Il regime fascista

La vita scolastica


Il controllo del regime si estendeva anche alla scuola: occasione privilegiata per educare i giovani al fascismo.
Il 27 aprile 1923 fu approvata la riforma presentata dal ministro Giovanni Gentile, che realizzava un modello di scuola non ancora specificamente fascista ma sicuramente vicino al fascismo.
Il 25 marzo 1927 l'allora ministro dell'istruzione Pietro Fedele dichiarava di voler "fascistizzare la scuola", la quale doveva in particolare educare la gioventù a "comprendere il fascismo" e a partecipare attivamente "al clima storico creato dalla rivoluzione fascista". Per sottolineare questa volontà dello Stato di controllare ogni elemento della vita dei giovani, dopo qualche anno il Ministero della Pubblica Istruzione fu ribattezzato Ministero dell'Educazione nazionale, a cui veniva affidato anche il controllo dell'Onb.
Nel febbraio del 1929 veniva imposto ai maestri elementari il giuramento di fedeltà al regime fascista, obbligo esteso poi anche agli insegnanti di scuole medie ed università. Nell'anno scolastico 1930-31 venivano adottati i libri di testo unico per tutte le scuole elementari italiane, scritti da una commissione costituita dal regime.
Nel novembre 1934 si stabiliva l'obbligo dell'uso della divisa per gli insegnanti nelle cerimonie pubbliche. Soprattutto a livello locale, gli insegnanti, quelli elementari in particolare, erano gli animatori ed il perno delle attività delle organizzazioni giovanili del regime dentro e fuori la scuola.
Una riforma della scuola in senso fascista fu realizzata effettivamente solo con l'approvazione della "Carta della scuola", presentata il 19 gennaio 1939 dall'allora ministro dell'Educazione nazionale Giuseppe Bottai.
Contrariamente a quella di Gentile, la riforma di Bottai dava spazio "all'attivismo", al "senso pratico", al rifiuto di ogni manifestazione di intellettualismo. Nel tentativo di avvicinare la scuola al mondo del lavoro, in sintonia con la crescita della presenza dell'industria nella vita italiana, veniva dato ampio spazio alle attività manuali anche alle elementari.



Cellio, fine anni trenta, foto di gruppo della Gil



Testimonianze orali
"Riassunto delle cose che ci ha raccontato il signor Remo Visca, nato a Cellio nel 1934, quando è venuto a scuola.
Ha frequentato sino alla quarta elementare a Breia, era possibile frequentare la quinta a Cellio ma sarebbe stato troppo pericoloso, visto che era in tempo di guerra, così ha recuperato l'ultimo anno delle scuole elementari più tardi, alla scuola serale, a Cellio, all'età di trent'anni. Durante la guerra c'era tanta povertà e si viveva in modo molto diverso da oggi.
L'organizzazione della società era determinata dal regime fascista che come tutte le dittature (quando comanda una sola persona o un piccolo gruppo), imponeva delle regole precise a cui tutti dovevano sottostare, compresi i bambini.
Si andava a scuola dalla 9 alle 12 e dalla 14 alle 16, si rimaneva a casa il giovedì. Ogni sabato pomeriggio era dedicato alla ginnastica che si svolgeva nella piazza della chiesa. Per questa attività il regime imponeva divise particolari (Figlio della lupa, Balilla, Avanguardista ecc.). La divisa di Remo Visca era da Figlio della lupa ed era composta da calzoncini corti, gambaletti con la stoffa, camicia nera con maniche lunghe e cinturoni bianchi intrecciati e fermati con una fibbia a forma di 'M' a ricordare il nome di Mussolini. In testa portava un cappello a forma di bustina, di color grigioverde. Le lezioni iniziavano il 1 ottobre e terminavano a giugno. Le vacanze di Natale e di Pasqua erano più o meno come quelle di oggi. Ricorda in particolare la `Befana fascista' quando i bambini trovavano sotto al banco un sacchetto di dolci e caramelle, che erano in realtà offerti da un signore benestante del paese. Fra le festività mancavano il 25 aprile (per ovvie ragioni) e il 1 maggio (sospeso). Si festeggiava invece il 28 ottobre (Marcia su Roma, presa del potere del regime) e il 21 aprile (Natale di Roma, fondazione di Roma, la cui grandezza era ambita dal regime). Il materiale che si portava a scuola non era molto. Il tipo di cartella dipendeva dalle possibilità del ragazzo ed era di fibra o di legno. Non c'erano tanti libri: il sussidiario, che portava tutte le materie ed aveva circa cento pagine, ed il libro di lettura; entrambi non avevano illustrazioni a colori, ma solo poche fotografie. Si ricorda il titolo di un sussidiario 'Libro e moschetto', proprio ad indicare il particolare periodo e l'importanza del combattere, mentre il libro di prima si chiamava 'Abbecedario', perché iniziava con l'alfabeto.
Si scriveva con la penna con il pennino e l'inchiostro: era molto difficile perché si poteva macchiare il quaderno o rompere il foglio con il pennino. Aveva pochi pastelli: soltanto i sei colori principali.
Nonostante il periodo di guerra, la scuola si svolgeva regolarmente, ma è stata chiusa quando fu incendiato il paese di Castagneia.
La scuola era arredata molto semplicemente. I banchi erano di legno con quattro posti; avevano il piano leggermente inclinato con il foro per il calamaio ed una lieve scanalatura per appoggiare le matite. Ci si riscaldava con la stufa a legna e in tempo di guerra i bambini dovevano portare un pezzo di legno a testa.
La maestra portava un grembiule nero con un colletto bianco ed era molto severa. A scuola non si doveva né chiedere né disturbare ed ogni volta che si trasgrediva alle regole si andava in castigo dietro la lavagna.
Oltre alle materie che noi abbiamo trovato sulle pagelle di quei tempi, si dava molta importanza alla pulizia della persona ed al rispetto delle persone anziane. I voti erano: lodevole, buono, sufficiente, insufficiente. Al termine di ogni anno c'erano gli esami che duravano tre giorni e che venivano condotti da maestri delle altre classi. I bambini provvedevano alla pulizia della stufa, mentre le bambine più grandi pulivano la scuola.
Per una parte dell'anno scolastico ci si dedicava alla cura di un piccolo orto: con gli attrezzi si preparava il terreno per seminare gli ortaggi. Il raccolto veniva dato a chi gestiva la mensa, che era gratuita solo d'inverno. Si mangiava la minestra, il riso o la pasta con i fagioli e poi ci si portava il panino da casa".

