La Benedicta

Bosio (Al)

Nella primavera 1944 i partigiani stanziati nella zona intorno al Monte Tobbio, che avevano posto il loro comando nel cascinale della "Benedicta" (ex monastero medioevale) erano ormai diverse centinaia. I tedeschi ed i fascisti decisero pertanto di organizzare un rastrellamento il cui scopo era duplice: sgominare le bande e creare il terrore nella popolazione civile. Il 7 aprile ingenti forze circondarono la Benedicta e le altre cascine dove erano dislocati i partigiani e colpirono duramente i giovani, spesso impossibilitati a difendersi per la mancanza di un adeguato armamento e di esperienza militare. Il rastrellamento proseguì per tutto il giorno e nella notte successiva. Molti partigiani, sfruttando la conoscenza del territorio, riuscirono a filtrare tra le maglie del rastrellamento, ma per centinaia di loro compagni non ci fu scampo. In diverse fasi i nazifascisti fucilarono 147 partigiani, altri caddero in combattimento; altri ancora, fatti prigionieri, furono poi fucilati, il 19 maggio, al passo del Turchino. Altri 400 partigiani furono catturati e avviati alla deportazione in Germania: 200 riuscirono fortunosamente a sopravvivere; mentre gli altri lasciarono la vita nei campi di concentramento.
Il rastrellamento non riuscì tuttavia a piegare lo spirito popolare: il movimento partigiano, dopo aver avviato una riflessione anche spietata sugli errori compiuti, riuscì a riprendere vigore: la divisione "Mingo", attiva nell'Ovadese, ebbe tra i suoi promotori proprio alcuni degli scampati al rastrellamento, mentre altri partigiani continuarono la loro esperienza in altre formazioni.
Il cascinale della Benedicta, situato nel cuore del Parco regionale Capanne di Marcarolo, rappresenta uno dei luoghi più importanti nella storia della Resistenza alessandrina.
Nel dopoguerra i ruderi vennero lasciati in un colpevole stato di abbandono, che provocò un progressivo degrado ambientale e una quasi completa cancellazione dei segni della violenza fascista.
È stato quasi ultimato un complesso piano di recupero che ha portato alla bonifica del sito e al consolidamento dei ruderi e che porterà alla costruzione di un centro di documentazione storica e didattica.

Per approfondimenti rivolgersi all'Associazione Memoria della Benedicta.
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