Canzoni e Resistenza



Convegno e dintorni
Il Comitato per l'affermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione repubblicana del Consiglio regionale del Piemonte e il nostro Istituto, con il contributo della Città di Biella e della Fondazione Cassa di risparmio di Biella, venerdì 16 e sabato 17 ottobre, hanno organizzato a Biella il convegno nazionale di studio "Canzoni e Resistenza".
Al convegno, che ha avuto notevole visibilità anche sulla stampa nazionale, sono state affiancate due iniziative: lo spettacolo musicale "E sulla terra faremo libertà. Piccola storia musicale dell'immaginario partigiano tra Resistenza, dopoguerra, anni sessanta ed oltre", messo in scena al Salone della Musica di Torino, il 9 ottobre, e al Teatro Sociale di Biella, il 16 ottobre; una mostra documentaria che, seguendo lo stesso filo narrativo dello spettacolo, ripercorre, in dieci pannelli, le tappe essenziali della storia dell'immaginario partigiano nella musica e nelle canzoni dalla Resistenza ad oggi.
La mostra è stat inoltre successivamente esposta in varie scuole.
Quella che vien qui data è una sintesi dei lavori delle due giornate di studio. Più che una cronaca, queste pagine vogliono essere un ulteriore contributo al dibattito e al confronto che intorno al tema del canto partigiano si è sviluppato al convegno.

Il titolo del convegno
Nelle intenzioni progettuali non vi era un convegno sulle canzoni della Resistenza ma, come evidenziato dal titolo, un convegno su "Canzoni e Resistenza": non casualmente ingigantendo, nel logo del convegno, proprio la "e", la congiunzione, il legame fra l'esperienza resistenziale e la forma espressiva "canzone". A questo proposito nel documento di lavoro redatto in fase di organizzazione del convegno così è stato scritto: "Agli studiosi che si sono occupati in maniera specifica di canto partigiano, attraverso la proposta di questo convegno, chiediamo di verificare, a partire dal materiale raccolto e dalle esperienze di ricerca condotte, quali siano le relazioni che il canto partigiano intrattiene sia con le idealità e le ideologie proprie del partigianato che con la cultura musicale e letteraria di quegli anni.
Allo stesso modo, anche se seguendo un cammino di segno opposto, a quanti si sono occupati di territori affini se non paralleli a quello della canzone resistenziale, chiediamo invece di ricomporre il quadro delle conoscenze e delle competenze nelle quali e dalle quali il canto partigiano ha trovato le proprie radici esperienziali ed ideali, oltre che formali, testuali e musicali".

Saluti di apertura
Ha aperto i lavori Andrea Foco, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, che ha ricordato l'impegno ormai consolidato della Regione, espresso in forma diretta dal Consiglio, nell'attuare ed affiancare iniziative atte appunto all'"affermazione dei valori della Resistenza". Molti i temi e le esperienze toccate dal 1976 ad oggi; mancava però una iniziativa dedicata specificamente alla canzone partigiana.
Luciano Castaldi, presidente dell'Istituto, ha dato quindi lettura sintetica del documento introduttivo ai lavori, sopra ricordato, evidenziando le ragioni e i percorsi che hanno portato all'attuazione dell'iniziativa.
Tra gli altri saluti di carattere per così dire istituzionale: quello di Diego Presa, vicesindaco di Biella, che ha ribadito il sotteso impegno civile che richiama ogni presa di parola sul tema Resistenza, augurandosi che, proprio attraverso uno strumento ed un tema "agile" come la canzone, si possa dare maggiore presenza ai ricordi ed ai valori resistenziali anche oggi; Marco Neiretti, parlando a nome della Fondazione Cassa di risparmio di Biella, ha sottolineato poi l'interesse notevole che la canzone partigiana assume per lo studio della Resistenza, proprio ed anche in ragione della sua capacità di essere canale e occasione espressiva formalizzata, ma nel contempo spontanea e popolare.
L'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia era rappresentato dal vicepresidente Laurana Lajolo, che ha sottolineato come, anche in una prospettiva didattica, la canzone in genere e la canzone partigiana in particolare, rappresenti una tipologia documentaria di grande interesse.

