Federico Bora

Quella estate a Biella
I 45 giorni del 1943



Quanto avvenne a Biella nel periodo che corse tra il 25 luglio e l'8 settembre del '43 è stato poco sinora ricordato ed analizzato. Compresso tra le due date che segnarono i due tempi di cambiamenti nel nostro Paese, finì per essere trascurato e dimenticato, soprattutto forse, in conseguenza della tragicità degli eventi che a quel periodo seguirono. Di notevole interesse ed importanza, tuttavia, furono, nella nostra terra, le iniziative e gli avvenimenti di quella breve estate di timide speranze e di ansia di vera libertà.
Ed è appunto di quello che accadde in quel tempo nella nostra città che vogliamo parlare.
Il 25 luglio piombò non del tutto inatteso e produsse effetti solo moderatamente dirompenti: le masse da tempo erano in attesa degli eventi. Fin dal febbraio '43 coi primi scioperi, isolati ma significativi, seguiti da quelli massicci ed estesissimi del marzo, s'eran scrollate di dosso la vernice di cui il fascismo le aveva avvolte ma non permeate.
Dei mesi precedenti la caduta del fascismo e dei primi contatti fra gli antifascisti ci parla, in una sua memoria manoscritta1, Sandro Trompetto:
"Per quanto ricordo io, i primi contatti, con qualche atto di organizzazione del movimento di liberazione, risalgono al febbraio 1943. Ritornavo allora da Roma, dove avevo soggiornato circa un mese, a scopo di studio, alla Facoltà di Architettura di Valle Giulia ed avevo avuto contatti con elementi cattolici del passato Partito popolare: Piccioni, Gronchi, don Sturzo, De Gasperi ed altri.
Roma, in quei mesi, era un fenomeno di incontri, di ribellioni al regime che opprimeva e manifestava indubbiamente la grave crisi che le vicende di una guerra, da pochi voluta e svolta in condizioni disgraziate, recava alla Nazione.
Ritornato a Biella, incontrai un amico di vecchia data seppure di idee politiche diverse, Virgilio Luisetti; raccontai le cose che avevo udito e osservato ed egli, che in tutti gli anni precedenti non aveva dato segni di interessarsi ad alcuna attività politica, disse che era finalmente ora di muoversi. Mi fece incontrare con l'avvocato Ernesto Carpano, col dottor Mussone, con Finotto e con Bricarello; a mia volta portai un altro amico, anche per non essere troppo solo in tanto socialismo, Germano Caselli.
Con questi signori - continua Trompetto - ebbero luogo numerosi incontri collettivi necessariamente clandestini; anzi, a questo proposito, ricordo gli insegnamenti che i compagni comunisti avevano acquisito. Battezzammo Fronte nazionale questo nostro Comitato e si discusse vario materiale di propaganda e, soprattutto, si raccolsero molti elementi da proporre alle cariche pubbliche in previsione della caduta del fascismo, per superare il più rapidamente possibile il periodo di trapasso ed instaurare l'ordine democratico.
In quel periodo avevo collegamenti soprattutto col Centro studi politici, che aveva attivissima sede presso l'Università Cattolica di Milano e dove erano docenti, tra gli altri, Fanfani e Del Bo. Fu così che il 25 luglio 1943 non ci colse del tutto alla sprovvista".
La notizia giunse infatti a Biella quasi come un fatto conseguenziale agli eventi, come una riprova della convinzione popolare, ormai largamente estesa, radicata e ribadita dalla propaganda, pur cauta, del Comitato antifascista, che la guerra disastrosa voluta dal fascismo, e non dal popolo che la subiva e ne soffriva, ne avrebbe accelerato la caduta.
Ben pochi furono gli eccessi: gran gaudio, cortei, comizi, effigi e ciarpame fascista distrutti o bruciati, poche cazzottature a quanti eran stati particolarmente faziosi e violenti, alcune incursioni presso cantine o dispense di gerarchi e non, "fin troppo largamente fornite di beni d'ogni genere", commenterà cautamente "Il Biellese". Tra le dispense messe a sacco dai dimostranti, quelle dei conti fascisti Rivetti e Buratti assunsero particolare notorietà poiché erano fornite di ingenti scorte di alimenti e di vini pregiati.
