ENRICO PAGANO (a cura di)

"Tra i costruttori
dello stato democratico"

Vercellesi, biellesi e valsesiani
all'Assemblea costituente


Atti dei convegni

2010, pp. 176, € 13,00

L'Istituto ha celebrato la ricorrenza del sessantesimo anniversario dell'entrata in vigore della Costituzione italiana con l'organizzazione di tre convegni svoltisi tra la metà di marzo e la prima decade di maggio del 2008 a Vercelli, Biella e Varallo e dedicati alle figure dei deputati vercellesi, biellesi e valsesiani eletti all'Assemblea costituente, le cui esperienze sono state raccontate con l'obiettivo di ricostruire il clima politico del tempo, a forte caratterizzazione unitaria sulle questioni fondamentali, espressa anche dall'alleanza di governo fra i principali partiti, che si interruppe senza che venisse meno l'intenzione di dotare il Paese di un testo costituzionale condiviso.
I convegni costituiscono tre segmenti di uno stesso percorso, pensato per sottolineare quale sia stato il contributo del nostro territorio alla nascita della democrazia, che non si è esaurito semplicemente nella partecipazione dei deputati locali all'esame e all'approvazione della Costituzione: ognuno di loro singolarmente e nello stesso tempo tutti collettivamente portavano idealmente nell'aula dove è risorto il nostro Paese le cittadine e i cittadini biellesi, vercellesi e valsesiani che li avevano votati.
Questo volume raccoglie le relazioni sviluppate nei convegni da Gianfranco Astori, Gustavo Buratti, Federico Caneparo, Marco Neiretti, Francesco Rigazio, Bruno Ziglioli. In appendice un saggio del curatore sul voto nel territorio e le tabelle con i risultati elettorali di tutti i comuni.


Recensione

I mattoni della democrazia
Un austero volume curato da Enrico Pagano, di Fabio Ranucci
"Conquiste del lavoro", inserto "Via Po", 19 febbraio 2011