L'immagine della Resistenza
"L'immagine della Resistenza nella storiografia e negli studi sul canto partigiano" era il tema di avvio, affidato alla relazione di Cesare Bermani. Una panoramica degli studi sul tema della canzone partigiana in Italia non poteva che evidenziare una scarsa intensità e continuità degli approcci: davvero scarno l'elenco degli studiosi che in maniera significativa e visibile si sono occupati in Italia dell'argomento. Nell'interrogarsi sulle ragioni di tale scarsità di studi, Bermani, ripercorrendo le tappe della storia del nostro Paese dalla fine della guerra ad oggi, non ha potuto fare a meno di constatare che, sia su un piano storiografico/accademico che su quello più espressamente politico, intorno al tema della Resistenza si è venuto consumando uno scontro denso, segnato dalla frattura fra il desiderio di fare della Resistenza l'esperienza unitaria e fondante della Repubblica e la ragione della unità di governo di centro-sinistra, e gli sforzi di far emergere gli aspetti soggettivi, trasversali, non ufficiali, a tratti devianti e contraddittori che anche attraverso le canzoni e le strofette la Resistenza lasciava emergere da una analisi storiografica disincantata e poco propensa a ricostruzioni agiografiche.
Qui, in questo articolato dispiegarsi di conflitti storiografici e politici, i nessi e le ragioni della difficile presa di ricerche che, proprio adottando le fonti orali quale perno e strumento chiave, lasciavano emergere esperienze individuali o di gruppo non sempre coerentemente riconducibili ad una immagine unitaria, nazionale ed esclusivamente antinazista della Resistenza.
Bermani ha poi analizzato le indicazioni di ricerca che alcuni scritti di Roberto Battaglia offrivano al lettore attento fin dai primi anni sessanta. Indicazioni che segnalavano proprio la necessità di costruire una storia della Resistenza in grado di dar conto delle differenze, della realtà quotidiana del partigianato, della Resistenza quale fondamentale esperienza soggettiva. Una ricostruzione da realizzare anche attraverso lo studio delle canzoni e delle testimonianze orali: indicazioni però, ha segnalato Bermani nel suo intervento, rimaste in buona parte inattuate.

Esperienze di ricerca, di analisi e di riproposta
Il documento introduttivo ai lavori, cui si è fatto cenno più sopra, si apriva con queste parole: "Dopo una stagione fervida di studio, che ha interessato in maniera massiccia gli anni sessanta, si è assistito ad un calo di interesse per il canto partigiano. Non hanno determinato svolte significative in questo senso né l'introduzione in maniera ampia delle metodologie proprie della storia orale, né una maggiore e crescente attenzione per gli aspetti sociali e culturali della esperienza resistenziale. Escluse rare eccezioni, non si son viste nascere ricerche sul canto partigiano neppure sull'onda e stimolo del dibattito più recente sulle diverse 'identità' della Resistenza".
Proprio questa stasi della ricerca e delle relazioni fra ricercatori ha spinto gli organizzatori ad individuare, nel programma dei lavori, uno spazio aperto nel quale inserire una serie di brevi interventi, in grado di riavviare quel dialogo fra esperienze diverse di ricerca e riproposta che è venuto da tempo a mancare.
Questo il senso della sezione di lavoro "Canzoni e Resistenza. Esperienze di ricerca, di analisi e di riproposta", che prevedeva una serie di interventi scelti ad esemplificazione di differenti esperienze di lavoro sulla canzone partigiana. La ricerca sul campo: come nel caso di Francesco Biga, che ha parlato di "Fischia il vento" e di Felice Cascione; come nelle relazioni di Mimmo Boninelli per Bergamo, di Mimmo Franzinelli per Brescia, Marco Savini per Pavia, Getto Viarengo e Bubi Senarega per Genova, Amerigo Vigliermo per il Canavese, Alberto Lovatto per il Biellese. Ricerche, queste, nella maggior parte dei casi finalizzate all'archiviazione e alla pubblicazione. Il problema della divulgazione della ricerca richiamato del materiale toscano analizzato da Emilio Jona, raccolto, negli anni settanta, per dar vita ad uno spettacolo poi allestito al Maggio fiorentino. L'uso didattico/educativo della canzone partigiana di cui ha parlato Franco Lucà. Il riutilizzo e riproposta ancora ripresi da Fabrizio Tavernelli, degli Acid Folk Alleanza, gruppo musicale che ha partecipato all'esperienza del cd "Materiale Resistente". L'incrocio fra esperienze di ricerca sul canto ed esperienze di lavoro sulla memoria al centro delle riflessioni di Antonio Canovi e di Giovanni Contini.
Molte erano le esperienze rappresentate, in particolare quelle "storiche", da quella di "Cantacronache", ricordata dalla densa ed importante relazione di Emilio Jona, a quelle dell'Istituto "Ernesto de Martino", rappresentate da Cesare Bermani, e dal loro amplificarsi attraverso, ad esempio, le ricerche bergamasche di Mimmo Boninelli o di Riccardo Schwamenthal, per arrivare appunto fino alle più attuali forme di espressività legate alle Posse, alla World Music o del rock progressivo.
Pur non essendo il criterio regionale/geografico quello che dava forma a questa sezione (il programma prevedeva anche i contributi di Gian Paolo Borghi, del Centro etnografico ferrarese, Mario Di Stefano, del Centro etnologico di Piacenza, e Alfredo Martini, per le esperienze di lavoro romane e laziali), non si può certo nascondere che alcune aree territoriali siano rimaste escluse dai lavori: si pensi alle canzoni del Sud, o al Trentino e all'Alto Adige, al Friuli, ad altre zone del Centro Italia.
Riannodare i fili di una rete di ricerche (e di ricercatori) in parte perduta, era una delle motivazioni del convegno: obiettivo che, a giudicare dalla densità degli scambi e delle comunicazioni durante i lavori, sembra essere stato raggiunto ed a cui l'impegno futuro degli istituti dovrà dare continuità.