In relazione a queste scoperte grande rilievo venne dato al fatto che ancora pochi mesi innanzi, la contessa Buratti, commissaria del fascismo femminile, alle operaie della sua fabbrica, che lamentavano l'esiguità delle razioni alimentari e la fame che ormai affliggeva le loro famiglie, impossibilitate, per la scarsità della mercede, a rifornirsi alla borsa nera, aveva risposto: "Imparate ad accontentarvi di quel poco, ad essere meno sprecone: imitate le sagge massaie tedesche che mangiano anche le bucce delle patate, mentre da noi vengono sconsideratamente buttate!". Anche in questo frangente, però, la ragione prevalse sui rancori e sui risentimenti: lo stesso "Il Biellese" aggiungerà che "pur nell'euforia e nella eccitazione del momento, gran parte dei viveri e bevande tolti vennero consegnati ai locali enti benefici di assistenza".
Non violenza scatenata, quindi, non sangue né odio: ai manganellatori fanatici ed a quanti distribuirono purghe all'olio di ricino, che incendiarono case del popolo, cooperative, sedi di partito o sindacali, così come agli arrampicatori premiati con cariche ed ai voltagabbana beneficiati di contee fasulle od altri privilegi da Mussolini, i biellesi risposero con dignità e senso di misura. Anche questo fatto, a tanti anni di distanza, è giusto ricordare e riconoscere come titolo di un piccolo merito. Centinaia di perseguitati politici, di persone private del posto di lavoro per non aver piegato la schiena, di fuorusciti che non tolleravano il giogo, di condannati per le loro idee al confino o al carcere per anni ed anni, preferirono, alla vendetta cruenta, il gesto di disprezzo per chi aveva procurato loro tanto soffrire: al massimo, la sberla "liberatrice" dei rancori o quattro pugni "alla memoria".
Così il 25 luglio del 1943.
Restava Badoglio con "la guerra continua" e tutte le conseguenti contraddizioni; il generale Adami Rossi, già il 26 luglio elargiva, in nome del governo Badoglio, il coprifuoco, il divieto di assembramenti, il divieto di circolare in auto, a portare armi, ad affiggere o distribuire manifestini o stampati, l'ordine alle truppe di fare uso delle armi contro i contravventori!
Furono gli operai torinesi a far le spese degli ordini criminali di Adami Rossi: ad essi, per primi, venne riservato l'onore delle "fucilate di stato". Intanto, il 3 agosto, le organizzazioni sindacali passano, per disposizione governativa, agli ordini dei prefetti, mentre veniva ribadito il divieto di ascolto delle radio nemiche.
Alla Prefettura di Vercelli venne nonimato un reggente, il dottor Stefano Mastrogiacomo; a Biella il dopolavoro rimase diretto dal fascista Baldassarre Trabucco, mentre Serralunga continuava a rimanere, almeno ufficialmente, podestà della città! Solo il 23 agosto sarebbe stato nominato commissario prefettizio il dottor Erminio Maggia, vice prefetto ispettore a riposo, nativo di Sordevolo, che prese possesso della carica al Comune di Biella il giorno stesso, scambiando le consegne col podestà Serralunga, che reggeva il Comune dal 1933.
Intanto le forze politiche locali cominciavano a dare qualche circospetto segno di vita, diverso il discorso per i comunisti che durante tutto il periodo fascista, unici da noi, avevano mantenuta viva, nella clandestinità, la loro organizzazione ed efficenti, seppure continuamente falcidiati da arresti e condanne, erano i loro quadri. Anche a Roma i partiti ripresero febbrilmente la loro attività. Il 27 agosto 1943 "Il Biellese" pubblicava la notizia che a Roma si era costituita una Commissione di studi politici democristiani, presieduta da De Gasperi, che aveva elaborato e pubblicato un opuscolo "Idee ricostruttive della Dc".
Di questa riunione, e del seguito che l'iniziativa ebbe a Biella, parla diffusamente il prezioso documento2 che di seguito trascriviamo. Si tratta del verbale redatto da Sandro Trompetto, della prima (e forse unica) seduta del Sottocomitato locale.
"Domenica 29 agosto 1943.
1a adunanza al locale delle Associazioni in San Paolo, presenti una quarantina di persone - ceto misto, diverse neppure tendenti alla Democrazia Cristiana.
Presidente Colonnetti: espone per sommi capi il programma base (da discutere e perfezionare) illustrato dal volantino 'Idee ricostruttive'.
