Il catalogo raccoglie i disegni del pittore Renzo Roncarolo, internato nei lager tedeschi durante la seconda guerra mondiale, esposti nella nuova edizione della mostra "Il filo spinato ti lacera anche la mente".
Nei disegni realizzati per questa mostra, Renzo Roncarolo visualizzò drammaticamente la tragedia vissuta
da una generazione di giovani soldati deportati nel 1943 nei campi di concentramento nazisti.
Il tragico espressionismo che permea i disegni va oltre le radici colte che richiamano gli espressionismi di
Ensor, Nolde, Munch - anche se "L'urlo" di Munch, che non ha suono, parrebbe emblema di questa rassegna -
calato com'è, questo espressionismo, nella tragica realtà del vissuto, fattosi cronaca, testimonianza di patimenti e
di morte.
Dal vuoto dei fogli, desolatamente bianchi, il segno nero, sostanziale nella resa del vero come in Guttuso,
impone alla ribalta, e alle coscienze, stati estremi di sofferenze, sevizie, fame, oltraggi.
Insistono i primi piani di volti attoniti e disperati, a rimarcare la validità individuale di persone, non di
numeri. Totale è il senso di solitudine per ogni essere, negato nella sua umanità, simbolo di solo dolore sottolineato
anche dalla sommarietà del segno.
Integrante, in quest'epopea di muto martirio, la straziante resa di spazi e silenzi, specie recepibile nei
disegni delle soste dei treni alle stazioni volute deserte, sequela di vagoni blindati, ammasso di giovani vite, primo
tragico atto del programmato genocidio (Stefania Stefani Perrone).
Renzo Roncarolo nacque a Vercelli l'8 settembre 1916. Professore di disegno, richiamato alle armi nel
1940, nel settembre 1943 fu catturato dai tedeschi a Verona e deportato in Germania, dapprima nel lager di
Fürstenberg (dove rifiutò di aderire alla Repubblica sociale), poi in quello di Cottbus e infine in quello di
Dreilinden. Dopo le prime durissime settimane di fame e freddo, fu occupato come manovale in una fabbrica a Teltow,
poi, grazie alle sue capacità tecniche, fu destinato ad un reparto di disegnatori meccanici. Nel gennaio del 1945,
avendo reagito ai soprusi di un civile, fu incarcerato, rischiando di morire a causa delle angherie. Liberato, fu
nuovamente inviato al lager.
Nel dopoguerra continuò a dedicarsi alla pittura e alla musica e vestì anche i panni del "Bicciolano".
Morì a Vercelli il 23 novembre 2000.
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