Canzoni della/sulla Resistenza
Parlando di canto partigiano in sede di convegno si è inteso in particolare riferirsi alle canzoni ideate e cantate durante il periodo resistenziale e che parlano della Resistenza o della vita partigiana. Tuttavia la definizione non può non rimandare anche, per connotazioni successive a: tutte le canzoni cantate dai partigiani durante la Resistenza (dalla musica leggera, alla musica colta, al canto protestatario o politico); canzoni che parlano della guerra partigiana e della Resistenza in Italia, scritte ed eseguite dopo la fine della seconda guerra mondiale; canzoni che parlano della Resistenza di altri popoli o in altri paesi.
La Resistenza ha determinato nella storia recente di questo Paese una profonda cesura. Parlare di Resistenza dunque, proprio per l'impatto lacerante che quell'evento ha introdotto nella storia italiana, significa entrare nel merito di aspetti, misurarsi con atteggiamenti che non possono restare strettamente racchiusi nell'ambito cronologico dei venti mesi della lotta di liberazione. Una prospettiva storiografica che assuma come centrale l'attenzione alla memoria non può fare a meno di occuparsi oltre che dell'evento stesso anche di tutte le elaborazioni, revisioni, rivisitazioni, ricordi che a quell'evento sono seguiti.
L'oggetto "canzone", proprio per il suo forte legame con la sfera delle emozioni e del sentire comune ed il parallelo ed altrettanto forte grado di formalizzazione si propone come interessante occasione di indagine delle idee e dell'immaginario. Proprio per questo lo spettacolo messo in scena in concomitanza con il convegno e la mostra allestita nella stessa occasione non hanno raccontato la storia della canzone partigiana, ma hanno tentato una ricomposizione della storia dell'idea di Resistenza nella canzone, dal dopoguerra ad oggi.
E a questo articolato riaffacciarsi della idea resistenziale nel dopoguerra, riaffacciarsi nella cultura politica e dunque anche nella canzone politica, era dedicata la sezione del convegno "Canzoni della/sulla Resistenza: la genesi dei canti". Una occasione per confrontare, in chiave storica, il modo di pensare e costruire canzoni sul tema resistenziale attraverso gli interventi di: Silvio Ortona, partigiano e autore di una canzone partigiana; Fausto Amodei, autore di alcune delle canzoni partigiane di "Cantacronache"; Cesare Bermani, in sostituzione di Ivan Della Mea, che ha parlato delle ricerche e delle canzoni su Resistenza e 25 aprile del Nuovo canzoniere italiano.
Una panoramica del tutto sommaria, simbolica per così dire, che voleva segnalare in particolare la necessità che la ricerca, andando oltre il ristretto ambito dei venti mesi di lotta, misuri la presenza dei temi, valori, memorie della Resistenza anche in archi più ampi di tempo ed attraverso le forme più diverse del loro manifestarsi.