Segue il canonico Cantono che dettaglia alcuni punti di sociologia cristiana per quanto riguarda specialmente l'aumento del salario e l'elevazione della classe operaia. Segue Caselli che vuole una frase propagandistica: alti salari. Pella precisa che alti salari è una utopia e sostiene la sua tesi che qualora la produzione sia rimunerativa all'imprenditore, il salario potrebbe aumentare ma di una percentuale bassa. Non vede come si potrà praticamente organizzare la partecipazione degli operai agli utili ed al capitale dell'azienda. Colonnetti asserisce che questo potrà avvenire col tempo, ma in tutt'altra organizzazione sociale economica; condizioni nuove che ancora non è dato prevedere: ma noi dobbiamo tendere a questo come un postulato di giustizia sociale propugnato con Messaggi Pontifici. Gilardi precisa che, più di alti salari, conviene dire giusto salario, ma pare che tale frase non possa essere trascinatrice delle masse. Già queste si lasciano trascinare solo da frasi tipo sole dell'avvenire. Si continua l'esame del programma sull'argomento salari individuali o salari famigliari: il can. Cantono spiega come questi abbiano già avuto applicazione nel Belgio per iniziativa dei sindacati cattolici: si tratta di integrazioni a mezzo Casse Mutue.
Colonnetti chiede se si ritenga utile che tali riunioni di studio abbiano a ripetersi. A gran voce tutti esprimono il loro desiderio: avvengano sovente. Si promette di invitarli nuovamente presto".
Già si avvertono e si evidenziano, in questa riunione, alcuni dei problemi che i cattolici della Dc si trovano a dover affrontare: le necessità della classe lavoratrice da quelle salariali, urgenti e preminenti, a quelle sociali e di riforme; nello stesso tempo, l'esigenza di operare per cercare di orientare verso il partito le masse i cui consensi essi avevan concesso, ed avrebbero verosimilmente continuato a concedere, alle organizzazioni partitiche e sindacali socialiste e comuniste.
D'altra parte, l'esperienza prefascista e del primo fascismo, dei contrasti profondi tra i sindacati della Confederazione generale del lavoro e le organizzazioni "bianche", accusate (talvolta non del tutto a torto) di fare il gioco del capitale, poneva in primo piano l'esigenza della ricerca di nuove vie più rispondenti alle reali necessità della classe lavoratrice. Di qui la cosciente, ansiosa ricerca di questa via da parte di quella Commissione democristiana biellese di studi: salari equi per chi lavora, provvidenze per le famiglie, giustizia sociale operante. Vogliamo anche segnalare le quantomeno strane affermazioni di Pella con la sua teoria sull' "utopia degli alti salari" espresse in quella riunione, in cui echeggiava molto più della mentalità fascista che non di quella, sinceramente sociale e cristiana, che ispirava gli altri membri della Commissione.
Intanto, l'attività politica si avviava ad una fase intensa e febbrile: lo stesso 29 agosto ebbe luogo la prima riunione ufficiale, ancorché clandestina, del Fronte nazionale, con un nutrito ordine del giorno. È ancora Sandro Trompetto a redigerne il lungo verbale3.
"Domenica 29 agosto 1943.
Presenti L.e C., Bl. e M., F.e Br., T. e G., presiede L.".
Giova, prima di procedere, precisare (come risulterà da successive notizie su altri documenti) che i nomi segnati con le sole iniziali nel verbale si riferiscono a Luisetti e Carpano, Blotto Aldo e Mussone, Finotto e Bricarello, Trompetto e Gilardi.
L'ordine del giorno era il seguente:
1o Funzionamento regolare del Comitato del F.N. con presidenza alternata e convocazione d'urgenza su semplice richiesta di un partito aderente.
2o Partecipazione alle amministrazioni pubbliche e modalità per la scelta degli individui a cui conferire le varie cariche.
3o Accordo interno per lo svolgimento dell'attività delle persone nominate a qualche carica e determinazione dell'obbligo a uno qualunque dei partiti del F.N. di valersi ed ascoltare i consigli degli appartenenti agli altri partiti.
4o Presentazione del Comitato al Prefetto ed elaborazione delle varie richieste da sottoporgli.
5o Obblighi di disciplina per tutti gli aderenti al F.N. in tutte le questioni di interesse generale che possono coinvolgere la comune responsabilità.
