
Stessa comunicazione viene inviata il 13 e, ancora, il 27 ("tutti gli automezzi sono impossibilitati a muoversi perché sprovvisti completamente carburante") e il 28 ("urge invio carburante").
Nel mese di maggio si registrano anche alcuni incidenti, tra cui due curiosi: il 12 un motociclista della 1a compagnia, mentre si reca al ponte della Gula per ritirare documenti della 2a, giunto a Varallo, per evitare un carretto che gli attraversa la strada, va a sbattere contro un muro. Il 14 si rompe la sponda di un camion e alcuni legionari, che rientrano da Trivero, "ove si erano recati per fare il bagno", cadono: due di questi restano feriti e vengono ricoverati all'ospedale di Varallo.

Il registro dei fonogrammi copre, come si è detto, solo un breve arco di tempo, concludendosi il 30 maggio.
Nei giorni seguenti il battaglione fu riunito a Vercelli. Infatti il comando generale della Guardia nazionale repubblicana, convinto dalle assicurazioni di Zuccari che i ribelli della Valsesia erano stati messi in condizione di non potersi riorganizzare e anche (o forse soprattutto) in considerazione della ripresa dell'offensiva alleata, in ossequio alle disposizioni tedesche di sguarnire tutte le zone di non rilevante interesse strategico per concentrare invece gli sforzi contro gli angloamericani avanzanti, aveva deciso di destinare la "Tagliamento" alla zona del fronte.


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