La "scambiabilità" dei testi e delle musiche
La quarta sezione del convegno, presieduta da Emilio Jona, è stata dedicata a "Contesti di produzione e di fruizione: il canto partigiano ed il canto fascista". La prima relazione è stata quella di Roberto Leydi, che ha affrontato il tema affascinante e complesso della interscambiabilità dei testi musicali. La canzone partigiana, è stato più volte ricordato, è solo in qualche caso il prodotto di una composizione originale di testo e di musica. Prevalgono invece la parodia e la riscrittura dei testi su melodie preesistenti. Un meccanismo compositivo/elaborativo, questo, frequente nella cultura popolare, che rende più semplice la produzione di testi d'occasione e ne garantisce una più rapida e sicura diffusione orale.
Attraverso una serie varia di ascolti, Leydi ha ricostruito la storia di alcuni canti, raccontandone le vicende culturali in una prospettiva di analisi aperta e stimolante. Da Trieste al Ticino, dall'Ottocento alle canzoni partigiane si è aperta una mappa ampia di rimandi che alcuni interventi in sala hanno poi addirittura ulteriormente arricchito.
Il canzoniere resistenziale rappresenta, nel quadro più generale del repertorio civile della canzone sociale e politica dell'Italia postunitaria, una esperienza sicuramente unica: per la densità del materiale prodotto nella brevità dell'arco temporale; per l'articolato e vario radicarsi delle canzoni nelle diverse esperienze della Resistenza; per la vastità delle radici e matrici.
La relazione di Leydi ha posto in evidenza la necessità di rivedere e ridefinire i confini di un approccio teso alla ricostruzione della "storia", delle matrici dei canti. Le ricerche degli anni sessanta sono state spesso guidate dalla volontà/necessità di dare spessore culturale alla canzone partigiana. Per difendere quel repertorio da quanti gli negavano rilevanza storiografica ma anche per "preservarlo" da interventi di "ripulitura" dei testi finalizzati ad adeguarne le idealità a nuovi contesti. Questo sforzo di dare consistenza e radice a quel repertorio ha favorito il ricorso ampio ad un approccio filologico, capace appunto di dar conto delle radici di molti canti.
Attualmente il differente contesto "politico" entro cui trova spazio la ricerca e l'affinarsi ed articolarsi degli strumenti di analisi, consentono di dare continuità a quel lavoro di scavo operando a maglie più larghe, includendo nell'analisi oggetti culturali anche molto distanti fra loro. La canzone partigiana è diventata così, nelle analisi proposte da Leydi, uno degli snodi, certo significativo e denso, ma uno fra i molti snodi del complesso diffondersi di una melodia o di una matrice testuale.

Una repertoriazione tematica
La necessità di discutere lo strumentario di analisi e di definire quadri certi ed il più possibile ampi di repertoriazione del materiale documentario legato alla canzone è stato l'oggetto della relazione di Franco Castelli.
Alla ricostruzione dell'immaginario partigiano, delle coordinate culturali dei resistenti, che nelle forme diverse della espressività hanno trovato modo di emergere e di esprimersi, Castelli ha dedicato tempo fa un saggio esemplare sui nomi di battaglia dei partigiani.
In uno sforzo parallelo e meticoloso di tematizzazione e di individuazione delle coordinate semantiche e testuali prevalenti, Castelli, nella sua relazione, ha posto sotto osservazione i testi musicali, ma anche i rimandi letterari al cantare e alle canzoni, per individuare e dare contorno al pensare, sperare, sognare dei partigiani. Una mappatura densa di spunti e di aperture, ricostruita su un repertorio ampio di testi. Il senso quasi enciclopedico, nel senso che Umberto Eco vi ha attribuito, della repertoriazione di Castelli chiede che la ricerca locale ne metta sotto controllo l'effettivo articolarsi nelle diverse aree e zone, allo scopo di consentire una mappatura di segno diametralmente opposto, che a partire dallo sforzo di ricomporre il quadro comune e gli elementi di continuità, possa quindi dar conto delle discontinuità e delle differenze che dalle singole e diverse esperienze territoriali e resistenziali hanno potuto esprimere.