6o Decidere se convenga, in mancanza di giornale, diffondere qualche foglio volante del F.N. compilato di comune accordo. Dalla discussione del paragrafo 1 si perviene alla decisione di: riunirsi al mattino della 2a e 4a domenica di ogni mese, con possibilità di convocare d'urgenza su semplice richiesta di un partito; si propone di trovare sempre gli stessi due membri di ogni partito; quattro o cinque giorni prima sia distribuito a tutti l'o.d.g.
Dalla discussione del paragrafo 2 si stabilisce di partecipare senza discriminazione di partito con rappresentanza proporzionale in base alle elezioni del '21 (con valore indicativo) e procurando che ogni partito sia equamente presente nelle amministrazioni che occupano più membri tutto sia naturalmente subordinato al valore ed alla reputazione degli uomini.
Riteniamo opportuno ricordare - a questo punto - che i risultati delle elezioni politiche del 1921 - le prime che avvenivano con la presenza dei fascisti, cui davano per la prima volta man forte i liberali nel 'Blocco Costituzionale', furono, per il Circondario di Biella, i seguenti: Partito Socialista 17.238; Partito Comunista 4.993; Blocco costituzionale demofascista 9.413; Partito popolare 4.624.
In base a questi risultati, i Comuni del Biellese erano così suddivisi politicamente: con maggioranza socialista 41; con maggioranza social-comunista 36; con maggioranza comunista 1; Demofascisti o popolari 9; con parità di voti 1.
Prosegue il verbale della seduta:
Si è in linea di principio tutti d'accordo per quanto propone il paragrafo 3; ogni partito auspica che la nostra cordiale unione prosegua nel tempo.
4o Si stabilisce di nominare una Commissione composta di un membro per ogni partito la quale si rechi prima dal Comando locale RR.CC., ed attraverso a questi dal Prefetto a chiedere categoricamente se si gradisce o no la nostra collaborazione; in caso affermativo si accetti e si attenga nelle nomine sui nomi del F.N. preposti per ogni carica pubblica. Sempre in tal senso i nomi debbono essere presentati dai rispettivi partiti e discussi prima in assemblea del F.N.
5o Tutti i partiti si impegnano a non prendere alcuna iniziativa senza prima discuterla in Comitato, presenti le rappresentanze di ogni partito, e questo in relazione allo sciopero, mentre tutti dichiarano di attenersi a tale logica norma per l'avvenire.
6o Non si reputa possibile per ora la stampa di un foglio né di volantini.
Si decide di inviare una preghiera alla direzione del giornale locale 'Il Biellese' di essere più aderente agli intendimenti del F.N., di affiancarsi maggiormente in ordine ai problemi politco-economici e sindacali e di non tenere un tono discorde col F.N. per quanto concerne il giudizio su amministrazioni o persone del passato P.N.F. Si discute inoltre la posizione del locale dopolavoro comunale e si fa voti per la sostituzione del Trabucco con un elemento gradito alle masse che dovrebbero frequentare il dopolavoro. Si propone il sig. Oreste Barbera e si decide di chiedere la sua nomina all'autorità. C. fa presente lo stato di indigenza dei reduci dal carcere politico e del dovere di aiutarli moralmente e materialmente: una colletta in seno al comitato presente frutta circa duemila lire; si costituisce una commissione composta di un membro per partito, per occuparsi di loro, specie per quanto riguarda il loro collocamento: tesoriere Blotto".
Tre giorni dopo questa riunione di grande interesse sia per gli argomenti trattati, sia per la serietà dell'impegno democratico e lo spirito di sincera collaborazione che animava i partecipanti, il gerente della Prefettura, in ossequio a disposizioni governative, prese contatti con il Fronte nazionale.
Subito dopo questo incontro, il Comitato tornò a riunirsi.
"Giovedì 2 settembre 1943.
Presenti: Luisetti, Carpano, Blotto, Mussone Amosso, Trompetto, Caselli Mercandino e Bertagnolio. Presiede Mussone. La riunione fu indetta in conseguenza dell'incontro avvenuto mercoledì mattina 1 settembre presso il Palazzo Comunale di Biella col Gerente la Prefettura di Vercelli comm. Mastrogiacomo, col quale ci accordammo per segnalare i nomi per le cariche pubbliche ed amministrative; impegno verbale da parte sua di attenersi ai nominativi indicati dal F.N. previo benestare per nulla osta del Comando locale RR.CC. In seguito alla lettura del verbale della seduta precedente Caselli precisa la posizione del giornale 'il Biellese' di appartenenza del Vescovo e della Azione Cattolica; espone le ragioni del noto 'benservito' all'uscente Podestà Serralunga. Luisetti precisa il suo riconoscimento alla rettitudine di tale passata amministrazione ma afferma che necessita una nuova politica amministrativa, tale da non essere solo di lesina, ma comprensiva dei bisogni della cittadinanza. Su questo punto si è tutti d'accordo.