Documenti d'archivio
Le pagelle erano di un modello unico per tutte le classi, con l'indicazione della materia, delle classi in cui dovevano essere valutate e lo spazio per il voto. Ecco la pagella per l'anno scolastico in cui è scoppiata la guerra.
"Anno scolastico 1940-1941, anno XIX dell'Era fascista.
Materie: Religione (tutte le classi); Canto (terza e successive classi); Disegno e bella scrittura (terza e successive classi); Lettura espressiva e recitazione (terza e successive classi); Ortografia (seconda e terza classe); Lettura ed esercizi scritti di lingua (tutte le classi); Aritmetica e contabilità (tutte le classi); Nozioni varie e cultura fascista (classi prima, seconda e terza); Geografia (terza e successive classi); Storia e cultura fascista (quarta e successive classi); Scienze fisiche e naturali e igiene (quarta e successive classi); Nozioni di diritto e di economia (quinta e successive classi); Educazione fisica (tutte le classi); Lavori donneschi e manuali (tutte le classi); Disciplina (condotta) (tutte le classi); Igiene e cura della persona (tutte le classi)".
Durante la Repubblica sociale italiana, a partire dall'anno scolastico 1943-44, a seguito della "riforma Bottai", le materie scolastiche riportate sulla pagella erano: "Religione, lingua italiana orale e scritta, storia e geografia, aritmetica e geometria, nozioni scientifiche, insegnamenti artistici, educazione fisica, contegno". (Documenti raccolti dalle classi seconda e terza)

Testimonianze orali

  • "L'orario scolastico era dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 16. Sabato pomeriggio vestita da Piccola italiana (gonnellina nera, camicetta bianca con lo stemma) si faceva ginnastica in palestra. Le scuole iniziavano il 1 ottobre e finivano verso la fine di giugno. Le festività, oltre a quelle religiose, erano: l'11 febbraio, il 21 aprile, il 28 ottobre. Non c'era il 25 aprile e il 1 maggio. La cartella era di pelle con penna e pennino da intingere nel calamaio con l'inchiostro. I quaderni erano piccoli". (Anna Bussone, Carega, 1931, raccolta da Ines Ventura)

  • "Dovevamo andare a catechismo ogni domenica prima della santa messa e poi al pomeriggio dovevamo andare al vespro. Dal 7-8 aprile, quando incominciava a cantare il cuculo, andavamo scalzi fino ad ottobre. Quando andavamo a scuola dovevamo indossare un grembiule nero con sopra uno stemma, che era quello del fascismo, le bambine non usavano mai i pantaloni". (Ermanno Perolio, 1929, raccolta da Eva Bossola)