Eroi della Resistenza e uomini politici divenuti membri della Costituente. Puntigliose biografie di alcuni degli artefici di un'Italia che voleva uscire dalla fase bellica, animata anzitutto dagli ideali e dalla necessità di ricominciare, i cui nomi sono scritti con l'inchiostro indelebile nelle pagine di storia.
Il loro incancellabile contribuito alla rinascita del paese è impresso ora anche in un austero volume dal titolo Tra i costruttori dello stato democratico. Vercellesi, biellesi e valsesiani all'Assemblea Costituente (pp. 176, euro 13), pubblicato dall'Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea nelle province di Biella e Vercelli "Cino Moscatelli" e curato dal suo direttore, Enrico Pagano.
Si tratta in sostanza degli atti di tre convegni tenutisi nel 2008 per celebrare il 60esimo anniversario dell'entrata in vigore della nostra Costituzione, in cui si è discusso sulle eminenti figure di deputati locali che hanno preso parte attivamente a quella fondamentale fase politica (le relazioni sono di Bruno Ziglioli, Marco Neiretti, Francesco Rigazio, Gustavo Buratti Zanchi, Federico Caneparo e Gianfranco Astori). Uniti da un unico comune denominatore: "L'origine sociale dal mondo contadino - scrive Pagano nella prefazione -, operaio o della piccola borghesia e l'assenza, o la scarsissima rilevanza, di tradizioni politiche familiari: sono quasi tutti rappresentanti di una classe dirigente che si forgia nelle esperienze del periodo liberale e dell'antifascismo, subendo in qualche caso la persecuzione del regime, e che consolida la propria formazione nell'attività di collaborazione con la Resistenza e con i Cln, oscillando tra la propensione all'azione, caratteristica di Moscatelli e Moranino e anche di Leone, la propensione all'organizzazione partitica, propagandistica, sindacale e movimentista, tipica a diversi livelli e in diversi ambiti di Secchia, Flecchia, Bertola, Pastore e Carpano Maglioli, la rilevante carriera politica e giornalistica di Luisetti nel periodo prefascista, la competenza in materia amministrativa ed economica di Pella". Parlando, chiaramente, dell'Assemblea costituente, "del frutto della sua opera, cioè della Costituzione della Repubblica. I valori, i significati, gli equilibri che stanno alla base di quell'esperienza, infatti, sono tutti perfettamente intelligibili nel testo della nostra legge fondamentale", sostiene Ziglioli. Poi i protagonisti, uno per uno. Con i profili ben delineati nel libro e, soprattutto, con la loro grande ragione di vita: l'autentica e nobile politica. Ermenegildo Bertola era un insegnante che nel novembre del 1943 partecipò all'organizzazione del Cnl vercellese e divenne successivamente senatore democristiano e sottosegretario al Tesoro.
Francesco Leone era invece un militante comunista. Dopo lungo tempo trascorso a vivere in clandestinità e a combattere il fascismo, nel dopoguerra ricoprì l'incarico di segretario della federazione del Pci di Vercelli. È stato parlamentare e membro del comitato centrale del partito.
Il biellese Giuseppe Pella, esponente Dc, divenne deputato, presidente del Consiglio dall'agosto 1953 al gennaio 1954 e più volte ministro. Si vantava di non essere avvezzo ai favoritismi verso la sua città natale. E così il giorno di Ferragosto del '53 il capo dello Stato Luigi Einaudi, dinanzi a due giornalisti e a un fotografo nella casina del Vignola di Villa Farnese, la sua residenza estiva a Caprarola, nel Viterbese, presentò Pella come "l'uomo al quale ho appena affidato l'incarico di formare il nuovo governo", superando in questo modo il rituale delle consultazioni. Il motivo? Perché non sono previste dalla Costituzione, disse il presidente della Repubblica.
Di Biella erano anche i socialisti Ernesto Carpano Maglioli, sottosegretario all'Interno nel III governo De Gasperi, e l'ex sindaco Virgilio Luisetti.
Mentre l'operaio e sindacalista Vittorio Flecchia fu tra i fondatori del Pci. Senza dimenticare il capo partigiano comunista Francesco "Gemisto" Moranino e il compagno duro e puro Pietro Secchia, simbolo della Resistenza, esponente di spicco della componente rivoluzionaria che aveva abbracciato la linea filosovietica. L'uomo che sognava la lotta armata, come recitava il titolo della biografia dedicatagli nel 1984 da Miriam Mafai e pubblicata da Rizzoli, fu nominato nel '48 da Palmiro Togliatti vicesegretario del Pci, prima affiancato e successivamente sostituito da Giorgio Amendola nella guida organizzativa del partito che Secchia aveva mantenuto fino a quando un suo collaboratore, Giulio Seniga, fuggì con la "cassa" e con alcuni documenti riservati del Pci. Caso che segnò la sua estromissione, nel 1955, da qualsiasi incarico di rilievo nazionale. In Valsesia, nella terra di Fra Dolcino e del cavaliere Vincenzo Lancia, spiccavano invece le figure di Giulio Pastore e Vincenzo "Cino" Moscatelli.
Pastore, meridionalista e leader della sinistra democristiana, non è stato soltanto il fondatore della Cisl nel 1950. A ragione può essere considerato il padre del sindacalismo bianco, che nel 1958 diede voce per la prima volta, durante una conferenza stampa, alla spinosa questione dell'arbitrato nelle controversie di lavoro. Nel saggio del direttore dell'agenzia di stampa Asca, Gianfranco Astori, riportato all'interno del libro, emerge colui che incarnò nella Dc, insieme ad altri come Giuseppe Dossetti, una cultura cattolica accorta ai bisogni della società. Un giornalista attento (che fondò, tra l'altro, Conquiste del Lavoro nel 1948) che con coraggio testimoniò "un'idea - afferma Astori -, una posizione culturale, convinzioni profonde", nel momento in cui era stretto "il rapporto tra l'esercizio dell'attività pubblicistica su giornali e quotidiani e l'impegno su altri terreni", come quello "associativo o politico". Ma "il Pastore che entra nell'Assemblea costituente nel 1946 è profondamente diverso da quello che, negli anni venti, aveva unito l'attività giornalistica a quella di propagandista dell'Azione cattolica e di organizzatore sindacale. Una personalità molto più complessa: attraverso la sua figura - come attraverso quella di altri protagonisti del Novecento - è possibile in realtà intravedere le tante storie che hanno intersecato il secolo sul piano politico, delle idee e sul piano sociale. Nel suo caso, potremmo ricordare il tormentato percorso del movimento cattolico italiano prima, durante e dopo il fascismo. Non senza contraddizioni, anzi - sostiene ancora Astori -. Su quelle storie potremmo in qualche modo vedere riflessa, come in uno specchio, la stessa vicenda del sindacalismo moderno. Pastore, se fosse qui oggi, sarebbe assai sorpreso di vedere come le idee per le quali si è trovato a combattere in quegli anni in assoluta minoranza, e che hanno portato anche alla rottura dell'unità sindacale così faticosamente raggiunta nel 1944 con il Patto di Roma, siano divenute in larga misura patrimonio comune delle organizzazioni sindacali esistenti".
C'era poi l'operaio e comandante partigiano delle divisioni garibaldine in Valsesia, Vincenzo "Cino" Moscatelli, medaglia d'oro della Resistenza, già primo cittadino di Novara.
Sono stati tutti deputati costituenti. Il loro impegno civile è riportato in questo testo da sfogliare in qualsiasi momento, per veloci ricerche o per quanto altro occorre al fine di venire a conoscenza di vicende personali, umane. Ma che va letto anche come il romanzo di una nazione, delle sue speranze e dei suoi problemi.
In appendice, un dettagliato esame del voto per l'Assemblea costituente nella zona, con numeri e tabelle. A beneficio principalmente di chi ama dati e statistiche.