Si passa quindi allo scopo principale della riunione. Luisetti intende chiarire che fu fatto dinanzi al gerente della Prefettura il suo nome per la Podesteria soprattutto per una questione morale, egli fu da tale carica defenestrato dal fascismo; il gerente la Prefettura di sua iniziativa ha fatto il nome di Carpano quale presidente del Consiglio di amministrazione dell'Ospedale degli Infermi; queste due cariche, se sono importanti, non sono le uniche e sia l'una che l'altra appartevevano agli stessi nomi nel 1922; è precisa intenzione loro ricoprire entrambe le cariche come giusta rivendicazione. Mussone afferma che questo è in perfetto accordo con quanto stabilito nella seduta precedente circa la distribuzione delle cariche con criteri indicativi di proporzionalità riferite alle elezioni del 1921; si decide d'accordo anche per accogliere le giuste rivendicazioni in merito a questi due seggi.
Blotto solleva eccezioni, gli pare che con tale criterio i socialisti si impossessino di tutte le cariche. Carpano aderisce ai concetti di Luisetti: questi due posti - afferma - rappresentano le nostre condizioni, per le ragioni suddette; per gli altri, si opererà nello spirito di collaborazione promessa; non si avranno pretese eccessive per il rimanente, anzi per questi si farà largo posto agli altri partiti. Trompetto raccomanda di non venir meno al perfetto accordo dimostrando davanti al Gerente della Prefettura davanti al quale, tutti noi presenti, si sono precisati appunto i due nomi suddetti per queste cariche. Bricarello insiste sulla rivendicazione di diritto di due cariche defenestrate dal fascismo. Tutti sono d'accordo soprattutto per la stima delle persone proposte e si ritiene che siano scelte ottimamente, anche per ragioni evidenti di opportunità.
Caselli solleva una pregiudiziale; Podestà e vice Podestà che colla legge attuale ancora in vigore deliberano valendosi di una Consulta, si impegnino come uomini appartenenti ai Partiti aderenti al F.N. di attenersi alle deliberazioni della Consulta stessa, nella quale tutti i partiti suddetti saranno rappresentati; cioè si avrà una Consulta di nome, ma di fatto una Giunta deliberativa. Luisetti si dice d'accordo. Tutti sono d'accordo: anche il vice Podestà sarà eletto con questo preciso impegno. Trompetto afferma che essendoci un Podestà socialista è bene che il vice sia democratico cristiano come contraltare e come uomo disciplinato al suo partito parendogli che i liberali non siano attualmente politicamente non perfettamente definiti date le varie tendenze esistenti.
Si decide inoltre che qualora la Prefettura non si attenga senza valide ragioni dal nominare in una carica la persona indicata dal F.N. questi si impegna, ogni uomo appartenente ai singoli partiti, di accettare ogni altro seggio. Si decide di riunire nuovamente il Fronte nazionale per lunedì 6 corrente alle ore 18".
Ed ecco ancora il verbale della preannunziata riunione del Fronte nazionale:
"Lunedì 6 settembre 1943.
Presenti: Carpano, Finotto, Bricarello, Mussono, Blotto, Amosso, Caselli, Trompetto. Lettura, correzione ed approvazione del verbale precedente. Carpano riferisce l'accettazione da parte del dott. P.P. Coda della carica di vice Podestà di Biella. Si stabilisce quindi di compilare la distinta delle cariche da proporre alle autorità; tale elenco sarà diviso in due parti, una contenente le cariche: Podestà di Biella; vice Podestà di Biella; Commissario Ospedale di Biella; per essi l'accettazione da parte della Autorità impegna la collaborazione del Fronte nazionale; l'altra comprende nominativi fatti a solo scopo indicativo. Vedi copia dell'elenco.
Per i Podestà dei Comuni dell'ex Circondario di Biella si rimanda per più accurate indagini da parte dei partiti. Carpano raccomanda un individuo che sollevi effettivamente Luisetti dal grave lavoro amministrativo. Trompetto propone il dott. Natta. Si raccomanda di proporre una persona nata a Biella: si fanno i nomi di Pier Paolo Coda e Nino Mosca, da interpellarsi per ordine.