  • "In quel periodo era molto diverso, non si organizzavano né gite né passeggiate né giochi negli intervalli con i compagni. Al mercoledì pomeriggio si portava il lavoro, la lana con i ferri, un pezzo di stoffa, il filo con l'ago per ricamare. Quando chiacchieravo con i miei compagni, o ero distratta quando la maestra spiegava, mi metteva dietro la lavagna oppure fuori dalla classe e in più dava qualche bacchettata sulle punte delle dita". (Maria Perolio, Piana dei Monti, 1934, raccolta da Ilena Costantini)

  • "Il modo di vivere era diverso: non c'era la televisione, i videogiochi e nessun giocattolo. Al pomeriggio si aiutavano i genitori in casa o nei campi. La cartella era fatta con due assi di legno legati assieme da due cinghie, l'astuccio era di legno e conteneva una matita, una gomma e una penna con i pennini". (Primo Bortoluzzi, Borgosesia, 1928, raccolta da Gabriele Bortoluzzi)

  • "Quando io avevo qualche anno in più di te, durante la guerra, a scuola usavo un astuccio lungo e rettangolare costruito con il legno e avevo la cartella di legno". (Elda Rotti, 1922, raccolta da Laura Leone)

  • "La cartella era di legno o stoffa, c'era il libro di lettura, storia e geografia, un quaderno a righe ed uno a quadretti. Qualche volta non andavo a scuola e andava sulla teleferica a giocare". (Giovanni Beltrametti, Breia, 1920, raccolta da Carlo Beltrametti)

  • "Io andavo a scuola a Carega, prima in una casa chiamata 'Bunda' e poi in una scuola. Quando io avevo nove anni e frequentavo la classe quarta c'era la guerra. I banchi erano in legno ed avevano questa caratteristica: la parte sulla quale scrivevo si alzava e così potevamo mettere dentro i quaderni". (Angelina Campora, Carega, 1931, raccolta da Laura Bracchi)

  • "Ai miei tempi era tutto molto diverso, a scuola si andava a piedi con gli zoccoli e i pantaloni rattoppati, non c'erano le brioches e a scuola si portava un pezzo di legna a testa per scaldarsi. La mia cartella era lo zaino militare di mio fratello maggiore. Una volta per castigarmi la maestra mi mise sotto la cattedra però nel legno c'era un buco da dove io mettevo fuori un dito e facevo ridere tutti i miei compagni, così il castigo si raddoppiò". (Francesco Medana, Cellio, 1913, raccolta da Michele Vicario)

  • "Di mattina ci svegliavamo molto presto per andare a scuola. La scuola era molto fredda, perciò ognuno doveva portare ogni giorno un pezzo di legno. Anche per questo motivo noi bambini eravamo spesso ammalati. Se uno di noi aveva le mani sporche, la maestra lo faceva andare alla fontanella situata accanto all'edificio della scuola a lavarsele. A mezzogiorno finiva la scuola e andavo a lavorare: io andavo dal bottaio. Alle 5 meno un quarto smettevo di lavorare e mi recavo a casa per riposarmi, mangiare e dormire. Quando ero piccolo non avevo molte comodità ma riuscivo a vivere bene lo stesso". (Mario Gilodi, 1919, raccolta da Nicolò Uglioni)

  • "Noi bambini a quei tempi in età scolare lavoravamo già: mungevamo le mucche e lavoravamo i campi. Quando era il periodo di carnevale il papà di Alfredo Miglino cuoceva la fagiolata con dentro i salamini". (Vittorina Bracchi, 1928, raccolta da Annalisa Ragazzoni)

  • "In estate si andava sui monti con il bestiame e poi a settembre si riscendeva. A scuola tutte le mattine la maestra controllava se le mani e le orecchie di noi alunni erano pulite e se erano sporche ci prendevamo una nota. L'abbigliamento era scarso e fatto con lana di pecora". (Elsa Arienta, 1938, raccolta da Silvia Arienta)

    Quaderni scolastici

  • "3 novembre 1937. In questi giorni abbiamo fatto l'abbellimento della scuola; vi abbiamo portato dei fiori, abbiamo ordinato tutte le carte geografiche. La nostra aula è bella e vasta e anche ordinata. In questa settimana la nostra signora maestra ci ha insegnato del perimetro e dell'orientamento. Come è buona la nostra signora maestra che ci esercita in questi esercizi! Quanto fiato spreca per noi, per insegnarci!". (Trascrizione degli alunni delle classi seconda e terza)

  • "9 aprile 1937. Questa sera dopo la scuola è venuto il signor Vicario a farci la Dottrina Cristiana a noi Balilla e Piccole Italiane. Obbligati dal Governo Fascista l'ascolteremo venti volte. Mi piace molto perché spiega i dieci Comandamenti di Dio. Sono anche molto contenta che il Governo Fascista pretenda queste lezioni". (Trascrizione degli alunni delle classi seconda e terza)