La canzone della Rsi
È parso importante che in un convegno dedicato alla canzone partigiana si dedicasse uno spazio specifico alla canzone fascista e repubblichina. E non certo in ossequio a mode più o meno esplicitamente revisioniste.
Tra le differenti matrici della canzone partigiana, tra le canzoni che cioè costituiscono spunto o ispirazione per la creazione di parodie o di canti (ad esempio: le canzoni della prima guerra mondiale, il canto sociale e politico, la canzonetta, il repertorio sovietico, la canzone popolare), le canzoni provenienti dal repertorio fascista hanno evidentemente un ruolo ed una funzione del tutto particolare proprio perché rappresentano la voce in musica dell'antagonista primo della lotta resistenziale.
Purtroppo la canzone della Rsi è stata in realtà pochissimo studiata, anche da parte della storiografia di destra o più strettamente "neofascista". Nelle opere di Giorgio Pisanò si fa spesso accenno al tema del canto, ma i canti effettivamente documentati, e quasi tutti senza musica, non superano la trentina. Dell'argomento doveva occuparsi Michele Straniero, a cui però un grave problema di salute ha impedito di partecipare ai lavori del convegno (la sua relazione è però attesa negli atti). In un breve intervento di carattere, per così dire, "redazionale", Alberto Lovatto ha spiegato le ragioni della scelta di introdurre una riflessione anche sulla canzone della Repubblica sociale, sottolineando la necessità di avviare una ricerca su questo tema. Non per raccogliere ulteriori prove d'accusa nei confronti dell'atteggiamento colpevole del fascismo e del nazismo (che da questo punto di osservazione almeno paiono non necessarie), ma per meglio comprendere il variegato mondo del fascismo italiano, spesso schiacciato da una ricostruzione uniforme e piatta, per disvelarne differenze e contraddizioni, per evidenziare pericolose continuità fra quel fascismo e la cultura politica del dopoguerra.

Tavola rotonda e conclusioni
Nel pomeriggio di sabato, presiedendo Roberto Leydi, è stato dato spazio agli interventi: da segnalare in particolare quelli di Adriano Gasparini, Riccardo Schwamental, Marcella Filippa e Filippo Colombara.
Alla tavola rotonda finale hanno quindi preso parte: Franco Castelli, Cesare Bermani, Filippo Colombara, Roberto Leydi, Marcella Filippa, Emilio Jona e Alberto Lovatto.
Molte le riflessioni conclusive e tutte, proficuamente, aperte. Si è osservata una forte spinta a elaborazioni che, esprimendo un notevole sforzo analitico, dialogavano però poco con altre analoghe e parallele ricerche: da qui la necessità di una maggiore circolazione e scambio di materiali, anche quando non ancora elaborati e conclusivi.
Le ricerche fatte fin qui hanno svelato molto, ma molto è il materiale ancora da raccogliere, registrare e studiare: l'urgenza dell'intervento da avviare è qui evidente anche in ragione della naturale obsolescenza delle fonti utilizzate per una ricerca sulla canzone.
Molto resta da fare anche per quel che riguarda le fonti scritte. I canzonieri partigiani e le edizioni di canzoni sono state fin qui poco studiate e repertoriate. Lo studio di questa tipologia di fonti oltre che alla razionalizzazione della canzone partigiana può risultare utilissimo anche per lo studio della cultura musicale militante del dopoguerra. I canzonieri, proprio perché prodotti specificamente per essere "usati", vivono di una dinamica stretta fra cultura musicale esistente e sforzo di modificarla: metterli sotto osservazione, a partire da una casistica ampia, è suggerimento di ricerca espresso in più occasioni al convegno.
È stata poi sottolineata la necessità di orientare la ricerca nella ricomposizione della "storia" dei canti sia osservandone la genesi a partire dalle testimonianze degli autori ed esecutori, sia attraverso un parallelo lavoro di ricerca che sappia dar conto dei rimandi e richiami alle radici musicali e testuali delle canzoni a cui l'azione "compositiva" ha attinto ma di cui non sempre è però consapevole.
Infine si è parlato delle modalità di diffusione del materiale raccolto. Il supporto sonoro era stato senza dubbio quello privilegiato dalle esperienze di ricerca di "Cantacronache" prima, e più ancora del Nuovo canzoniere italiano e dei Dischi del sole. Fu quella sicuramente l'intuizione più geniale e fruttuosa: affidare la diffusione di materiale documentario che alla sua origine era orale ad uno strumento, il disco, che ne rispettasse la "natura" sonora. Una indicazione, questa, che, sfruttata ampiamente per quanto ha riguardato la diffusione delle ricerche etnomusicologiche, non ha trovato che rarissime applicazioni nella ricerca storica (anche orale). La facilità con cui oggi è però possibile riprodurre documenti sonori su cd e, più ancora, il diffondersi di strumentazioni multimediali, si è detto a più voci al convegno, ci si augura possano consentire un rilancio di una pubblicistica più consapevolmente rispettosa della specificità delle fonti di cui si serve, e non solo in tema di canzoni e Resistenza ma più in generale per quanto attiene la storia contemporanea. (Alberto Lovatto)