Per il Ricovero di mendicità Belletti-Bona, le cariche sono attualmente ricoperte da Mario Boggio (richiamato da tempo alle armi), dottor Scarzella e rag. Prato. Trompetto propone l'ing. Guagno; è accettato alla unanimità; Amosso si impegna di convincerlo ad accettare. Per L'Ente Comunale di assistenza che attualmente si occupa anche degli sfollati, si fa il nome del sig. Halenke ma si fa notare che la nomina spetta, di legge, al Podestà. Per l'Orfanotrofio femminile si decide di non smuovere la amministrazione attuale, presieduta dal comm. Bioglio.

Per l'Ospizio di Carità si fa il nome di Nello Bersano. Per l'Ospizio Marino Biellese si giudica bene lasciare le cose invariate col presidente cav. Flavio Prato. Per l'Opera Pia Cerino Zegna si propongono i signori Filippo Poma e Silvio Cerruti. Per la Colonia Alpina Emilio e Maria Gallo lasciare le cose invariate; per il Comitato Maternità ed Infanzia lasciare l'attuale incaricato dott. Masserano.
Per i seguenti Istituti: Asilo Infantile del Vandorno, del Favaro, G. Bonziglia di Pavignano, Nido E. Ottolenghi, Infantile P.L. Frassati di Cossila San Grato, di San Giovanni di Cossila e del Favaro, si decide di assumere informazioni. Per l'Opera Pia di beneficenze per l'istruzione pubblica di Biella-Piazzo si decide di informarsi da chi è attualmente tenuto. Per l'Asilo del Piazzo si decide di dare la presidenza al cav. Giovanni Gilardi. Per l'Asilo G.B. Serralunga si decide di lasciare l'attuale presidente Roberto Serralunga. Per l'Asilo del Vernato si fa il nome del locale farmacista Piantino. La presidenza della opera pia Fondazione Lamarmora spetta di diritto al Podestà. Si chiede, ma non viene deciso, di lasciare il sig. Virgilio Buratti alla presidenza dell'asilo di Chiavazza (viene fatto il nome di Flaminio Prato). Per l'Amministrazione del Santuario d'Oropa, di elezione comunale, si accettano le seguenti indicazioni per le cariche laiche: amministratore delegato prof. Pella; consiglieri: Podestà (di diritto), avv. Ronco, rag. Giraudi, supplente cav. Ettore Magliola.
Caselli propone di dividere in due gruppi le proposte alla Prefettura: un elenco per le cariche e dei nomi per cui il Fronte nazionale fa una questione pregiudiziale; ed un elenco dei nomi graditi e di valore indicativo con facoltà al gerente della Prefettura di decidere altrimenti. Si stabilisce di delegare i signori Luisetti, Blotto, Bricarello e Trompetto a consegnare l'elenco delle cariche proposte alle autorità tramite il locale Comando RR.CC. entro mercoledì 8 corrente. Il Comitato del F.N. stabilisce di riunirsi nuovamente mercoledì 8 corrente alle ore 18,30".
L'8 settembre, al mattino, venne ancora redatto l'elenco delle cariche, da presentare alla Prefettura; portava qualche variante, ma nella sostanza manteneva quanto precedentemente deliberato: Podestà di Biella: Virgilio Luisetti, tipografo; vice podestà di Biella: Coda dott. Pier Paolo, commerciante: Commissario Ospedale degli Infermi: Carpano dott. Ernesto, avvocato.
"Il Fronte nazionale dichiara di essersi impegnato non solo a proporre i suesposti nominativi, ma a non accettare alcun altro incarico qualora le proposte stesse non vengano accolte. Per le cariche seguenti, qualora l'autorità creda opportuno provvedere, a scopo puramente indicativo si propongono: Casa di Ricovero Belletti Bona: Guagno ing. Enrico, benestante e cav. Ettore Magliola, industriale. Ospizio di Carità: Bersano dott. Leone, industriale, e Giachetti dott. Camillo, avvocato. Opera Pia Cerino Zegna: Poma cav. Filippo, industriale, e Cerruti comm. Silvio, industriale. Comitato Maternità ed Infanzia: Halenke comm. Leopoldo, commerciante, e Bersano dott. Carlo Quinto, medico. Asilo Infantile Biella Piazzo: Gilardi cav. Giovanni. Asilo Infantile Biella Vernato: Ronco dott. Egidio, avvocato. Asilo Infantile di Cossila: Foglio cav. Edoardo, industriale. Asilo Infantile di Chiavazza: Prato cav. Flaminio, assicuratore. Amministrazione Santuario d'Oropa: Pella dott. Giuseppe, commercialista; Ronco dott. Camillo, avvocato; Giraudi rag. Carlo, impiegato; Carpano Giuseppe, commerciante. Amministrazione Santuario S. Giovanni d'Andorno: Giannini cav. Carlo di Campiglia.
Il F.N. ritiene inoltre che sia bene confermare gli attuali amministratori dei seguenti enti: Orfanotrofio Femminile, Ospizio Marino Biellese, Asilo G.B. Serralunga, Asilo inf. del Vandorno. Il Fronte nazionale si riserva di proporre al più presto, in adempimento all'incarico avuto da S.E. il Prefetto, altri nominativi per le Amministrazioni dei Comuni appartenenti all'ex Circondario di Biella.
In fede, 8 settembre 1943".
Questo fu l'ultimo documento del Fronte nazionale e non fu mai consegnato alle autorità. La progettata riunione per le 18,30 dello stesso giorno non avvenne più perché era sopraggiunto l'armistizio.
Terminava bruscamente il breve periodo delle speranze, durato 45 giorni. Con l'armistizio, la fuga ignominiosa del re, coi suoi generali imbelli e col tesoro della corona, verso i più sicuri lidi del Sud, l'esodo delle truppe tradite ed abbandonate al loro destino, senza capi né ordini, in balia delle numerose divisioni tedesche che immediatamente piombarono in Italia. Fu la fuga disordinata, febbrile, verso le proprie case e le sicure montagne, per sfuggire alla cattura da parte degli "alleati" tedeschi, nella incerta speranza di una rapida e risolutiva avanzata alleata. Ma bentosto giunsero notizie di innumeri tradotte cariche di ex militari che i tedeschi avevano catturato ed avviavano ai campi di Polonia e di Germania e di colpo le illusioni caddero.
Il 18 settembre Mussolini, dopo la fuga al Gran Sasso, parla da Radio Monaco ed in vari comunicati annunzia la nascita del Partito fascista repubblicano, nominandone segretario Pavolini: comincia la tragica farsa della Repubblica sociale di Salò che, al servizio del padrone tedesco, darà inizio alla guerra fratricida.
La prima febbrile prova di questo tradimento fascista si ha, nella nostra città, calma pur nella trepida attesa degli eventi, il 19 settembre: quattro giorni prima il capitano degli alpini Guido Giusiana, torinese sposatosi nella nostra città, viene fucilato ad Alessandria dai tedeschi, unitamente a numerosi altri ufficiali, per essersi rifiutato di tradire la Patria con il nuovo giuramento "di fedeltà al duce e al führer" che cercavano di imporgli.
Un funerale agghiacciante, con prete restio, per paura, a celebrare, con la partecipazione dei pochi parenti e di pochissime persone di Chiavazza, frettolosamente avvisate, costernate dalla tremenda realtà che quella prima vittima biellese dei nazifascisti rappresentava.
La morte era divenuta di colpo una terribile realtà: un grande schianto, una pena infinita nell'animo, uno smarrimento che dava il capogiro dinanzi al buio tragico che si prospettava per un domani senza nome né speranza.
Nello stesso tempo, però, nel profondo delle coscienze dal più profondo dei cuori degli uomini rimasti tali malgrado il fascismo che invano aveva operato per ridurli a cosa, cominciava a farsi strada la grande voce che richiamava alla realtà del momento, che suggeriva: "Uomo se sei tale, è questa l'ora".
L'indomani la cappella del cimitero di Chiavazza era sotterrata dai fiori ed un pellegrinaggio senza fine, ne fece, per giorni e giorni, pietosa meta: la notte fonda dei primi giorni dell'anno zero della Patria si illuminava della fiaccola fraterna della pietà e nelle coscienze e nei cuori un grande richiamo si levava, una grande sferzata alle volontà sopite, alla dignità calpestata, assieme ad un grande anelito di lotta per la libertà. A questa grande chiamata, a questa adunata che nessuno ordinò, risposero, nella quasi totalità, genti d'ogni ceto, d'ogni credo e d'ogni fede della nostra terra biellese. E fu la Resistenza.


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